Pubblica amministrazione

Opere pubbliche incompiute: un aggiornamento

23 marzo 2026

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Opere pubbliche incompiute: un aggiornamento

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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblica ogni anno un elenco delle opere incompiute interrotte per motivi specifici (“opere incompiute”), che non include però le opere in corso, anche in presenza di forti ritardi. Si tratta quindi di un’analisi parziale degli investimenti pubblici, relativa a importi totali tra 1 e 2 miliardi di euro. Ciò detto, tra il 2016 e il 2024 il numero di opere incompiute è sceso del 67%, con riduzioni diffuse a livello territoriale. Il calo riflette però solo in parte il completamento degli interventi: alcune opere sono state semplicemente chiuse, demolite o riprogettate. A fine 2024, i costi sostenuti per le opere pubbliche incompiute ammontavano a 1,45 miliardi di euro, a cui si aggiungono 970 milioni di ulteriori oneri necessari per il completamento. Le principali cause di interruzione riguardano il superamento dei tempi di completamento previsti dai contratti iniziali, l’impossibilità di riavviare i lavori e la mancata conclusione del collaudo.

* * *

Il 6 marzo 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha creato un Tavolo tecnico sulle opere pubbliche incompiute con l’obiettivo di individuare gli interventi da completare con priorità, evitando l’immobilizzazione di risorse pubbliche in opere che, non essendo completate, non offrono nulla ai cittadini.[1] In realtà, già da anni, il MIT pubblica ogni anno l’elenco delle opere incompiute. Per ogni opera il MIT riporta una descrizione del progetto, il soggetto appaltante, la localizzazione, i costi già sostenuti, lo stato di avanzamento dei lavori, e gli oneri aggiuntivi necessari per completare l’opera. Questa nota analizza l’andamento delle opere incompiute tra il 2016 e il 2024, aggiornando le nostre precedenti valutazioni.[2] Un caveat è però necessario. I dati pubblicati dal MIT includono solo le opere i cui lavori risultano interrotti per motivi specifici, come la mancanza di risorse, la mancanza di collaudo o il mancato rispetto dei termini contrattuali.[3] Si tratta di un numero limitato di opere corrispondenti a importi investiti di pochi miliardi. Non sono invece incluse le opere considerate in corso di completamento, anche nel caso di forti ritardi rispetto alla tabella di marcia. I progressi nella riduzione delle opere incompiute che illustreremo nel seguito devono essere interpretati alla luce di questo caveat.

Opere incompiute: andamento 2016-2024

Il numero di opere incompiute è diminuito in modo significativo negli ultimi anni (Tav. 1), scendendo da 752 nel 2016 a 250 nel 2024 (-67%).[4] Il calo è stato per il totale quasi ininterrotto, anche se nel 2024 c’è stato un aumento in ben 8 regioni (Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Puglia).

Nel 2024, le opere con importo contrattuale più elevato includevano:

  • la Città dello Sport di Tor Vergata a Roma (607 milioni di euro di costi già sostenuti e ulteriori 406 milioni di oneri aggiuntivi); l’intervento è stato completato nel 2025 in vista del Giubileo dei Giovani;
  • il dragaggio del Porto di Taranto (83 milioni più 35 milioni di oneri aggiuntivi);[5]
  • la costruzione di serbatoi per la diga sul fiume Belice in Sicilia (60 milioni più 30 milioni di oneri aggiuntivi);
  • l’Ospedale di Agnone in Molise (50 milioni più 42 milioni di oneri aggiuntivi), i cui lavori sono iniziati negli anni ’90.[6]

Delle 250 opere pubbliche incompiute del 2024:

  • 169 erano presenti anche nell’anno precedente, e di queste solo 13 hanno avuto modifiche nello svolgimento;
  • 66 opere sono “nuove incompiute”, non presenti nell’elenco nel 2023;
  • 81 sono state tolte dall’elenco; per alcune di queste, il completamento è stato possibile grazie a fondi europei e modifiche nei progetti.[7]

Rispetto al 2016, tutte le regioni hanno ridotto il numero di opere incompiute (Fig. 1); la Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano le hanno azzerate, da un livello già basso. Tra le altre regioni, quelle con il calo maggiore sono Toscana (-85%), Piemonte (-83%) e Abruzzo (-79%), mentre Calabria (-23%) e Lazio (-32%) hanno avuto la riduzione minore.

