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L’età di pensionamento: un confronto fra l’Italia e l’estero

16 settembre 2021

Intermedio

L’età di pensionamento: un confronto fra l’Italia e l’estero

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L’Italia è tra i primi paesi al mondo per speranza di vita alla nascita e aspettativa di vita residua ai 65 anni. Per questo, i requisiti anagrafici per il raggiungimento della pensione di vecchiaia sono in teoria tra i più alti nell’area OCSE. In pratica, a causa di agevolazioni e anticipazioni, l’età effettiva di pensionamento per gli italiani non solo è inferiore rispetto ai requisiti richiesti dalla legge, ma è anche più bassa rispetto alla media internazionale. Questo fa sì che la durata attesa del trattamento pensionistico sia tra le più alte fra i paesi sviluppati. 

La nota è stata ripresa da Repubblica in questo articolo del 20 settembre 2021.

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L’introduzione di Quota 100 ha permesso di ridurre temporaneamente i requisiti anagrafici richiesti per accedere alla pensione a 62 anni e 38 di contributi per il triennio 2019-21. In assenza di nuovi interventi, il suo mancato rinnovo determinerà un ritorno ai criteri stabiliti nella legge Fornero. Di conseguenza, un lavoratore che ha avuto una carriera contributiva continuativa accederebbe alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Nelle classifiche internazionali, l’Italia occupa le prime posizioni tra i paesi sviluppati per età di pensionamento statutaria, con requisiti ben superiori rispetto alle medie OCSE (64,3 anni per gli uomini e 63,5 anni per le donne).[1]

Un’elevata età di pensionamento statutaria è giustificata dal fatto che l’Italia presenta un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo: 85,4 anni per le donne e 81 anni per gli uomini alla nascita (al quinto posto tra i paesi più sviluppati e di conseguenza al mondo); e un’aspettativa di vita residua a 65 anni di 22,4 anni se donna e 19,2 anni se uomo.[2] Queste ultime sono più alte della media dei paesi dell’UE (21,2 anni per le donne e 17,8 per gli uomini).

In ogni caso, l’età effettiva di pensionamento differisce dall’età di pensionamento statutaria a causa di agevolazioni o scivoli.  Nel periodo 2013-2018, l’età di pensionamento effettiva in Italia era di 63,3 anni per gli uomini e 61,5 anni per le donne (dati OCSE).[3]  L’Italia si trova agli ultimi posti tra gli stati sviluppati, le cui età reali di pensionamento sono 65,4 e 63,7 anni in media, rispettivamente per gli uomini e le donne. Poiché l’anzianità media di pensionamento è aumentata, nel 2018 l’età effettiva di pensionamento è maggiore di quanto sopra indicato, ma c’è stato un aumento anche negli altri paesi, sicché quasi certamente la posizione italiana non è cambiata sostanzialmente (probabilmente ancora inferiore rispetto alla media OCSE).[4]  A ciò si aggiunge l’effetto di Quota 100, diventata operativa nel 2019.

Se da una parte l’età statutaria richiesta per l’accesso alla pensione di vecchiaia italiana è progressivamente aumentata a seguito della riforma Fornero e degli adeguamenti alla speranza di vita, dall’altra l’età effettiva di pensionamento si è sempre attestata su valori più bassi: è rimasta quasi costante per le donne, mentre per gli uomini ha cominciato a salire ad un tasso più basso rispetto all’età pensionabile nominale (Fig. 1).

Combinando le misurazioni sull’età effettiva di pensionamento con le aspettative di vita al momento dell’uscita dal mercato del lavoro, è possibile calcolare gli anni attesi di durata del pensionamento: ovvero il numero di anni durante il quale un anziano si aspetta di percepire il pagamento della pensione. Nella classifica OCSE l’Italia si colloca al quarto posto – dopo Francia, Grecia e Spagna – con un numero di anni di pensione pari a 20,7 per gli uomini e 25,7 per le donne, contro una media di 17,8 anni per gli uomini e 22,5 per le donne, ossia circa 3 anni di pensione in più rispetto agli altri paesi (Fig. 2).

Alla luce di quanto visto, non sorprende il fatto che il sistema pensionistico italiano sia in proporzione tra i più gravosi per le tasche pubbliche: in media gli italiani terminano la loro carriera lavorativa in anticipo, percepiscono la pensione per un numero maggiore di anni e con un elevato tasso di sostituzione.


[1] Vedi il rapporto OCSE “Pensions at Glance 2019”

[2] Vedi il rapporto OCSE “Health at Glance 2019”, dove viene calcolata sulle medie degli anni 2015-17.

[3] Quota 100 ne è un esempio, poiché consente di anticipare l’età della pensione a 62 anni, sebbene imponga requisiti sull’anzianità contributiva.

[4] Nel 2018, la stima puntuale dell’età effettiva di pensionamento era di 63,9 anni per gli uomini e 62,9 per le donne (vedi il settimo rapporto “Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano”)

Un articolo di

Edoardo Bella

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