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Il prezzo dei carburanti in Italia nell'ultimo mezzo secolo

26 marzo 2022

Intermedio

Il prezzo dei carburanti in Italia nell'ultimo mezzo secolo

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I recenti eventi geopolitici hanno determinato un forte incremento del prezzo dei carburanti in Italia. Per quanto riguarda la benzina, il prezzo in termini reali, prima del recente taglio delle accise era molto vicino a quello registrato durante le crisi petrolifere, mentre il prezzo reale del gasolio era al massimo storico. Inoltre, al netto delle imposte, i prezzi di benzina e gasolio erano ai livelli massimi nell’ultimo mezzo secolo: rispetto ai picchi precedenti (in particolare quelli degli anni ’70) il peso della tassazione sulla benzina si era ridotto, mentre quello del gasolio era aumentato. Con l’ultimo taglio delle accise di 25 centesimi al litro sui carburanti, viene riassorbito l’aumento nell’ultimo mese del prezzo della loro produzione e trasporto. Nell’Unione Europea, prima di questo taglio l’Italia aveva un costo dei carburanti alla pompa tra i più alti, principalmente a causa della forte incidenza di accise e IVA, ma dopo l’ultimo decreto si è riavvicinata alla media europea.

La nota è stata ripresa da Repubblica in questo articolo del 26 marzo 2022.

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I prezzi dei carburanti che osserviamo al distributore sono pari al prezzo di produzione e distribuzione della materia, più le accise e l’IVA. Le accise sono un ammontare fisso in euro per litro, mentre l’IVA, ora al 22 per cento, è calcolata sulla somma del prezzo della materia e delle accise. La ripresa economica post-pandemia e i recenti problemi geopolitici hanno causato un forte aumento del prezzo di produzione dei carburanti in Italia, soprattutto trainato dall’incremento delle quotazioni del petrolio. Per questo motivo, il Governo ha approvato un decreto legge che riduce le accise di 25 centesimi su benzina e gasolio per 30 giorni a partire dal 21 marzo. Le accise sulla benzina passano quindi da 0,73 a 0,48 euro al litro, mentre quelle sul gasolio per auto da 0,62 a 0,37 euro al litro. La riduzione complessiva delle imposte però sarà più alta (30,5 centesimi per litro), perché la riduzione delle accise abbassa anche l’imponibile IVA.1 Il costo di questa misura è di circa 900 milioni.


Quanto è alto il prezzo della benzina rispetto al passato? 

Per fare confronti significativi su periodi di tempo lunghi occorre guardare ai prezzi in termini reali, cioè al netto dell’inflazione.2 Per quanto riguarda la benzina, i prezzi in termini reali prima dell’intervento del Governo erano simili a quelli toccati durante le crisi petrolifere degli anni Settanta e un po’ più alti di quelli raggiunti nel 2012 (Fig. 1).3 Colpisce anche la rapidità dell’aumento dei prezzi, soprattutto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Nel 2012 l’aumento era stato più graduale (attorno al 3 per cento nei mesi di picco). Al contrario, nel marzo 2022 l’accelerazione è stata brusca: da febbraio i prezzi sono cresciuti in termini reali del 17 per cento, anche se a partire da metà mese hanno cominciato a decrescere. Ciò detto, in seguito alle decisioni dell’esecutivo, il prezzo finale è diminuito del 14 per cento, ritornando così ai valori di gennaio 2022.


 
Rispetto al passato è fortemente cambiato il peso delle componenti che costituiscono il costo finale della benzina. Durante le crisi petrolifere, il prezzo al netto delle imposte spiegava una parte minoritaria del prezzo finale e solo nel corso degli anni ha acquisito un peso rilevante: nel marzo 2022 ha raggiunto il massimo storico in termini reali. Il peso delle imposte, ancor prima dell’approvazione del decreto del Governo, era ai minimi storici dal 1970 (Fig. 2). Infatti, nel corso del tempo è sceso in maniera particolare il peso delle accise che nel 1977 rappresentava circa il 60 per cento del prezzo finale, mentre la scorsa settimana costituiva il 34 per cento del totale. Infine, con l’applicazione del decreto il loro peso scenderà al 25 per cento. Questo trend ha più che compensato il più elevato livello dell’aliquota IVA rispetto agli anni ’70. In generale, nel nuovo millennio, il peso delle imposte è stato inferiore rispetto alla media di lungo periodo. 


