Europa

La Spagna cresce e noi no

05 dicembre 2025

Facile

La Spagna cresce e noi no

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Il Pil spagnolo è cresciuto cumulativamente del 9,8% dal 2019 (l’anno pre-Covid), più del 6,5% italiano. Attribuire il divario solo alla maggior crescita dell’occupazione, trainata dall’immigrazione, è però un errore. Il numero di occupati è sì aumentato più in Spagna che in Italia, grazie a una forte immigrazione regolare, ma le ore lavorate per occupato sono cresciute più in Italia, portando a un aumento totale delle ore lavorate. Tuttavia, la produttività oraria spagnola è avanzata del 2,1% nel periodo, mentre quella italiana è scesa del 2,5%. Una possibile interpretazione di questi dati è che la maggiore crescita della produttività oraria in Spagna sia stata utilizzata in parte per produrre di più e in parte per ridurre, rispetto all’Italia, gli orari di lavoro. L’aumento degli occupati avrebbe fatto poi la differenza in termini di produzione totale.

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Secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, il Pil della Spagna a fine 2025 sarà cresciuto del 3% rispetto al 2024, meglio dell’1,3% dell’Eurozona ma soprattutto dello 0,4% dell’Italia.[1] Dal quarto trimestre del 2019 (l’ultimo pre-Covid) al terzo trimestre del 2025 la crescita del Pil spagnolo è stata cumulativamente del 9,8%, contro il 6,5% italiano (Fig. 1). Fino a fine 2022 l’Italia era cresciuta di più rispetto alla Spagna, che aveva solamente recuperato quanto perso con il Covid, ma poi la tendenza si è invertita.

La miglior performance spagnola rispetto all’Italia è spiegata dall’occupazione, dall’aumento di ore lavorate per occupato o dalla produttività oraria? I dati indicano che la miglior performance è dovuta al maggior aumento dell’occupazione e della produttività oraria, mentre le ore lavorate per occupato sono cresciute più in Italia.[2]

I dati

Nonostante la crisi demografica spagnola sia tanto seria quanto quella italiana (il tasso di fecondità – numero medio di figli per donna – in Spagna nel 2023 è stato di 1,12 contro l’1,21 dell’Italia), la crescita della forza lavoro è alimentata da un ampio flusso di migranti. La loro integrazione è facilitata dal fatto che la lingua spagnola è parlata in gran parte dell’America Latina, la principale fonte di immigrati. Di conseguenza, la popolazione in età lavorativa aumenta e così l’occupazione. Negli ultimi sei anni, il numero di occupati è cresciuto del 10,1%. Anche nel nostro Paese l’occupazione è cresciuta, alimentata da un forte aumento nella partecipazione al mondo del lavoro, ma l’aumento è stato limitato al 5,9% (Fig. 2).

Il numero totale di ore lavorate, ciò che conta ai fini del Pil, è però aumentato più in Italia (9,4%) che in Spagna (7,7%, Fig. 3). Questo perché le ore lavorate da ogni occupato in Italia sono aumentate del 3,5%, mentre in Spagna sono diminuite del 2,2% (Fig. 4).

Il differenziale di crescita a favore della Spagna è quindi spiegato dalla produttività per ora lavorata, che in quel Paese è cresciuta del 2,1% nel periodo considerato, mentre in Italia è diminuita del 2,5% (Fig. 5).

Una possibile lettura di questi dati è che la maggiore crescita della produttività oraria in Spagna sia stata utilizzata in parte per aumentare la produzione e in parte per ridurre gli orari di lavoro.[3] L’aumento degli occupati avrebbe fatto poi la differenza in termini di produzione totale.

 


[1] Vedi link. I dati rivisti sul terzo trimestre dell’Italia, non disponibili al momento delle ultime stime della Commissione, suggeriscono che la crescita possa essere leggermente superiore (0,5-0,6%).

[2] I dati provengono da Eurostat: per il Pil, vedi questo link; per il numero di occupati, vedi questo link; per il numero di ore lavorate, vedi questo link; per la produttività, vedi questo link.

[3] La tendenza a ripartire guadagni di produttività tra maggiore produzione e riduzione della giornata lavorativa è quella che si è manifestata nel corso degli ultimi due secoli in tutti i Paesi del mondo.

Un articolo di

Gianmaria Olmastroni

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