Welfare

Un aggiornamento sulla situazione degli asili nido in Italia

07 maggio 2022

Intermedio

Un aggiornamento sulla situazione degli asili nido in Italia

Condividi su:

Con 3,1 miliardi di euro previsti dal PNRR per la creazione di nuovi posti negli asili nido si passerebbe dall’attuale copertura del 26,6 per cento al 45,5 per cento entro la fine del 2025. Si tratta di un importante miglioramento, anche se Spagna e Francia hanno già superato il 40 per cento nel 2020. Inoltre, la maggior parte dei nuovi posti è prevista al Sud, riducendo così gli attuali profondi divari territoriali nella distribuzione di asili nido. In proposito, l’iniziale insufficienza di domande da parte dei comuni del Sud è stata ora in gran parte superata, anche se almeno 330 milioni inizialmente allocati per gli asili nido potrebbero essere dirottati sulle scuole per l’infanzia, dove le carenze sono minori. Tenendo conto di questo, al momento la copertura prevista per il 2025 potrebbe arrivare al 43,8 per cento. Desta comunque preoccupazione il fatto che problemi siano già emersi nella fase che sembrerebbe la più semplice, quella della espressione di interesse nel ricevere i fondi.

***

Disuguaglianza nell’offerta degli asili nido

Nell’anno scolastico 2019/2020, con 361.318 posti, il livello di copertura degli asili nido in Italia (definito come numero di posti nei servizi educativi per 100 bambini residenti sotto i 3 anni) era del 26,6 per cento, ben al di sotto del target europeo del 33 per cento. Inoltre, la media nazionale nasconde una marcata eterogeneità regionale (Fig. 1). Infatti, mentre le regioni del Centro-Nord e la Sardegna raggiungono in media valori attorno al 30 per cento, e in alcuni casi (Valle d’Aosta, Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Friuli-Venezia Giulia) superano l’obiettivo europeo, al Sud il tasso di copertura crolla fino a poco più del 10 per cento.

Un ulteriore livello di eterogeneità si riscontra nella percentuale di posti negli asili nido offerti dal settore pubblico: la maggioranza delle regioni meridionali ha un’offerta pubblica inferiore al 50 per cento (Fig. 2).

In che modo vengono ridotti i divari territoriali nella copertura degli asili nido?

Il PNRR prevede una spesa di 4,6 miliardi per aumentare l'offerta di strutture per l'infanzia: il target fissato per dicembre 2025 è quello di creare 264.480 nuovi posti per asili nido e scuole per l’infanzia, anche se, almeno formalmente, non vengono fissati obiettivi separati tra i primi (fascia 0-3 anni) e i secondi (fascia 3-6). Questo non è ottimale perché per l’Italia le maggiori carenze riguardano gli asili nido e non le scuole per l’infanzia.

Ciò detto, in pratica il piano era di ripartire i 4,6 miliardi in questo modo:

  • 700 milioni per finalizzare la costruzione nuovi posti di asili nido, già prevista dal DPCM del 30 dicembre 2020;[1]
  • Ulteriori 2,4 miliardi per nuovi posti di asili nido come previsto dal decreto 343 del 02/12/2021;
  • 600 milioni alle scuole dell’infanzia sempre in base al decreto 343 del 02/12/2021;
  • 900 milioni, come spesa in conto corrente, per il personale, compresa la sua formazione.

Per tener conto della necessità di ridurre i divari territoriali nella distribuzione degli asili nido, i 2,4 miliardi previsti erano ripartiti tra i comuni delle varie regioni (Tav. 1) in base a due criteri:

  1. 1,8 miliardi (75 per cento) in base alla carenza nel numero di posti di asili nido;
  2. 600 milioni (25 per cento) in base alla popolazione tra i 0 e 2 anni prevista al 2035.


Il 55,3 per cento di questi 2,4 miliardi era assegnato al Sud, quota ben superiore alla quota di queste regioni nella popolazione tra 0 e 2 anni (34 per cento).

Gli iniziali 700 milioni di fine 2020 e i più recenti 2,4 miliardi porterebbero il tasso di copertura degli asili nido dal 26,6 per cento nel 2019 al 45,5 per cento entro il 2025 (Tav. 2).[2] Si tratta di un importante miglioramento, anche se Spagna e Francia hanno già superato il 40 per cento nel 2020.[3] Questo aumento è per circa 3 punti percentuali dovuto al calo della popolazione 0-2 anni, e per il resto all’aumento dei posti disponibili.


Esito del bando

I comuni dovevano inizialmente presentare domande per avere accesso a questi 2,4 miliardi entro il 28 febbraio 2022. Tuttavia, alla scadenza, le domande pervenute per gli asili nido ammontavano solamente a 1,2 miliardi, metà di quelli disponibili. Sicilia, Campania e Calabria si sono distinte negativamente presentando domande che erano inferiori alle risorse disponibili per importi, rispettivamente, del 26, 36 e meno del 50 per cento.[4]

Una possibile causa del mancato invio di schede progettuali per la costruzione di posti di asili nido potrebbe essere stata la scarsa esperienza di alcuni comuni, specie quelli al Sud, nella gestione di asili nido. Per far fronte a tale problema, è stata creata una task force di esperti dell’Agenzia per la Coesione per il sostegno tecnico ai comuni “con una copertura di servizi dedicati alla fascia 0-2 anni molto al di sotto dell’obiettivo europeo del 33 per cento”, essenzialmente i comuni del Sud.[5]

Inoltre, i termini per la presentazione delle candidature sono stati estesi al 31 marzo 2022. Tramite tali misure, le richieste pervenute sono salite a 2 miliardi, solo 400 milioni sotto l’obbiettivo e portando la copertura degli asili nido al 43,4 non troppo al di sotto dell’obiettivo del 45,5 per cento.

Secondo il MIUR, i 400 milioni residui saranno destinati per “l’ulteriore finanziamento delle candidature già pervenute nell’ambito del bando PNRR per l’incremento dei poli dell’infanzia per la fascia 0-6 anni”.[6] Questo significa che, in parte, le risorse potranno andare anche aumentare l’offerta delle scuole d’infanzia a discapito di quella degli asili nido. Tuttavia, 70 milioni di questi 400 milioni residui saranno comunque oggetto di un nuovo bando con scadenza a fine maggio per asili nido riservato ai Comuni delle Regioni del Mezzogiorno, con priorità a Basilicata, Molise, Sicilia. Se questi 70 milioni fossero effettivamente utilizzati completamente per gli asili nido, la copertura salirebbe al 43,8 per cento nel 2025.


[2] Il costo medio di costruzione per una posizione di asilo nodo è di 16.000 euro. Quindi, dividendo 3,1 miliardi stanziati (2,4 miliardi più i 700 milioni del bando indetto il 30/12/2020) per 16.000, si ottengono 193.750 nuovi posti per gli asili nido che, sommati ai 361.318 attuali, incrementerebbero la copertura degli asili nido da 26,6 a 45,5 per cento (Tav.2).

[3] Dall’indagine EU-SILC, i servizi educativi per la prima infanzia in Spagna e Francia coprono rispettivamente il 45,5 e il 57,2 per cento della platea. Va inoltre notato che il piano Colao raccomandava il raggiungimento del 60 per cento di copertura.
Link:https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Living_conditions_in_Europe_-_childcare_arrangements#Childcare_and_education_arrangements).

Un articolo di

Luca Favero

Condividi su:

Newsletter

Vuoi essere aggiornato
sui temi più importanti
di economia e conti pubblici?

Iscriviti alla newsletter dell'Osservatorio CPI