Il governo italiano ha recentemente criticato l’operato dell’Unione Europea per aver introdotto troppe regole che soffocano le potenzialità delle imprese europee. Le norme contestate, tuttavia, non sono state imposte dall’alto, ma sono il risultato di un processo politico a cui ha partecipato anche il nostro governo. La nota esamina come l’Italia si è espressa all’interno del Consiglio dell’Unione Europea riguardo alcuni provvedimenti che oggi sono al centro del dibattito. Da questa analisi emerge che quasi tutte le misure ora controverse approvate dal 2023 avevano ricevuto il voto favorevole dell’Italia. È però vero che la posizione critica presa dall’Italia più di recente ha contribuito ad attenuare vari aspetti particolarmente penalizzanti delle regole introdotte in passato.
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Il governo italiano ha anche di recente espresso il proprio disaccordo su alcuni vincoli introdotti negli ultimi anni dall’Unione Europea che penalizzano le imprese del nostro continente, comprese quelle italiane.[1]
Le decisioni prese a livello europeo, tuttavia, non sono in mano ai “burocrati di Bruxelles”: le proposte relative a direttive e regolamenti, avanzate dalla Commissione Europea, sono tutte adottate in base a maggioranze politiche che si formano nel Parlamento Europeo e nel Consiglio dell’Unione Europea (il Consiglio, da qui in avanti). Il primo comprende politici eletti dai cittadini degli Stati membri, mentre il secondo include un rappresentante dei governi di ogni Paese dell’Unione a livello di ministro, che varia a seconda del tema trattato.[2] Quindi, più che lamentarsi dei burocrati di Bruxelles, occorrerebbe semmai prendersela con le maggioranze politiche che hanno approvato certi provvedimenti. Ma come si è espresso l’attuale governo su alcuni provvedimenti oggi particolarmente controversi?
Nel seguito passiamo in rassegna alcuni di quelli che sono stati più frequentemente citati dalle associazioni imprenditoriali e dal governo italiano come particolarmente lesivi della competitività delle nostre imprese. Molti di questi rientrano nel pacchetto “Fit for 55”, volto a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 55% entro il 2030, e nel tentativo più ampio di conseguire la neutralità climatica entro il 2050.[3]
Provvedimenti area ETS
Questi provvedimenti mirano a estendere a una serie di settori e applicare in maniera più stringente il sistema ETS che richiede alle imprese di comprare “permessi di emissione” per quelle che emettono gas serra.[4]
Durante il Consiglio del 25 aprile 2023 il governo italiano ha approvato l’attuazione più rigorosa di questo sistema al settore dell’aviazione, l’estensione di tale sistema al trasporto marittimo e la creazione di un nuovo sistema ETS (il cosiddetto “ETS2”) per i settori dell’edilizia, del trasporto stradale e per una serie di altri settori non coperti dal tradizionale sistema ETS.[5],[6] Inoltre, nel Consiglio del 28 marzo 2023 l’Italia ha approvato la modifica del regolamento Effort Sharing, che ha imposto target più ambiziosi sul taglio delle emissioni in una serie di settori non inclusi nel sistema ETS.[7]
Negli ultimi mesi il governo ha però modificato la sua posizione: nel marzo del 2026 Meloni ha lanciato un appello all’Unione Europea, chiedendo di interrompere il sistema ETS, definito come un “sistema controproducente” che gonfia i costi dell’energia.[8] Inoltre, il nostro governo, insieme a quelli di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria, ha inviato il 5 dicembre scorso una lettera alla Commissione Europea rimarcando ancora una volta la necessità di rivedere l’intero quadro delle politiche green europee (ETS e CBAM). Negli ultimi giorni, infine, il nostro governo ha manifestato il suo disappunto nei confronti dell’ETS marittimo, reputato dannoso per l’economia italiana in quanto crea uno svantaggio per i porti italiani ed un vantaggio per quelli in Nord Africa, “senza alcun beneficio, tra l’altro, in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo”.[9]
In risposta alle critiche ricevute da diversi Paese dell’Unione, la Commissione ha recentemente promosso una fase di consultazione pubblica, che si è conclusa l’8 giugno, per rivedere i parametri per l’assegnazione gratuita delle quote di emissione del periodo 2026-2030.[10] L’aggiornamento di questi valori andrà preso in considerazione nel contesto del riesame generale del sistema ETS, previsto per luglio 2026.[11]
Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)
Questo meccanismo vuole evitare che il sistema ETS gravante sulle imprese europee porti a un aumento delle importazioni; una tassa sulle importazioni di prodotti a contenuto di CO2 verrebbe infatti imposta anche sui beni importati da Paesi extra UE.[12] Il Governo ha approvato l’introduzione di tale meccanismo all’interno del Consiglio del 25 aprile 2023, criticandolo però successivamente. Nel novembre 2025 Meloni ha dichiarato, durante l’assemblea di Federacciai, che “Rimane prioritario rivedere il CBAM” poiché “si è rivelato dannoso per l’industria siderurgica e un incentivo alle delocalizzazioni”.[13] Un auspicio che si è in parte realizzato il 29 settembre 2025, quando il Consiglio ha approvato una misura volta a snellire le procedure di questo meccanismo, per diminuire gli oneri per le imprese. In quel caso, l’Italia si è pronunciata a favore di questa sburocratizzazione.[14]
Direttiva RED III (sulle energie rinnovabili)
La Renewable Energy Directive III (RED III) stabilisce che entro il 2030 il 42,5% dei consumi finali di energia dell’UE dovrà provenire da fonti rinnovabili.[15] Nel Consiglio del 9 ottobre 2023 l’Italia ha approvato questa misura, nonostante i numerosi vincoli che potrebbero rivelarsi, secondo la narrazione mostrata nell’Assemblea di Confindustria, troppo limitanti per le imprese italiane.
