Le Autorità Amministrative Indipendenti (AAI) tutelano interessi pubblici in settori sensibili, operando con autonomia dal potere esecutivo. Il loro finanziamento deriva quasi interamente da contributi obbligatori a carico delle imprese vigilate, con l’eccezione del Garante per la protezione dei dati personali (finanziato dallo Stato) e dell’Autorità Anticorruzione. Tra il 2019 e il 2024, le spese complessive delle AAI sono cresciute del 43%, molto più del Pil (23%) e di quelle della Pubblica Amministrazione (26%), con un picco del 66% per il Garante per la protezione dei dati personali. Questo ha riflesso una forte crescita della spesa per il personale (49%), inclusi gli stipendi per dipendente. Nonostante il saldo di gestione sia rimasto costantemente positivo, l’aumento di queste spese richiederebbe un approfondimento sulla loro reale necessità, sui possibili margini di riduzione degli oneri a carico delle imprese e sull’opportunità di ripensare il modello di finanziamento, ricorrendo eventualmente alla fiscalità generale.
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Le Autorità Amministrative Indipendenti (AAI) sono enti di diritto pubblico, istituiti dalla legge e dotati di elevata competenza tecnica, posti a tutela di interessi in ambiti sensibili e costituzionalmente rilevanti. Una loro caratteristica è l’indipendenza, almeno parziale, dal potere esecutivo e dagli operatori di mercato, in termini di autonomia decisionale e potere di intervento (regole, controlli, sanzioni, atti di indirizzo) sui comportamenti delle imprese. Le AAI nascono per evitare che l’attività di regolazione e monitoraggio dei settori in questione sia soggetta a interessi politici di breve periodo.
Questa nota si concentra sulle AAI di tipo non finanziario, attive nei settori dei trasporti, delle comunicazioni, dell’energia, delle reti e dell’ambiente, dei dati personali, dell’anticorruzione e della concorrenza (vedi Tav. 1 per l’elenco e i relativi acronimi).

Chi finanzia le AAI
L’indipendenza finanziaria delle AAI è fondamentale per lo svolgimento delle loro funzioni, anche nell’interesse di chi opera nel mercato di competenza. Per questo, le AAI sono finanziate da contributi obbligatori a carico dei soggetti vigilati/regolati, mediante prelievi espressi in percentuale del fatturato e da trasferimenti dal bilancio dello Stato.
Per AGCOM, ARERA, ART e ANAC, le aliquote sono fissate dall’Autorità con propria deliberazione, entro limiti massimi previsti per legge, ma diventano efficaci dopo l’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’ART è interamente finanziata tramite un contributo obbligatorio a carico degli operatori del settore dei trasporti. Per il 2025, l’aliquota per gli operatori con fatturato superiore a 7 milioni di euro era dello 0,45 per mille del fatturato, in calo rispetto allo 0,6 per mille del 2020 (Fig. 1).[1]
L’ARERA applica un contributo dello 0,27 per mille sul fatturato delle imprese nel mercato dell’elettricità e del gas, dello 0,27 per mille per i servizi idrici, dello 0,30 per mille per i rifiuti, inclusi anche i soggetti di diritto estero che operano in Italia.[2]
L’AGCOM prevede aliquote che variano dallo 0,135 per mille sul fatturato dei servizi digitali fino al 2 per mille per le piattaforme di condivisione video, i diritti d’autore, i motori di ricerca e i servizi media.[3] Inoltre, l’AGCOM impone contributi per il rilascio e/o il rinnovo delle autorizzazioni alla prestazione di servizi di media.[4]
L’AGCM, non operando in alcun mercato specifico, si finanzia con un contributo dello 0,057 per mille a carico delle società di capitali con fatturato superiore ai 50 milioni di euro.[5]
L’ANAC prevede un contributo connesso alle procedure di affidamento, calcolato in base all’importo stimato dell’appalto o della concessione, purché superiore a 40.000 euro. L’obbligo ricade sulla stazione appaltante (0,84 per mille) e sull’operatore economico che presenta l’offerta (0,105 per mille). Poco più del 15% delle entrate è però coperto dallo Stato. L’ANAC impone una tariffa per l’iscrizione all’albo nazionale dei commissari di gara.[6]
Il GPDP è finanziato integralmente dallo Stato e i proventi delle sanzioni che applica affluiscono al bilancio statale (e solo fino al 50% del gettito annuo può essere riassegnato al fondo dell’Autorità per attività specifiche, quali ispezioni, sensibilizzazione e attuazione del GDPR).[7]
Riassumendo, fatta eccezione per il GPDP e, in misura inferiore, l’ANAC, le AAI sono finanziate dalle imprese del settore.[8]
Dal 2019, le aliquote di contribuzione si sono ridotte dell’11% per l’AGCOM e del 25% per l’ART. Sono invece aumentate le aliquote dell’ARERA (18,7%) e dell’ANAC (34% per gli enti appaltanti e 6% per le imprese; Fig. 1). Quelle di AGCM e ANAC per le imprese sono rimaste sostanzialmente stabili.

