Nella graduatoria dei Paesi dell’eurozona con la più alta incidenza della spesa pubblica sul Pil l’Italia si colloca al quinto posto. Se si guarda alla spesa primaria, ossia al netto degli interessi sul debito, l’Italia migliora la sua posizione relativa e si colloca al settimo posto, in prossimità della media dell’area. La differenza rispetto a Paesi generalmente ritenuti più attenti all’equilibrio dei conti è in gran parte spiegata dal differenziale di Pil pro capite. Ad esempio, il rapporto spesa primaria su Pil dell’Irlanda è al 22%: sarebbe al 48% (oltre un punto sopra l’Italia) se, a parità di altre circostanze, avesse il Pil pro capite dell’Italia. Facendo la stessa simulazione, tutti i Paesi che per qualche tempo sono stati definiti “frugali” (Olanda, Austria, Germania e Finlandia) avrebbero una spesa primaria più alta dell’Italia.
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Nella graduatoria dei Paesi dell’eurozona con la più alta incidenza della spesa pubblica sul Pil l’Italia si colloca al quinto posto.[1] Nonostante significativi miglioramenti rispetto agli anni precedenti, nel 2024 il nostro Paese registrava una spesa pubblica pari al 50,6% del Pil, immediatamente dietro a Finlandia e Francia (circa il 57% del Pil), Austria e Belgio (rispettivamente 56% e 54%) e 4,6 punti sopra alla media dell’eurozona che si attesta al 46% del Pil (Fig. 1). Spicca la differenza (in peggio) rispetto ad alcuni Paesi, in particolare la Spagna (che si colloca al 45%), il Portogallo (43%) e, soprattutto, l’Irlanda (22%, ben 28 punti meno dell’Italia).

Una parte della differenza rispetto agli altri Paesi è dovuta alla maggiore spesa per interessi che è la conseguenza di un alto debito pubblico e di uno spread che, rispetto agli altri Paesi e malgrado i rilevanti progressi degli ultimi anni, è ancora il più alto dell’eurozona. Se si guarda alla spesa primaria, ossia al netto degli interessi sul debito, l’Italia, con il suo 46,8%, si colloca al settimo posto e dunque migliora al sua posizione relativa (Fig.2).[2] In particolare viene superata anche dalla Germania (48,6%) e dalla Croazia (47%).
Tuttavia, il dato italiano rimane superiore sia a quello di Paesi più “ricchi” (in termini di Pil pro capite), come Irlanda e Paesi Bassi, sia a quello di Paesi meno “ricchi” come Spagna e Portogallo; il che suggerisce che nel primo caso vi sia un elevato contributo della crescita economica, mentre, nel secondo caso, prevale una politica economica più attenta alla gestione dei conti pubblici.