Direttiva EED (sull’efficienza energetica)
La Efficiency Energy Directive (EED) fissa nuovi obiettivi di risparmio energetico, un aspetto ritenuto fondamentale per consentire la transizione energetica. L’obiettivo generale è quello di ridurre il consumo finale di energia dell’11,7% entro il 2030. I settori chiave in cui è particolarmente necessario ridurre i consumi sono l’edilizia, l’industria e i trasporti. Nella seduta del 25 luglio 2023, questa misura ha ricevuto il voto favorevole dell’Italia nel Consiglio.
Regolamento 2023/851 (sulla riduzione di CO2 per gli autoveicoli)
Il Regolamento 2023/851 prevede, come sua misura principale, che a partire dal 2035, tutte le nuove autovetture e i furgoni che verranno commercializzati debbano essere a zero emissioni.[16] In questo caso, il Governo ha manifestato fin da subito le proprie riserve, mantenendo una posizione di astensione nei confronti di questo provvedimento, espressa nel Consiglio del 28 marzo 2023. Non ha però votato contro, al contrario di quanto fatto dalla Polonia. Su questo tema, d’altra parte, il dibattito rimane molto acceso: lo dimostra la consultazione pubblica, aperta dalla Commissione Europea nel luglio 2025, per il riesame delle “norme in materia di emissioni di CO2 per autovetture e furgoni”. In proposito, il nostro governo nella già citata lettera inviata alla Commissione Europea il 5 novembre scorso, insieme a governi di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria, aveva richiesto che la produzione di veicoli ibridi e alimentati a biofuel fosse resa possibile anche dopo il 2035.[17] Successivamente, nello stesso mese di dicembre, la Commissione ha proposto una revisione di queste norme.[18]
Direttiva EPBD IV (sulla performance energetica degli edifici)
La Energy Performance of Building Directive IV (EPBD IV), chiamata anche “Direttiva case green”, punta a rendere tutti gli edifici dell’Unione a emissioni zero entro il 2050, attraverso una costante riduzione del consumo medio di energia degli edifici residenziali.[19] Il Governo si è opposto a questa misura votando contro la sua implementazione nella seduta del Consiglio del 12 aprile 2024. In proposito, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin ha dichiarato: “Con l’attuale testo si potrebbe prefigurare la sostanziale inapplicabilità della direttiva, facendo venire meno l’obiettivo green e creando anche distorsioni nel mercato”.[20]
Direttiva CSRD (sugli obblighi di rendicontazione o “reporting”)
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) sostituisce la precedente Non-Financial Reporting Directive (NFRD) e amplia gli obblighi delle imprese nella rendicontazione dell’impatto delle loro azioni su fattori ambientali, sociali e di governance (noti come fattori ESG).[21] Tale direttiva è stata approvata dal governo Meloni nella seduta del 28 novembre 2022, determinando l’introduzione di procedure che potrebbero risultare eccessivamente gravose per alcune aziende. A breve, tuttavia, entrerà in vigore il pacchetto Omnibus I, votato favorevolmente dall’Italia nel Consiglio in data 24 febbraio 2026, che semplifica parzialmente gli impegni amministrativi precedentemente imposti dalla CSRD.[22]
Direttiva CSDDD (sulla “due diligence”)
La Corporate Sustainability Due Diligence (CSDDD) richiede che le aziende assumano comportamenti atti ad identificare e gestire i rischi legati alle proprie attività e le eventuali ricadute di queste sulle componenti ESG (environmental, social and governance), lungo tutta la catena del valore estesa nel mondo.[23] Il nostro governo ha votato a favore di questa direttiva nel Consiglio del 24 maggio 2024. L’Italia si era in un primo momento astenuta, ma ha successivamente rivisto la propria posizione di fronte ad una versione ritenuta meno stringente per le imprese nazionali.[24] In ogni caso, anche questa direttiva è stata semplificata grazie all’introduzione del pacchetto Omnibus I.