Il conto economico delle AAI (2019-24)
Nel complesso, negli ultimi anni le entrate e, soprattutto, le uscite delle AAI sono cresciute più rapidamente del Pil (Tav. 2). Tra il 2019 e il 2024, a fronte di un aumento cumulato del Pil del 23%, le entrate sono aumentate del 28% e le uscite del 43%.
Il saldo è sempre rimasto positivo, oscillando tra 18 e 111 milioni. Questo risultato di bilancio viene destinato a fondi di riserva vincolati (fondi rischi, fondi di quiescenza, ecc.) o è versato obbligatoriamente allo Stato.[9]

Sempre tra il 2019 e il 2024, l’aumento delle entrate, che nel complesso è solo di poco superiore a quello del Pil, è stato però piuttosto eterogeneo tra le diverse AAI (Tav. 3). L’aumento più forte è stato per il GPDP (71%), finanziato dal bilancio statale. Al secondo posto c’è l’ART (59%), nonostante il calo dell’aliquota di contribuzione. Segue l’AGCM (46%), nonostante l’aliquota sia rimasta invariata. Più basso l’aumento delle entrate dell’AGCOM (25%) e dell’ANAC (24%), in linea col Pil, nonché di ARERA (11%). Questi diversi andamenti dipendono dalle differenze nella crescita della base imponibile: in particolare, il buon andamento del fatturato dei trasporti (+84%) spiega il forte aumento delle entrate dell’ART, nonostante la riduzione dell’aliquota.[10] Diverso è il caso del GPDP, secondo cui i maggiori versamenti dello Stato sarebbero stati necessari per far fronte alla digitalizzazione, all’intelligenza artificiale e all’espansione del telemarketing.[11]
L’andamento delle entrate potrebbe però anche essere stato influenzato da quello delle spese. Data una certa crescita della base imponibile, è possibile che alcune decisioni sull’aliquota siano state prese in funzione della necessità di coprire spese crescenti.
Tra il 2019 e il 2024, le spese delle AAI sono cresciute del 43%, a un tasso molto superiore a quello del Pil e delle entrate, nonché a quello delle Amministrazioni pubbliche (26% per la spesa al netto degli interessi).[12] Aumenti superiori al 30% sono stati osservati per GPDP (66%), ART (48%), ARERA (46%) e ANAC (33%) (Tav. 3).
Questi aumenti sono stati legati alla spesa per il personale, principale voce di bilancio delle AAI, cresciuta del 95% per il GPDP, del 74% per l’ART, del 66% per l’ANAC, del 49% per l’ARERA, del 45% per l’AGCM. Solo AGCOM ha registrato aumenti più contenuti (24%). A titolo di riferimento, l’aumento della spesa per il personale delle amministrazioni pubbliche è stato del 13,8% nello stesso periodo.[13]

Il forte aumento delle spese per il personale è dovuto sia all’aumento del numero di dipendenti sia al costo medio per dipendente. L’aumento del numero di dipendenti è particolarmente forte per il GPDP (41%), ma è rilevante anche per l’AGCM (19%), l’ART (17,6%) e l’ARERA (13%). L’aumento è invece contenuto per ANAC (6,6%), mentre AGCOM registra una riduzione del 3% (Fig. 2). Gli aumenti delle retribuzioni per dipendente sono elevati in tutte le AAI (Fig. 3): dal 2019 al 2024, il costo medio per dipendente è aumentato del 56% per ANAC, del 48% per ART, del 38% per GPDP, del 33% per ARERA, del 27,6% per AGCOM e del 22% per AGCM.[14]
L’aumento dei costi in misura superiore alle entrate (nonostante queste abbiano beneficiato di maggiori trasferimenti dallo Stato per circa 35 milioni, con una crescita del 114%) non ha comportato sistematici disavanzi per il totale delle autorità considerate, ma si è tradotto in un risultato di gestione più basso di quasi 20 milioni.
Questi sviluppi sollecitano le seguenti domande:
- Il forte aumento delle spese per il personale osservato dal 2019, soprattutto in termini di stipendi pro capite, poteva essere evitato senza compromettere la capacità operativa delle AAI?
- Sarebbe stato possibile ridurre le aliquote contributive in misura superiore a quanto fatto per ART e AGCOM, o di ridurle per ANAC, ARERA e AGCM?
- Sarebbe stato possibile ridurre i contributi statali verso ANAC e GPDP?
- Dato che il risultato di gestione delle AAI è ancora significativo, sarebbe possibile utilizzarlo per ridurre i contributi richiesti alle imprese?
- La modalità di finanziamento delle AAI è ancora adeguata alla luce del fatto che svolgono attività di interesse generale e non solo servizi alle imprese vigilate? Non sarebbe più opportuno ricorrere alla fiscalità generale?


[7] Vedi: Preventivo Economico nel bilancio di previsione dell’esercizio 2026: trasferimenti da ministeri.
[8] Le grandi imprese possono essere regolate da più autorità. Un operatore come TIM rientra nel perimetro dell’AGCOM per le comunicazioni elettroniche e la tutela dell’utenza; può essere oggetto di intervento dell’AGCM in materia di concorrenza e tutela del consumatore; è vigilato dal Garante privacy per il trattamento dei dati; e interagisce con l’ANAC nelle procedure di evidenza pubblica, come operatore economico e, nei casi previsti, come soggetto aggiudicatore, e con la CONSOB, come società quotata. In questi casi un’impresa paga i contributi obbligatori imposti da tutte le autorità a cui è soggetta.
[9] L’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, al comma 594 interviene sulle modalità di versamento dei risparmi di spesa delle Autorità Indipendenti al bilancio dello Stato.
[14] Il forte aumento dell’ANAC riflette un cambiamento organizzativo. In origine il personale dell’ANAC era sostanzialmente inquadrato nel regime del pubblico impiego contrattualizzato, con trattamenti economici assimilabili a quelli delle amministrazioni statali e dei ministeri. Dal 2019, all’ANAC è stata riconosciuta l’autonomia regolamentare relativa alle retribuzioni dei propri dipendenti (vedi l’art. 52-quater del decreto-legge 24 aprile 2017 n. 50, convertito nella legge 21 giugno 2017 n. 96). Con tale riforma il personale è stato progressivamente inquadrato nella scala stipendiale dell’AGCM.