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Evasione, nel 2021 prosegue il calo

17 gennaio 2024

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Evasione, nel 2021 prosegue il calo

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La Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva pubblicata il 2 gennaio indica che il forte calo dell’evasione stimato per il 2020, che sembrava almeno in parte dovuto alle particolarità del 2020 (anno del Covid), è invece confermato anche per il 2021. Questo calo prosegue la tendenza in corso dal 2018: nel quadriennio 2018-2021 l’evasione si sarebbe ridotta di quasi 20 miliardi, ossia di circa il 19 per cento.

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I dati aggiornati e il 2021

Fino al 2017 l’evasione fiscale (come stimata nelle varie edizioni della “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” pubblicate dal Ministero dell’Economia e delle Finanza) era rimasta per anni intorno a 110 miliardi (108 miliardi nel 2016; Tav. 1). Dal 2018, per effetto di varia misure introdotte nel tempo (come il cosiddetto split payment e la fatturazione elettronica), l’evasione ha cominciato a scendere, soprattutto per l’IVA. La Relazione pubblicata lo scorso ottobre indicava che nel 2020 il calo dell’evasione era stato particolarmente forte (14 miliardi), ma questo sviluppo sembrava essere stato influenzato dalle particolari condizioni di quell’anno, soprattutto dalla riduzione delle imposte e contributi dovuti per effetto del crollo del Pil e dei rinvii nel pagamento dei tributi.[1]

Lo scorso 2 gennaio è stato pubblicato un aggiornamento alla Relazione dello scorso ottobre, alla luce della recente revisione dei dati di contabilità nazionale ed estendendo le stime al 2021.[2]

Secondo l’aggiornamento, l’evasione fiscale e contributiva (il cosiddetto tax gap) è scesa dai 100,4 miliardi nel 2019 a 86,3 miliardi nel 2020 e a 83,6 miliardi nel 2021 (Tav. 1). Rispetto al 2019, l’evasione  diminuisce per tutte le poste.[3] Il calo è presente anche in  percentuale di quanto dovuto: cala anche la “propensione al gap”.[4] (Tav. 2 per le imposte; la Relazione non contiene le stesse informazioni per i contributi.)

Le poste principali: IVA, Ires e Irpef

Nella nostra nota precedente, basata sulla Relazione dello scorso ottobre, avevamo stimato che gran parte del calo dell’evasione era una conseguenza del calo “di quanto dovuto”, a causa delle condizioni del 2020: al limite, se nulla fosse dovuto l’evasione sarebbe nulla. Per quantificare questo effetto, usando la propensione al gap del 2020 e il gettito teorico[5] del 2019, abbiamo stimato che il calo effettivo sarebbe stato solo di 1,5 miliardi: in altri termini, la maggior parte del calo dell’evasione non era dovuto alla minor propensione a evadere, che era scesa poso, ma al fatto che meno era dovuto. Inoltre, le condizioni straordinarie del 2020 avevano anche influito sulle abitudini di consumo delle famiglie, fattore che poteva aver influenzato notevolmente il calo dell’evasione per l’IVA: questo perché il calo dei consumi di servizi, per i quali l’evasione è mediamente superiore, era stato relativamente più forte.

Nel 2021, tuttavia, il calo della propensione è diventato più marcato e nonostante l’aumento del dovuto (a causa della ripresa economica e le riaperture), l’evasione stimata è rimasta bassa, addirittura di poco inferiore ai valori del 2020. Questo calo è in gran parte dovuto alla forte riduzione dell’evasione sull’IVA, come rifesso progressivo delle varie misure adottate per rafforzare la tracciabilità delle operazioni, prima tra tutte la fatturazione elettronica.

Una più fedele comunicazione del fatturato dovrebbe portare a una minore evasione non solo dell’IVA, ma anche delle imposte sui redditi. In effetti, tendenzialmente, la propensione dell’Ires è calata dal 24,9 del 2020 al 20,6 per cento nel 2021. L’evasione dell’Irpef per autonomi e piccole imprese non presenta invece una tendenza evidente. Tutto questo suggerisce che il recupero dell’IVA sia dovuto soprattutto alle società (che sono soggette a Ires) e non ad autonomi e piccole imprese.

Ciò detto, anche le stime per il 2021 restano in parte influenzate dagli effetti della crisi Covid, per cui le buone notizie sul calo dell’evasione devono comunque essere interpretate con una certa dose di prudenza.


[1] Si veda la nostra precedente nota: “Quanto è autentico il calo dell’evasione fiscale nel 2020?”, 2 novembre 2023.

[2] La Relazione di ottobre conteneva le stime dell’evasione per il 2020, ma non per il 2021, proprio in previsione della revisione dei dati di contabilità nazionale.

[3] Il tax gap è il divario fra il gettito potenziale, ossia il gettito che si otterrebbe se tutto il dovuto fosse versato, e le imposte e contributi sociali effettivamente versati. Oltre all’evasione in senso stretto il tax gap include anche i tributi che sono stati dichiarati, ma non effettivamente versati. Tuttavia, per semplicità nel testo utilizziamo il termine “evasione” come equivalente al termine “tax gap”.

[4] La propensione al gap è, appunto, data dal rapporto percentuale tra il tax gap e il gettito potenziale.

[5] Ossia il gettito che si otterrebbe se tutto il dovuto fosse versato.

Un articolo di

Carlo Cottarelli, Isotta Valpreda

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