[1] Per esempio, il Presidente del Consiglio Meloni, all’Assemblea di Confindustria dello scorso 26 maggio, ha definito l’Europa un “gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici.” Vedi: "Intervento del Presidente Meloni all'Assemblea di Confindustria 2026", Presidenza del Consiglio dei Ministri, 26 maggio 2026. Il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha aggiunto, in maniera ugualmente netta, che “Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività”. Vedi: "Relazione del Presidente Emanuele Orsini Assemblea 2026", Confindustria, 26 maggio 2026.
[2] Se, per esempio, si deve votare per una direttiva ambientale, l’Italia invierà il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica a esprimere il proprio voto.
[3] Vedi: "Fit for 55", Commissione Europea.
[4] Per approfondire il tema ETS, vedi la nostra precedente nota: "Il mercato europeo della CO₂: come funzionano ETS e CBAM", 10 aprile 2026.
[5] Per la votazione del rafforzamento dell’ETS nell’aviazione, vedi: "Votazione Doc.no. 8/23", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi "Direttiva 2023/958", EUR-lex.
[6] Per la votazione dell’estensione dell’ETS nel settore del trasporto marittimo e la creazione dell’ETS2, vedi: "Votazione Doc. no. 10/23", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: “Direttiva 2023/959”, EUR-lex.
[7] Per la votazione della modifica del regolamento Effort Sharing, vedi: "Votazione Doc. no. 72/22", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: "Regolamento 2023/857", EUR-lex.
[8] Vedi: "Energia, Meloni contro ETS: "Ue sospenda meccanismo controproducente", IlSole24ore, 11 marzo 2026.
[9] Vedi: "Assemblea di Confcommercio, l'intervento del Presidente Meloni", Presidenza del Consiglio dei Ministri, 10 giugno 2026.
[10] Vedi: "Revisione dei valori di riferimento per l'assegnazione gratuita delle quote di emissione (2026-2030)", Commissione Europea.
[11] Vedi: "La Commissione presenta per consultazione i parametri di riferimento aggiornati del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE", Commissione Europea, 11 maggio 2026.
[12] Per la votazione sull’introduzione del CBAM, vedi: "Votazione Doc. no. 7/23", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del regolamento, vedi : "Regolamento 2023/956", EUR-lex.
[13] Vedi: "Messaggio del Presidente Meloni all'Assemblea di Federacciai", Presidenza del Consiglio dei Ministri, 10 novembre 2025.
[14] Per la votazione sulla revisione del CBAM, vedi: "Votazione Doc. no. 21/25", Consiglio dell’Unione Europea. Pe il testo del provvedimento, vedi: “Regolamento 2023/2083”, EUR-lex.
[15] Per farlo sono stati fissati degli obiettivi in alcuni settori. Nell’edilizia, per esempio, il 42% dell’energia dovrà provenire da fonti rinnovabili, mentre nel settore industriale l’impiego di energia da fonti rinnovabili dovrà aumentare di anno in anno dell’1,6%. Nei trasporti, invece, sono stabiliti due obiettivi alternativi: la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili dovrà essere almeno pari al 29% oppure l’intensità delle emissioni di carburanti per il trasposto dovrà essere ridotta del 14,5%. Per la votazione della direttiva RED III, vedi: "Votazione Doc. no. 36/23", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: "Direttiva 2023/2413", EUR-lex.
[16] Per la votazione del regolamento 2023/851, vedi: "Votazione Doc. no. 66/22", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: "Regolamento 2023/851", EUR-lex.
[17] Vedi: "Meloni e 5 leader all’Ue: «Aprire a auto ibride e biofuel»", IlSole24ore, 05 dicembre 2025.
[18] Per la consultazione pubblica sul riesame delle norme in materia di emissioni, vedi "Norme in materia di emissioni di CO2 per autovetture e furgoni - revisione delle norme dell'UE", Commissione Europea. Per la proposta di revisione avanzata dalla Commissione Europea, vedi: "Proposta di modifica del regolamento 2019/631 ", EUR-lex.
[19] Per la votazione della direttiva EPBD IV, vedi: "Votazione Doc. no. 102/23", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: "Direttiva 2024/1275", EUR-lex.
[20] Vedi: "Case green: Pichetto, testo insoddisfacente, pronti a difesa interesse nazionale", Ministero dell’ Ambiente e della Sicurezza Energetica, 04 maggio 2023.
[21] Per la votazione della direttiva CSRD, vedi: "Votazione Doc. no. 35/22", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: "Direttiva 2022/2464", EUR-lex.
[22] Per la votazione del pacchetto Omnibus I, vedi: "Votazione Doc. no. 66/25", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: "Direttiva 2026/470", EUR-lex.
[23] Per la votazione della direttiva CSDDD, vedi: "Votazione Doc. no. 9/24", Consiglio dell’Unione Europea. Per il testo del provvedimento, vedi: “Direttiva 2024/1760”, EUR-lex.
[24] Vedi: "Salta la direttiva Ue sulla due diligence aziendale. L’Italia si astiene". IlSole24ore, 28 febbraio 2024.