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Stanno aumentando i delitti in Italia?

13 marzo 2026

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Stanno aumentando i delitti in Italia?

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Dopo un calo regolare tra il 2013 e il 2019, e il minimo nel 2020 dovuto alle restrizioni per la pandemia, oggi il totale dei delitti è tornato al livello del 2018, interrompendo la tendenza alla riduzione del decennio precedente. Questa dinamica riguarda la maggior parte dei delitti, ma non gli omicidi dolosi (in costante calo) e i delitti informatici e le violenze sessuali (in aumento). L’Italia ha un tasso di omicidi dolosi tra i più bassi in Europa e anche l’incidenza delle rapine è al di sotto della media.

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Negli ultimi anni il tema della sicurezza è divenuto centrale nel dibattito pubblico, anche perché alcuni sondaggi rilevano la percezione di una crescente criminalità.[1] Come stanno davvero le cose?

L’andamento aggregato dei delitti[2]

In Italia nel 2024 il numero di delitti segnalati dalle forze di polizia alle autorità giudiziarie è tornato ai livelli degli ultimi anni Novanta: 2,4 milioni di casi, ossia 40 ogni 1.000 residenti (Fig. 1). Negli scorsi trent’anni si sono però avute diverse fasi. Dopo un minimo assoluto raggiunto all’inizio di questo secolo (esclusi gli anni del Covid), il numero di casi è cresciuto fino a raggiungere un picco di 2,9 milioni nel 2007 (50 ogni 1.000 ab.). Dopo un calo limitato, i delitti tornano sui massimi storici nel 2013 (dopo la crisi economica del 2011-12). Inizia poi una lunga fase di discesa, che si approfondisce nel 2020 per le restrizioni introdotte durante la pandemia. Dopodiché i delitti riprendono ad aumentare: in gran parte per il prevedibile rimbalzo dopo la fine delle restrizioni Covid, ma il numero totale, pur restando storicamente basso, continua a crescere leggermente durante l’attuale governo. Sembra essersi in ogni caso interrotta la tendenza virtuosa registrata fino alla fine degli anni ‘10.

Questi dati sono relativi ai delitti emersi dalle denunce dei cittadini e dalle investigazioni di polizia e autorità giudiziaria. Variazioni nel numero dei delitti emersi potrebbero quindi riflettere sia la reale variazione dell’attività criminale sia una diversa propensione delle vittime a denunciare. Tuttavia, secondo l’Istat, tra il 1997 e il 2023 la propensione a denunciare (stimata con sondaggi dedicati) è aumentata.[3] Questo suggerisce che la diminuzione osservata nell’intervallo 2013-2020 sottovaluti l’effettivo miglioramento.

Tale riduzione dei delitti è riconducibile a vari fattori: più efficaci sistemi di sicurezza per abitazioni e mezzi di trasporto,[4] il calo nell’uso del contante (che riduce il bottino atteso dei reati predatori), collaborazioni tra forze di polizia e settore privato per il contrasto di crimini specifici,[5] e mutamenti nelle operazioni della criminalità organizzata (netto calo degli omicidi di stampo mafioso, spostamento verso reati meno visibili e logiche imprenditoriali).[6] Meno chiare sono invece le ragioni dell’interruzione di questa tendenza dopo il 2020.

I fattori demografici non sembrano avere un effetto evidente sulla frequenza dei delitti. L’invecchiamento della popolazione italiana dovrebbe ridurre progressivamente il gruppo anagrafico in cui si concentrano gli autori di reati e quindi comportare un calo della criminalità. Ma è un fenomeno lento: tra il 2001 e il 2024 la percentuale di individui fra i 15 e i 65 anni di età è diminuita solo dal 68% al 65%.[7] Inoltre i delitti denunciati non mostrano una correlazione evidente con la variazione del numero di stranieri nel Paese (Fig. 2). Nonostante la propensione al reato sia più elevata tra gli stranieri, il loro numero resta infatti relativamente contenuto,[8] sicché la loro influenza non sembra emergere a livello complessivo. Un’altra possibilità è che il loro tendenziale aumento sia stato compensato dai sopra citati fattori che hanno contrastato la criminalità.

Come cambia la percezione dei cittadini?

