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Quanto costerebbe adeguare lo stipendio degli insegnanti al livello medio europeo?

09 settembre 2022

Intermedio

Quanto costerebbe adeguare lo stipendio degli insegnanti al livello medio europeo?

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Una delle proposte avanzate da alcuni partiti in questa campagna elettorale (tra cui PD, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Lega) è quella di aumentare lo stipendio dei docenti della scuola pubblica italiana eguagliandolo alla media europea. Considerando gli stipendi dei docenti a prezzi correnti la retribuzione media degli insegnanti italiani è di 30.784 euro mentre quella dell’Eurozona è di 44.408 euro. Il costo della riforma sarebbe quindi di circa 11,6 miliardi l’anno.

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Il costo della riforma

Nei programmi elettorali di molti partiti politici (PD, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Lega), sotto la sezione ‘’Istruzione’’ o ‘’Scuola’’, si legge, in modo generico, la volontà di allineare gli stipendi dei docenti della scuola pubblica italiana alla media europea. Analizzando gli stipendi medi contrattuali degli insegnanti a prezzi correnti emerge una distanza piuttosto elevata dal livello medio dell’Eurozona. L’Eurozona viene qui utilizzata come riferimento dato che sembra improbabile che i partiti abbiano intenzione di adeguare le retribuzioni ai livelli prevalenti anche nell’Europa dell’Est. In base ai dati Eurydice per l’anno scolastico 2020-2021,[1] in Italia lo stipendio medio lordo contrattuale di un docente è di 30.784 euro. Nell’Eurozona la media ponderata per il numero di insegnanti e il loro grado in ciascuno stato è 44.408 euro (Fig.1).[2]  In questo dato, pesa molto la Germania che ha stipendi medi di 67.138 euro. La differenza rispetto all’Eurozona è dunque di 13.624 euro.

Tenendo conto che per l’anno scolastico 2020/2021 il numero dei docenti delle scuole pubbliche italiane (di ruolo e non, inclusi quelli di sostegno) è stato di circa 851.393[3], per eguagliare gli stipendi a prezzi correnti di tutti gli insegnanti alla media dell’Eurozona occorrono 11,6 miliardi di euro l’anno. Gli stipendi dei docenti italiani sono in media più bassi di quelli francesi (36.382 euro), spagnoli (38.312 euro) e tedeschi (67.138 euro). Sono più alti di quelli greci (18.330 euro) e maltesi (28.356 euro). Il Lussemburgo distacca tutti gli altri paesi dell’Eurozona arrivando a pagare 102.199 euro l’anno i propri docenti.

Il concetto di “altri paesi europei” contenuto nei programmi dei partiti è volutamente vago. Per questo possiamo considerare che il riferimento sia ad esempio la Francia. In questo caso la differenza con lo stipendio medio italiano è di 5.599 euro e l’adeguamento avrebbe un costo più contenuto, pari a 4,8 miliardi, anziché 11,6.

Un confronto più corretto

I programmi dei partiti sono formulati senza tenere conto che sia il potere d’acquisto sia il per il Pil pro-capite sono diversi fra paesi. Se si tiene conto del potere d’acquisto, più alto in Italia perché i prezzi sono più bassi, il divario retributivo si riduce molto, fino 3.352 euro.Infatti, lo stipendio medio lordo contrattuale annuo di un docente italiano a parità di potere d'acquisto è di 29.669 euro mentre quello dell'Eurozona è di 33.021 euro (Fig.2). La spesa per eguagliare la retribuzione di tutti gli insegnanti al livello dell'Eurozona scenderebbe quindi da 11,6 a 2,9 miliardi l'anno.  

Occorre anche tenere conto della diversità dei Pil pro capite, per il fatto che un paese più ricco può permettersi stipendi più alti. Ma qui ci sono delle sorprese perché negli altri paesi gli stipendi degli insegnanti in rapporto al Pil pro-capite sono più alti che in Italia, ma il Pil pro capite dell’Italia è molto più basso di quello dell’Eurozona (-19,3 per cento).

Lo stipendio lordo medio di un docente italiano (30.784 euro) supera il Pil pro- capite dell’Italia (30.040 euro) solo del 2,5 per cento. Nell’Eurozona invece lo stipendio medio (44.408 euro) supera il pil pro- capite (35.850 euro) del 23,9 per cento. Quindi per portare lo stipendio degli insegnanti allo stesso rapporto con il Pil pro-capite che prevale negli altri paesi bisognerebbe portare lo stipendio medio a 37.211 euro, ossia il 23,9 per cento in più del Pil pro-capite dell’Italia.  L’ aumento sarebbe di 6.428 euro (+20,9 per cento).  In questo caso il costo della riforma sarebbe di 5,5 miliardi. Si noti che comunque lo stipendio medio dell’Italia rimarrebbe molto al di sotto di quello medio dell’Eurozona e il motivo è che il Pil pro-capite dell’Eurozona è più alto di quello dell’Italia. 


[2] Lo stipendio contrattuale è quello stabilito per legge, che in Italia è definito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Istruzione e Ricerca, il quale è legato al numero di ore di insegnamento lavorate (25 ore di lezione per la scuola dell’infanzia, 24 per la primaria e 18 per la secondaria di primo e di secondo grado, a cui sono aggiunte altre 2 ore su base plurisettimanale da dedicare ad attività̀ di programmazione e partecipazione alle riunioni). Vedi Art. 28, comma 5, CCNL scuola 2006-2009. La retribuzione effettiva include anche bonus e indennità per l’acquisto di materiali o per il trasporto pubblico. Lo stipendio è calcolato come media semplice dei diversi ordini di scuola. Per l’Italia: scuola dell’infanzia (€28.686), elementare (€28.868). media (€31.337), superiori (€32.896). Lo stipendio medio dell’Eurozona è una media semplice degli stipendi dei diversi paesi.

[3] Fonte: MIUR. Dal conto del numero di docenti sono escluse le province autonome di Trento, Bolzano ed Aosta. Inoltre, non sono considerati gli insegnanti di religione e il personale educativo.

Un articolo di

Michela Garlaschi

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