Per capire quali di queste due forze giochi un ruolo dominante nel determinare l’elevato livello di spesa primaria italiana, e al tempo stesso comprendere perché alcuni Paesi (come Austria, Belgio e Germania) riescano a sostenere una spesa superiore alla nostra, la prossima sezione contiene un esercizio controfattuale in cui si valuta quanto spenderebbero i Paesi dell’eurozona se avessero il Pil pro capite dell’Italia. Una spesa maggiore dell’Italia (in percentuale al Pil) indicherebbe che il differenziale di spesa rispetto agli altri Paesi può essere spiegato interamente dalla stagnazione relativa dell’economia italiana, mentre una spesa inferiore sarebbe un indizio di una gestione della spesa pubblica più oculata da parte degli altri Paesi.
Quanto spenderebbero i Paesi dell’eurozona se avessero il nostro stesso Pil pro capite?
Per capire quanto la crescita abbia influito sui differenziali di spesa tra i vari Paesi, mostriamo i livelli di spesa primaria (in percentuale al Pil) dei vari Paesi dell’eurozona se avessero il Pil pro capite italiano, isolando così l’effetto della crescita sulle differenze di spesa pubblica (Fig. 3 e Tav. 1 colonna a). Il grafico evidenzia come il panorama della spesa primaria dei Paesi dell’eurozona cambierebbe sostanzialmente se tutti avessero il livello di Pil pro capite italiano. Molti Paesi che attualmente si collocano su livelli inferiori ai nostri, sarebbero considerati meno “frugali”. Ad esempio, l’Irlanda, pur avendo oggi una spesa molto bassa in rapporto al proprio Pil (pari a circa il 22%), se avesse il Pil pro capite dell’Italia, avrebbe un livello di spesa del 48%; risultando quindi lievemente superiore al nostro 46,8%.
Per chiarire la metodologia si consideri ancora il caso (limite) dell’Irlanda. A cambi e prezzi correnti il Pil pro capite dell’Irlanda è 2,79 volte quello dell’Italia (si veda la Tav. 1, colonna c). Tuttavia, secondo la banca dati del Fondo Monetario Internazionale, i prezzi in Irlanda sono più alti che in Italia. Il rapporto è pari 1,28 (Tav. 1 colonna d). Quindi per ottenere un Pil pro capite confrontabile con quello dell’Italia dobbiamo dividere 2,79 per 1,28. Otteniamo 2,19 (colonna e). Questo è il rapporto fra il Pil pro capite dell’Irlanda (valutato ai prezzi dell’Italia) e il Pil pro capite dell’Italia. Moltiplicando la spesa su Pil dell’Irlanda (21,9%, colonna a) per 2,19 si ottiene circa 48% (colonna f). Questo sarebbe il rapporto spesa (primaria) su Pil se l’Irlanda avesse il Pil pro capite dell’Italia e, ovviamente, a parità di tutte le altre circostanze. Fra le tante altre circostanze di cui è bene tenere conto, la più importante è quella che i dividendi della crescita vengano usati per ridurre il debito pubblico e non per aumentare la spesa. Se l’Irlanda avesse utilizzato i dividendi della crescita per aumentare la spesa non avrebbe un rapporto spesa/Pil tanto basso. Ciò indica che la crescita svolge una funzione cruciale, ma occorrono anche politiche di bilancio prudenti.
Un altro caso meritevole di attenzione è quello dell’Olanda: con Pil pro capite italiano, spenderebbero addirittura il 58,4% anziché il 44%, il che ha la seguente interpretazione. Nel confronto con l’Italia, non è del tutto corretto dire che l’Olanda spende meno; è invece corretto dire che l’Olanda ha un Pil pro capite molto più alto.

Inoltre è utile sottolineare come Paesi più ricchi del nostro (Austria, Belgio, Germania e Finlandia) possono sostenere livelli di spesa pubblica superiori ai nostri grazie all’elevato benessere raggiunto. Con il Pil pro capite dell’Italia, la spesa su Pil dell’Austria sarebbe pari a 65,6% (anziché 55,0%), quella del Belgio 63,5% (anziché 52,8%), quella della Germania 56,9%, anziché 48,6%. La Finlandia sarebbe addirittura al 60,9%.
In ogni caso tutti i Paesi che fino a poco tempo fa venivano definiti “frugali” oggi hanno una spesa su Pil maggiore dell’Italia. Questa affermazione vale già nei dati grezzi (colonna a) per Finlandia, Austria e Germania. Vale anche per l’Olanda nei dati dell’esercizio controfattuale (colonna g).
Questi dati confermano, se mai ve ne fosse ancora bisogno, che per il nostro Paese non è sufficiente concentrarsi esclusivamente sul contenimento della spesa pubblica, ma è altrettanto fondamentale perseguire politiche orientate alla crescita. Spiegano anche perché l’Italia, per quasi tutti i comparti della PA, è costretta a contenere la spesa pro capite a livelli inferiori a quella degli altri Paesi occidentali dell’eurozona. Sino a quando non recupereremo il gap di crescita con gli altri Paesi, la nostra spesa pro capite dovrà essere inferiore alla loro.

Le lezioni più interessanti possono venire all’Italia da Paesi come la Spagna e il Portogallo che hanno al tempo stesso un Pil pro capite e una spesa su Pil più bassi dell’Italia. La Spagna ha un Pil pro capite più basso di quello dell’Italia del 13% (colonna b) e una spesa/Pil pari solo a 43,5% (colonna a). Il Portogallo ha un Pil pro capite che è solo il 72% di quello dell’Italia, ma ha una spesa/Pil al 40,9%. Questi due Paesi ci mostrano che è possibile spendere meno di quanto faccia l’Italia.
[1] Il Lussemburgo non è stato incluso nell’analisi poiché è un caso molto particolare ed è “fuori scala” rispetto a tutti gli altri Paesi.
[2] Il 46,8% segnala una performance decisamente migliore rispetto al 2023, quando la spesa primaria si attestava al 50,5%; la differenza è dovuta soprattutto all’interruzione dei bonus edilizi 110%.