Le dichiarazioni dei redditi relativi al 2024 confermano l’elevata concentrazione dell’imposizione sui lavoratori dipendenti e pensionati, soprattutto di fascia media e medio-alta. Quattro contribuenti su cinque dichiarano meno di 35mila euro e 11,3 milioni di italiani di fatto non versano l’IRPEF, a causa di detrazioni e trattamenti che azzerano l’imposta. Di conseguenza, i contribuenti con redditi oltre 55mila euro pagano il 40% dell’imposta, pur essendo solo il 6,2%. C’è però anche qualche buona notizia: l’ammontare di redditi dichiarati è cresciuto più del Pil, probabilmente per l’aumento relativo dei redditi dei lavoratori dipendenti rispetto ai profitti delle imprese, dopo il forte taglio subito nel 2021-22. Cresce anche il numero dei contribuenti che hanno versato almeno un euro di IRPEF e il calo delle persone “a carico”.
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Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha recentemente pubblicato i dati sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 per l’anno di imposta 2024.[1] Il reddito medio dichiarato dai 42,8 milioni di italiani che hanno presentato le dichiarazioni nel 2024 era 25.125 euro lordi. Il 47% dei contribuenti ha dichiarato meno di 20mila euro, mentre solo una quota esigua (il 6,2%) superava i 55mila euro (Fig. 1). Quattro quinti dei contribuenti dichiaravano meno di 35mila euro.
Nata come imposta universale su tutti i redditi, l’IRPEF grava oggi in gran parte su lavoratori dipendenti e pensionati. Dei 1.076 miliardi di redditi dichiarati nel 2024, il 54,4% erano redditi da lavoro dipendente e il 30,2% pensioni. Questa concentrazione del carico fiscale è dovuta all’erosione della base imponibile dell’IRPEF, cioè l’accumulo negli anni di numerosi regimi sostitutivi, come l’imposizione con aliquota del 26% della maggior parte dei redditi da capitale.[2]

I dati per il 2024 includono però anche alcune buone notizie: per cominciare, i redditi dichiarati sono cresciuti più rapidamente del Pil (4,7% rispetto al 2,8%). Una spiegazione è che i redditi dei lavoratori dipendenti sono cresciuti (+5,3%), mentre sono calati i profitti delle imprese (-0,4%). La maggiore crescita dei redditi dichiarati rispetto al Pil non dipende invece da un aumento delle dichiarazioni presentate: i contribuenti nel 2024 erano 42,8 milioni, solo lo 0,6% in più del 2023. Potrebbe comunque essere migliorata la compliance, con una riduzione del divario tra reddito reale e reddito dichiarato.
Un altro fatto positivo è che sono aumentati quelli che hanno versato almeno un euro di IRPEF (34,1 milioni, l’1,7% in più che nel 2023). Si conferma quindi l’aumento, che prosegue dal 2021, del rapporto tra soggetti che versano l’IRPEF e popolazione e, di conseguenza, il calo delle persone “a carico” (Fig. 2).[3] Tale rapporto è salito dal 52,2% nel 2019 al 57,9% nel 2024.
Resta comunque molto alto il numero di chi non versa nulla. La differenza tra i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi (42,8 milioni; Tav. 1) e quelli che hanno versato almeno un euro (34,1 milioni) è stata nel 2024 di 8,7 milioni (il 20%). Sono cittadini che non versano perché le agevolazioni di cui beneficiano azzerano l’imposta. A questi si aggiungono 2,6 milioni di contribuenti che non versano perché il trattamento integrativo per i lavoratori dipendenti (TIR, ex bonus Renzi) supera l’imposta versata.[4] Sono dunque 11,3 milioni (il 26%) i contribuenti che di fatto non versano l’IRPEF.


Conseguentemente, il prelievo resta concentrato su relativamente pochi contribuenti.[5] Nel 2024, dei 216 miliardi di gettito IRPEF, quello proveniente da chi ha un reddito fino a 20mila euro, cioè il 47% dei contribuenti, è infatti appena il 5% del totale. Il restante 95% proviene quindi dal 53% dei contribuenti con redditi superiori. In particolare, il 6,2% dei contribuenti che ha redditi oltre 55mila euro paga il 41% dell’IRPEF.
Quanto si paga in media di IRPEF? L’imposta media pagata dal totale dei contribuenti, inclusi quelli che non versano nulla, è 5.048 euro. Fino a 15mila euro di reddito, l’imposta media resta sotto i 300 euro annui, mentre cresce rapidamente oltre questa soglia, arrivando a quasi 1.800 euro nella fascia tra i 15 e i 20mila.
L’IRPEF mostra però un’effettiva progressività solo oltre i 10mila euro. Fino a questa soglia, infatti, l’aliquota media, calcolata come rapporto tra imposta versata e reddito imponibile, rimane sostanzialmente stabile, scendendo leggermente tra i 6.000 e i 10.000 euro (Fig. 3). Questo calo è dovuto al progressivo aumento dei contribuenti che beneficiano di detrazioni di imposta, in particolare i lavoratori dipendenti. I redditi su cui invece l’IRPEF viene pagata in pieno pesano sempre meno. I lavoratori dipendenti beneficiano anche del trattamento integrativo (TIR), che rende l’imposta negativa tra i 6mila e i 10mila euro. Oltre i 15mila euro, l’importo del TIR diminuisce e l’aliquota media sale bruscamente al 10,6% nella fascia 15-20mila euro (contro l’1,5% tra 10 e 12mila e il 5,5% tra 12 e 15mila). Nelle fasce superiori di reddito gli aumenti continuano ma sono più graduali, raggiungendo il 40% tra i 200 e 300mila euro di reddito.

[1] Vedi Dichiarazioni 2025 - Anno d'imposta 2024 sul sito del Mef.
[2] Vedi la nostra precedente nota, “L’erosione della base imponibile dell’IRPEF”, 9 gennaio 2026.
[3] Il dato della popolazione residente è di fonte Istat (vedi dataset). Poiché la popolazione è rilevata al 1° gennaio, mentre i redditi sono riferiti all’anno solare, il rapporto è ottenuto dividendo i redditi dichiarati in un anno per la popolazione dell’anno successivo.
[4] L’importo del TIR è di 1.200 euro (100 euro al mese) se il reddito complessivo non eccede i 15.000 euro. Per i redditi superiori si riduce gradualmente, azzerandosi oltre i 28mila euro.
[5] Nel seguito della nota, per IRPEF versata si intende la somma di IRPEF ordinaria e addizionali regionali e comunali, al netto del trattamento integrativo per i lavoratori dipendenti (TIR).