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La corruzione in Italia nel 2021: un aggiornamento

13 maggio 2022

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La corruzione in Italia nel 2021: un aggiornamento

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L’indice di percezione della corruzione di Transparency International del 2021, contenuto in un rapporto recentemente pubblicato, mostra un netto miglioramento per l’Italia rispetto al 2020, riprendendo la tendenza positiva interrottasi proprio nel 2020. Tuttavia, l’Italia è ancora lontana dalla media europea. Riguardo l’esperienza diretta della corruzione, il nostro paese ricopre invece una posizione migliore rispetto alla media UE.

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L’Indice di percezione della corruzione (CPI) - dati 2021

L'indice di percezione della corruzione (CPI) è pubblicato annualmente da Transparency International. L’indice, che va da 0 (per paesi più corrotti) a 100 (per paesi meno corrotti), si basa su 13 sondaggi di esperti del settore e di rappresentanti di imprese condotti da varie istituzioni (per esempio la Banca Mondiale) e ha l’obiettivo di misurare il grado corruzione percepita.

Transparency International ha di recente pubblicato il rapporto contenente i risultati per il 2021.[1] Dopo l’interruzione nel trend di miglioramento osservato nel 2020, l’indice italiano è tornato a crescere, raggiungendo un valore di 56 (Fig. 1).

L’Italia guadagna così dieci posizioni rispetto alla graduatoria del 2020, assestandosi al 42esimo posto su 180 paesi nel mondo (17esimo posto sui 27 paesi UE). Il punteggio italiano resta però inferiore a quello medio europeo (56 e 64 rispettivamente; Tav.1). I risultati migliori sono raggiunti da Danimarca, e Finlandia (88 punti) mentre i peggiori da Romania, Ungheria e Bulgaria (rispettivamente, 45, 43 e 42).

L’Italia sta colmando gradualmente il divario rispetto ai principali paesi europei e non è ora lontana dalla Spagna, mentre è ancora notevole il divario con Germania e Francia (Fig. 2)

Secondo quanto riportato dalla Presidentessa di Transparency International Italia Iole Savini, il miglioramento ottenuto nel corso degli anni è frutto di vari fattori: l’approvazione della legge Severino nel 2012, l’istituzione dell’autorità nazionale anticorruzione nel 2014 e la legge whistleblowing nel 2017.[2]

I problemi degli indici di percezione della corruzione

Gli indici di percezione della corruzione corrono il rischio di rappresentare un paese “più corrotto” di quello che è realmente. Questo perché spesso la “corruzione percepita” riflette valutazioni soggettive, e può essere influenzata dalle notizie diffuse dai mezzi di comunicazioni. Inoltre, l’intervistato potrebbe rispondere con riferimento a ciò che ritiene essere la risposta esatta piuttosto che quella ritenuta da lui vera.[3]

Al netto di queste criticità, i risultati del 2021 mostrano come l’Italia stia proseguendo il suo percorso di miglioramento della corruzione percepita, anche se il gap con i paesi più virtuosi è ancora ampio.

Il Global Corruption Barometer - dati 2020

Ulteriori informazioni sulla corruzione sono contenute in un’altra rilevazione del Transparency International, il “Global Corruption Barometer 2021”, basato su un sondaggio di comuni cittadini (nel caso italiano, circa 1500 cittadini).[4] La pubblicazione del 2021 però si riferisce a sondaggi condotti nel 2020 e non consente quindi di confermare se il miglioramento osservato per il CPI nel 2021 si estende ai sondaggi condotti sulla popolazione italiana. Inoltre, il Global Corruption Barometer:

  • non produce indici sintetici del livello di corruzione, ma riporta solo risposte a specifiche domande;
  • riguarda sia la percezione della corruzione sia l’esperienza diretta della corruzione.

Tra i principali risultati per l’Italia relativi alla percezione della corruzione, il 34 per cento degli intervistati pensa che la corruzione sia aumentata tra il 2019 e il 2020 (mentre il CPI riportava una staticità nella percezione della corruzione). Inoltre, quasi il 60 per cento degli intervistati temerebbe per la propria incolumità in caso di denuncia di episodi di corruzione.

Riguardo l’esperienza della corruzione, il 3 per cento degli italiani che hanno interagito con la pubblica amministrazione dichiara di aver pagato tangenti in cambio di un servizio pubblico negli ultimi 12 mesi. Il dato italiano è inferiore rispetto a quello medio europeo (7 per cento), indicando che il nostro paese figura meglio negli indici di esperienza della corruzione rispetto a quelli di percezione della corruzione. Ciò detto, la media europea è pesantemente influenzata da valori molto elevati per i paesi Est Europei, mentre rimaniamo al di sopra dei paesi nordici, che si confermano essere i meno corrotti d’Europa (Fig. 3). Inoltre, il pagamento di una tangente per ricevere un servizio pubblico non esaurisce tutte le forme di possibile corruzione e non comprende quelle principali nel nostro paese (per esempio, pagare una tangente per vincere un appalto pubblico).

Un altro aspetto relativo a pratiche poco trasparenti riguarda l’approfittare di legami personali per ottenere servizi o benefici. Il 30 per cento degli italiani dichiara di aver approfittato di tali connessioni. Siamo in questo caso vicini alla media europea (33); tuttavia, il valore è al di sotto di Francia e Spagna (48 e 40 per cento), seppure bel al di sopra della Germania (21 per cento; Fig.4).

Il settore in cui le connessioni personali sono maggiormente sfruttate in Italia è la sanità (29 per cento), seguita da polizia (24 per cento), scuola pubblica (23 per cento), servizi per l’erogazione di benefici di sicurezza sociale (22 per cento) e servizi per la richiesta di documenti ufficiali (21 per cento).


[2] La legge Saverino prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna. La legge whistleblowing prevede la tutela del dipendente pubblico e privato predisponendo “almeno un canale alternativo di segnalazione idoneo a garantire, con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante”.

Un articolo di

Francesco Bortolamai

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