La percezione delle famiglie del rischio di criminalità nella zona in cui abitano, misurata dai sondaggi Istat, segue piuttosto fedelmente i movimenti dei delitti emersi, seppure con un ritardo e con oscillazioni molto più ampie (Fig. 3). Come la frequenza dei delitti torna nel 2023 ai livelli pre-Covid, così fa anche la percezione del fenomeno. Questi dati, tuttavia, si riferiscono all’aggregato nazionale, mentre a livello locale il quadro è più variegato. Nel 2024 la percezione del rischio è stata più alta al Sud (dove il 29,5% delle famiglie ritiene la propria zona a rischio criminalità), nel Nord-Ovest (29%) e nel Centro (31%); e più bassa nelle Isole (18%) e nel Nord-Est (23%). In questo caso la relazione tra percezione del rischio e frequenza dei delitti è più debole: la frequenza al Sud è infatti più bassa che al Nord.[9]

Ulteriori differenze riguardano la dimensione del comune in cui si vive: la percezione del rischio è del 10,5% nei comuni fino a 2mila abitanti, del 15,5% in quelli da 2mila a 10mila abitanti, e del 48% nelle aree metropolitane.[10] Ciò è coerente con la maggiore frequenza dei delitti nei grandi centri urbani rispetto ai piccoli comuni.[11]

L’andamento di alcuni delitti

Le tendenze osservate per il totale dei delitti, ossia un picco intorno al 2007 e una discesa regolare nel periodo 2013-2019, prevalgono per la maggior parte delle fattispecie, ma con qualche differenza. Alcuni delitti più gravi come l’omicidio doloso e l’associazione di tipo mafioso sono diminuiti costantemente. Rispetto al 2007, sono invece aumentate le truffe e le frodi informatiche, le estorsioni e le violenze sessuali (Tav. 1).

  • Omicidi: negli ultimi trent’anni gli omicidi dolosi sono calati stabilmente da 1.000 casi nel 1995 (1,76 ogni 100mila ab.) a 286 nel 2025 (0,55), anche se di recente il calo si è interrotto (Fig. 4). Tale riduzione è stata maggiore per gli uomini che per le donne.[12] Diversamente, i casi di tentato omicidio sono diminuiti dal picco del 2008 per poi crescere negli ultimi anni, riportandosi sui livelli del 2017 (Fig. 5).

  • Rapine: l’andamento del numero delle rapine è simile a quello osservato per il totale dei delitti: una crescita tra il 1995 e il 2007, per poi scendere fino al 2020. Successivamente le rapine hanno ripreso a crescere tornando nel 2024 al valore già osservato nel 1995 e nel 2018: circa 28mila casi (Fig. 6).

  • Furti: anche per i furti la tendenza è simile a quella del totale dei delitti. L’aumento tra il 1995 e il 2007 è però meno accentuato e la discesa dopo il 2014 è più forte. Dopo il crollo nel 2020, si torna su livelli pre-Covid nel 2024 (Fig. 7). Per effetto di questa tendenza, l’incidenza dei furti sul totale dei delitti è scesa dal 60% nel 1999 al 44% nel 2024.

  • Truffe e frodi informatiche: negli ultimi vent’anni questi delitti sono cresciuti fino a raggiungere circa 300mila casi l’anno (Fig. 8) e nel 2024 rappresentano il 12% di tutti i delitti denunciati.

Il confronto con i principali Paesi UE

In Italia l’incidenza dei delitti è inferiore a quella di Germania, Francia e Spagna per tutti i delitti considerati, ad eccezione dei furti.[13] Inoltre, tra il 2008 e il 2023 in Italia il numero di omicidi e rapine è diminuito più che negli altri grandi Paesi, dove in alcuni casi è invece aumentato.

  • Omicidi: nel 2023 il tasso di omicidi dolosi in Italia (0,6 per 100mila abitanti) è stato tra i più bassi dell’UE (in media 0,9 casi ogni 100mila abitanti) e ben al di sotto di quello degli altri principali Paesi (Fig. 9). Solo Malta registra un tasso inferiore (0,4). Tra il 2008 e il 2023 la riduzione dell’incidenza in Italia è stata del 46%, molto più alta che negli altri Paesi.

  • Rapine: l’incidenza registrata nel 2023 in Italia (49 casi ogni 100mila abitanti) è stata inferiore a quella in Germania (54), Spagna (135), Francia (92) e della media UE (58), ma maggiore che nei Paesi Bassi (34) e in Polonia (13, Fig. 10).

  • Furti: nel 2023 il numero dei casi denunciati in Italia (1506 ogni 100mila abitanti) è inferiore solo a quello della Francia (1991) e maggiore che in Germania (1410), Paesi Bassi (1378), media UE (1203), Spagna (462) e Polonia (319, Fig. 11). Nonostante sia tra i valori più alti, in Italia il numero di casi è diminuito mentre in Spagna e Francia è cresciuto.