Nel 2024, Molise e Basilicata, al vertice della classifica, avevano 2,5 opere ogni 100mila abitanti (Fig. 2), mentre la Sardegna si collocava al terzo posto, a quota 1,9. Le altre regioni hanno valori inferiori a un’opera ogni 100mila abitanti, con tutte quelle del Centro-Nord sotto la media nazionale (0,39).

Il calo osservato negli ultimi anni riflette, in parte, la maggiore attenzione posta al fenomeno, evidenziata dall’introduzione nel 2013 del Sistema Informativo di Monitoraggio delle Opere Incompiute (SIMOI), che ha migliorato la ricognizione delle opere non completate.[8]

Tuttavia, il calo non significa necessariamente che queste opere siano state completate: alcune opere potrebbero essere state escluse dall’elenco perché considerate irrealizzabili, almeno nella loro forma inizialmente prevista. Emblematico è il caso della Sicilia, che tra 2022 e 2023 ha ridotto il numero di opere incompiute da 138 a 47, ma in parte per effetto di demolizioni o riqualificazioni di opere, attraverso l’utilizzo di fondi europei.[9]

Nel 2024 le opere incompiute valevano 2,42 miliardi di euro, di cui 1,45 di importi già sostenuti e 970 milioni di oneri aggiuntivi.[10] Di questi lavori, quindi, sono stati realizzati interventi per 565 milioni. La somma di importi sostenuti e oneri aggiuntivi si è ridotta del 64% dal 2016, quando era di 6,8 miliardi, suddivisi tra 4,3 di importi già spesi e 2,5 di oneri aggiuntivi.

Nonostante l’entità delle risorse coinvolte, le opere incompiute sono state incluse solo in misura limitata tra gli interventi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Solo tre interventi hanno ricevuto risorse PNRR per il loro completamento o riavvio.[11] Questo dato riflette la natura del PNRR, che privilegia interventi cantierabili in tempi rapidi e completabili entro il 2026, mentre molte opere incompiute presentano problemi progettuali o amministrativi.

Per quale motivo le opere non sono state completate?

Il MIT riporta tre ragioni per l’interruzione dei lavori:[12]

  • i lavori sono stati interrotti perché è stato superato il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione;
  • i lavori sono stati interrotti prima della scadenza contrattuale e mancano le condizioni per riavviarli;
  • i lavori sono stati ultimati, ma l’opera non è stata collaudata nel termine previsto, perché non risponde a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal progetto esecutivo.

Delle 235 opere incompiute presenti sul territorio nazionale nel 2024 (escludendo quelle in Campania), 99 sono ferme perché i lavori non sono stati completati entro il termine previsto, 117 perché non sussistono le condizioni per il riavvio dei lavori e 19 per la mancanza del collaudo (Fig. 3).

Il fatto che la metà delle opere non presenti condizioni per il riavvio dei lavori suggerisce che molti interventi risultano bloccati da tempo e potrebbero richiedere decisioni amministrative sulla loro effettiva utilità o sulla possibilità di completamento. Per questo, il Tavolo tecnico istituito presso il MIT nel 2026 vuole individuare le opere prioritarie da sbloccare e quelle da chiudere definitivamente.

 


[3] Vedi D.M. 42/2013 art.1, comma 1 e 2, Gazzetta Ufficiale.

[4] Vedi Opere Incompiute - Dataset - Open Data - Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. I dati della Campania non sono disponibili per il 2024.

[5] Il dragaggio è un’operazione di scavo eseguita da galleggianti mobili per rimuovere sedimenti, detriti e materiali accumulati sul fondo di porti, canali.

[7] Ad esempio, vedi Casoli, due milioni di euro per la rigenerazione urbana dell'ex Campo Boario - Videocittà, relativi alla riqualificazione urbana a Casoli, in Abruzzo.

[10] Questo dato esclude la Campania, per la quale, come indicato, non sono disponibili dati ufficiali.

[11] Una inerente al completamento della corsia preferenziale dei mezzi pubblici a Milano, una per il completamento della ferrovia Ferrandina-Matera, in Basilicata e una per interventi in una scuola in Emilia-Romagna.

[12] Queste categorie sono riportate nel decreto ministeriale 42/2013.

Un articolo di

Alessandro Valfrè

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