Lavoro

La ricerca e l’innovazione tecnologica in Italia

11 giugno 2022

Intermedio

La ricerca e l’innovazione tecnologica in Italia

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L’Italia mostra una scarsa attività brevettuale. Anche escludendo gli Stati Uniti e i paesi asiatici, nel 2021 risulta all’undicesimo posto per domande di brevetti da registrare all’Ufficio Europeo dei Brevetti rispetto alla popolazione, essendo superata, tra gli altri, da Francia, Germania e Regno Unito. L’attività brevettuale italiana è più orientata all’ingegneria meccanica rispetto agli altri paesi, e meno all’ingegneria elettronica e alla chimica. In particolare, l’Italia è specializzata nei trasporti e nei “macchinari speciali”, dove risulta essere rispettivamente il quarto e terzo paese europeo per numero di brevetti. Tuttavia, il ruolo dell’Italia è marginale negli altri principali micro-settori tecnologici; in particolare nei settori ad alto tasso di conoscenza (computer, semiconduttori, biotecnologie, farmaceutico) il peso sul totale delle domande va dallo 0,7 al 2,1 per cento. Occorre osservare che ciò avviene in presenza di scarse risorse destinate alla ricerca e sviluppo rispetto agli altri paesi.

La nota è stata ripresa da Repubblica in questo articolo dell'11 giugno 2022.

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Le risorse per la ricerca e sviluppo

L’innovazione tecnologica richiede investimenti nell’attività di ricerca e sviluppo (R&S) delle imprese e delle università e degli enti di ricerca. L’Italia presenta uno scarso livello di spesa in R&S in rapporto al Pil: nonostante il lieve aumento degli ultimi anni, dovuto alle risorse stanziate dalle imprese, la spesa in R&S rimane ben più bassa rispetto alla media UE e molto inferiore alla Germania (Fig. 1 e 2). Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destina 12,9 miliardi alla componente “Dalla Ricerca all’Impresa”, ma di questi solo 5,9-6,5 miliardi si traducono in spesa in R&S. Come abbiamo già osservato in una nota precedente, questi sono insufficienti per colmare il divario con Francia e Germania.[1]

L’innovazione tecnologica misurata dai brevetti

Qual è l’impatto sulla tecnologia dell’attuale attività di ricerca e sviluppo in Italia? Una misura dell’attività di innovazione tecnologica è rappresentata dai brevetti, seppur con alcuni limiti: (i) essi riflettono principalmente l’attività innovativa delle imprese piuttosto che di università ed enti pubblici, (ii) non tutte le invenzioni sono brevettate (soprattutto nel campo dei software e dei servizi) e non tutte le innovazioni brevettate sono poi introdotte nei processi produttivi; (iii) l’andamento dei brevetti può essere influenzato da fattori non legati all’attività scientifica e tecnologica, come la propensione delle imprese a ricercare protezione legale per le proprie invenzioni, i costi e gli ostacoli burocratici della domanda di approvazione dei brevetti.

In ogni caso, l’Italia presenta una scarsa attività brevettuale rispetto gli altri paesi industrializzati. Concentrandosi sull’Ufficio Europeo dei Brevetti (European Patent Office, EPO), nel 2021 imprese ed enti residenti in Italia hanno presentato 4.919 domande per la registrazione di brevetti, ossia il 2,6 per cento delle domande totali (Fig. 3). Tale valore è superiore a quello della Spagna (1 per cento), ma più basso di quello della Francia (5,6 per cento) e molto inferiore rispetto alla Germania (13,8 per cento). Escludendo gli Stati Uniti e i paesi asiatici, che rappresentano la maggior parte delle domande, l’Italia è al settimo posto per domande depositate.

Normalizzando il numero di brevetti per la popolazione – ottenendo così una misura dell’intensità tecnologica – l’Italia è all'undicesimo posto tra i paesi europei, davanti alla Spagna, ma molto indietro rispetto ai paesi scandinavi e dell’Europa centrale (Fig. 4).

Negli ultimi dieci anni il numero di domande dell’Italia è aumentato del 31,4 per cento. Tale tasso è in linea con i paesi con un minore numero di brevetti, e molto più alto di Francia e Germania che presentavano un numero relativamente elevato di brevetti già nel 2012. Tuttavia, i tassi di crescita più elevati sono stati registrati dai paesi asiatici, che hanno dunque aumentato il loro peso nel mercato europeo; in particolare la Cina ha più che quadruplicato il numero di domande.

La composizione dei brevetti italiani è più orientata verso l’ingegneria meccanica (es. macchinari e trasporti) rispetto sia alla media dei paesi che presentano brevetti all’EPO sia ai principali paesi europei (Fig. 5). Al contrario, l’Italia è meno specializzata nel campo della chimica (es. biotecnologia, farmaceutico, chimica organica) e dell’ingegneria elettronica (es. comunicazioni digitali, computer, semiconduttori). Tuttavia, il peso dell’Italia rispetto all’estero è basso anche nel campo dell’ingegneria meccanica: 1.884 brevetti (5 per cento delle domande complessive), contro i 2.751 della Francia (7 per cento) e i 7.781 della Germania (21 per cento).

Considerando i dieci micro-settori più importanti (che rappresentano il 55 per cento delle domande presentate), l’Italia è specializzata nei seguenti settori (si veda l’appendice):

  • trasporti (componenti di veicoli e sistemi ferroviari), per i quali il 4,3 per cento delle domande presentate sono di origine italiana, al settimo posto globale e al quarto escludendo i paesi extra-europei;
  •  “altri macchinari speciali” (macchinari per agricoltura, tessile, alimentare, carta, plastica, ecc.) dove l’Italia pesa per il 5 per cento ed è al quinto posto mondiale (al terzo escludendo i paesi extra-europei).

Negli altri micro-settori principali (come la comunicazione digitale, le tecnologie mediche, la computeristica, ecc.) l’Italia pesa meno del 2,5 per cento e non supera la decima posizione a livello globale (o la sesta a livello europeo).

Infine, l’Italia ha un ruolo marginale nei settori ad alto tasso di conoscenza, che svolgono un ruolo cruciale nella competizione tecnologica globale: computer (0,7 per cento), semiconduttori (1,4 per cento), biotecnologie (1,5 per cento) farmaceutico (2,1 per cento).[2]


[1] Per la nostra analisi sui fondi del PNRR stanziati per ricerca e sviluppo, vedi: https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-le-risorse-del-pnrr-per-la-ricerca-non-sono-sufficienti.

[2] Sono individuati come settori ad alto tasso di conoscenza quelli indicati come tali dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR). Vedi: Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia, CNR, 2018.

Un articolo di

Giampaolo Galli e Salvatore Liaci

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