 


[2] Nel diritto penale italiano i reati si distinguono in delitti e contravvenzioni: i primi rappresentano le fattispecie più gravi.

[3] Ad esempio, il numero di vittime che sporgono denuncia su 100 vittime dello stesso reato è aumentato da 90,4 nel periodo 1997-1998 a 98,1 nel 2022-2023 per i furti di automobili; da 54,4 a 90 per le rapine; da 69,4 a 73,1 per i furti nell’abitazione primaria e da 26,5 a 40,6 per le aggressioni. Vedi la presentazione Istat a cura di Maria Giuseppina Muratore, Linda Laura Sabbadini, “L’indagine di vittimizzazione: una fonte fondamentale per capire la situazione della criminalità nel Paese” e il rapporto Istat “Reati contro la persona e la proprietà: vittime ed eventi. Anno 2022-2023”.

[4] Sulla diffusione di sistemi di sicurezza nelle abitazioni vedi Fondazione Censis, FederSicurezza, “1° rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia”, Roma, giugno 2018. L’effetto positivo dell’adozione di tali sistemi sulla riduzione di furti ed effrazioni è sostenuto da alcuni studi tra cui Tseloni, A., Farrell, G., Thompson, R., Evans, E., & Tilley, N. (2017). “Domestic burglary drop and the security hypothesis”. Crime science, 6(1), 3. Sulla diffusione dei sistemi antifurto per veicoli vedi Istat, “Delitti, imputati e vittime dei reati”, Roma, 2020; sull’effetto di tali dispositivi sulla riduzione dei furti vedi Farrell, G., Tseloni, A., Mailley, J., & Tilley, N. (2011). The Crime Drop and the Security Hypothesis. Journal of Research in Crime and Delinquency, 48(2), 147-175 e Ian Ayres, Steven D. Levitt, "Measuring Positive Externalities from Unobservable Victim Precaution: An Empirical Analysis of Lojack," NBER Working Paper 5928 (1997).

[5] Vedi ad esempio il protocollo d’intesa “Mille occhi sulle città” sottoscritto nel 2010 tra Ministero dell’interno, ANCI e le associazioni rappresentative degli istituti di vigilanza privata e il protocollo d’intesa del 2013 tra l’ABI e il Dipartimento della funzione pubblica per la prevenzione della criminalità in banca.

[6] Vedi le relazioni semestrali del ministro dell’interno al parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla direzione investigativa antimafia.

[7] Elaborazione sui dati demografici Istat reperibili a questo link.

[8] Tra il 2001 e il 2025 la popolazione con cittadinanza straniera è aumentata da 1,3 milioni di individui a 5,4 milioni, il 9% della popolazione residente totale. Sulla maggiore propensione a delinquere degli stranieri vedi “XX Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione”.

[9] Vedi la nostra precedente nota “Come sono distribuite le Forze dell’Ordine sul territorio nazionale?”, 22 dicembre 2025, Tav. 1, che riporta un indice di criminalità regionale corretto per la propensione a denunciare.

[10] Istat, Rapporto BES 2024, pp. 128 e ss.

[11] Di Gennaro, Giacomo; Elce, Debora “Un ventennio di analisi. Tendenze, tipologie e delittuosità nelle città metropolitane dal 2004 al 2023”, 2024, pp. 29-60.

[12] Secondo i dati Eurostat, in Italia il numero di donne vittime di omicidio doloso è sceso da 147 nel 2008 a 116 nel 2024 (-21%) e per gli uomini da 465 a 211 (-55%). La tendenza di lungo periodo è, in effetti, quella di un aumento tendenziale della percentuale di donne vittime di omicidi sul totale, in un contesto di riduzione del numero degli omicidi in termini assoluti per entrambi i sessi: si è infatti passati da una percentuale dell’11% negli anni ’90 a una percentuale del 24% nel 2008 e a una del 35% nel 2004. Vedi anche Istat, “Vittime di omicidio: in diminuzione soltanto gli uomini. Anno 2024, Statistiche report, 25 novembre 2024.

[13] I dati Eurostat sono reperibili a questo link. Per l’Italia, piccole discrepanze tra i dati Eurostat e Istat possono derivare dai diversi criteri usati per contabilizzare i delitti nel tempo. Il database Istat attribuisce ogni reato denunciato all’anno in cui è stato commesso; mentre Eurostat lascia intendere che i delitti sono attributi all’anno in cui avviene la denuncia delle forze di polizia. La descrizione del database Eurostat non è chiara al riguardo (vedi questo link).

Un articolo di

Nicolò Geraci

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