Welfare

L’andamento delle pensioni di invalidità e delle indennità di accompagnamento in Italia

24 giugno 2022

Intermedio

L’andamento delle pensioni di invalidità e delle indennità di accompagnamento in Italia

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L’andamento delle prestazioni agli invalidi civili è aumentato negli ultimi anni, anche se il numero di prime prestazioni erogate nel 2020 è diminuito significativamente a causa dei ritardi nel rilascio dei certificati di invalidità come conseguenza della diffusione della pandemia di Covid-19. La differenza su base regionale delle prestazioni agli invalidi suggerisce però che la loro erogazione rifletta possibili logiche clientelari e non le effettive necessità da parte dell’utente.

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Le pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento vigenti

Il numero di prestazioni vigenti (pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento che hanno ottenuto un rinnovo di pagamento all’inizio dell’anno successivo) erogate agli invalidi civili ogni 100.000 abitanti è aumentato da dicembre 2017 a dicembre 2019, per poi scendere lievemente nel 2020 e stabilizzarsi a livelli leggermente più alti alla fine del 2021.[1] In Italia vi erano 5.382 prestazioni di invalidità ogni 100.000 abitanti a fine 2021, un aumento del 7 percento dalla fine del 2016 (5.051 prestazioni di invalidità). (Fig.1)

Le spese per le prestazioni di invalidità vigenti che hanno ottenuto un rinnovo di pagamento, invece, sono salite del 16 per cento da dicembre 2016 a dicembre 2021 (da 15,8 a 18,3 miliardi) (Fig. 2). Questo è avvenuto anche per l’aumento, nel novembre 2020, dell’importo di a) pensioni di invalidità di invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordi e b) pensioni di inabilità per gli utenti che non superano determinate soglie reddituali. Il dettaglio della spesa è riassunto in Tav. 1.

Le pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento liquidate

Il numero di prestazioni liquidate (pensioni e indennità di accompagnamento che hanno dato luogo al primo pagamento in un certo anno) sono cresciute dal 2018 (903 ogni 100.000 abitanti) al 2019 (946), per poi calare bruscamente nel 2020 (750), un calo legato alla pandemia che ha causato rallentamenti negli accertamenti medico-legali per il riconoscimento del diritto alla prestazione. Nel 2021, tuttavia, si è tornati su livelli simili al 2019 (915). (Fig. 3)

Il numero delle prestazioni di invalidità liquidate ogni 100 mila abitanti per le diverse regioni italiane è riassunto in Fig. 4. La Fig. 5 relaziona invece le prestazioni di invalidità vigenti al 31 dicembre 2018 con la somma delle pensioni liquidate nel 2019, 2020 e 2021. Vi è una correlazione positiva tra il numero di prestazioni di invalidità vigenti al primo gennaio 2019 e le prestazioni liquidate nel periodo 2019-2021: questo significa che le regioni (prevalentemente del Sud Italia) che già avevano un più elevato numero di prestazioni vigenti hanno avuto tendenzialmente un maggiore numero di nuove prestazioni.

Il divario tra regioni nel numero di prestazioni di invalidità può suggerire che molte di queste siano erogate in assenza di requisiti di grave necessità da parte dell’utente richiedente. Il problema dei falsi invalidi è particolarmente grave perché a) costituisce una truffa della spesa pubblica ai danni dell’INPS e b) sottrae risorse a chi avrebbe bisogno di maggiore assistenza. Contatti con la Guardia di Finanza hanno infatti confermato che, nel periodo 1° gennaio 2020 – agosto 2021, sono state accertate frodi nel settore previdenziale (assegni sociali, pensioni di guerra, invalidità civile e altre) per quasi 48 milioni di euro.


[1] Sono escluse dalla competenza INPS le prestazioni agli invalidi civili residenti nelle regioni di Valle D’Aosta e Trentino-Alto Adige.

Un articolo di

Francesco Bortolamai

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