 
Il prezzo del gasolio in termini reali era ai massimi storici prima dell’intervento del Governo (Fig. 3), trainato dal forte aumento del prezzo di produzione e trasporto della materia. Questo ha infatti raggiunto i massimi storici a marzo 2022. Nonostante il forte aumento del prezzo pre-tasse durante gli anni Settanta, il costo del gasolio alla pompa rimase basso in seguito alla riduzione delle imposte: le accise vennero tagliate durante le crisi energetiche, risalendo con l’ultimo aumento realizzato durante la crisi economica del 2011-12. Dall’entrata in vigore del nuovo decreto, il costo alla pompa è diminuito del 14 per cento, riportando il prezzo finale del gasolio al di sotto del massimo raggiunto nel corso del 2012.


 
Il minimo peso della tassazione sul gasolio venne raggiunto nel corso della seconda crisi energetica, quando le imposte scesero a meno del 20 per cento del prezzo finale (Fig. 4). Prima del decreto di marzo 2022, il peso delle tasse sul gasolio era comunque al di sotto della media degli ultimi cinquant’anni (era il 47 per cento), ma ben più alto di quello degli anni ‘70. L’intervento dell’esecutivo ha ridotto il peso delle imposte al 38 per cento, rimanendo comunque ben più alto del livello degli anni Settanta.

Quanto è alto il prezzo dei carburanti rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea?

Il prezzo della benzina nella terza settimana di marzo, ovvero prima dell’intervento del Governo, era il terzo più alto in Europa (Fig. 5). L’Italia era comunque allineata con le maggiori economie europee, dove il prezzo è rimasto attorno ai 2 euro/litro. Tuttavia, il prezzo finale in Italia si è mantenuto ben più alto della media dell’Unione Europea, la quale è attenuata dal più basso prezzo dei paesi dell’Est Europa, dove il costo pre-tasse è inferiore. Questo è probabilmente dovuto al fatto che i costi di distribuzione dei carburanti nei paesi dell’Europa dell’Est sono più bassi che nel resto d’Europa per il minor livello salariale. Infatti, in una classifica del prezzo dei carburanti in rapporto al reddito pro-capite la scala relativa è invertita: i paesi con i prezzi più alti sono quelli dell’Est Europa. Tornando ai prezzi in euro, l’Italia è stata il secondo paese dopo l’Olanda per valore delle imposte indirette per ogni litro di benzina e il terzo per prelievo fiscale per litro (dopo Olanda e Finlandia). Con l’intervento del Governo, il prelievo si riduce notevolmente, portando il livello delle imposte al di sotto della media europea (0,81 euro/litro in Italia contro 0,85 nell’UE). Il nuovo prezzo finale è allineato a quello della Spagna e un po’ più alto della media europea, ma più basso rispetto alle altre economie avanzate in Europa.


Il prezzo del gasolio (Fig. 6), prima del recente taglio delle accise, era il quinto più alto in Europa. Al netto delle tasse era solo 3 centesimi al di sopra della media UE, ma l’imposizione fiscale per ogni litro di carburante era la più elevata d’Europa (1 euro/litro), principalmente per effetto delle accise (0,62 euro/litro). La riduzione della tassazione da parte dell’esecutivo ha portato il prelievo fiscale per ogni litro di gasolio al di sotto della media europea (0,70 euro/litro rispetto a 0,74 euro/litro nell’UE). L’Italia passa così dal primo al sedicesimo posto per imposte pagate e il prezzo alla pompa risulta ora leggermente più basso della media europea.


 

[1] La riduzione dell’IVA è di 5,5 centesimi al litro, data dal prodotto tra l’aliquota IVA (0,22) e lo sconto delle accise (25 centesimi al litro).

[2] Per misurare l’inflazione è stato utilizzato l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (indice NIC) dal 1996, ricostruito all’indietro utilizzando l’indice dei prezzi al consumo di famiglie e operai (dati Istat).

[3] La benzina senza piombo usata oggi è entrata in commercio in Italia solo a partire dal 1986. La serie è ricostruita sino al 1970 usando il prezzo della benzina con piombo.

Un articolo di

Edoardo Bella

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