Il grande interesse suscitato dalle prossime elezioni regionali suggerisce che il ruolo delle regioni sia aumentato nel tempo rispetto a quello del resto della Pubblica Amministrazione. In realtà, la quota di spesa delle regioni è diminuita sia rispetto alla spesa totale della Pubblica Amministrazione, sia rispetto al Pil. Per quanto riguarda la composizione della spesa regionale, la sanità continua a rappresentare oltre il 70% dei bilanci delle regioni, mentre la restante parte risulta frammentata in numerosi settori: a parte la spesa per trasporti e quella per i servizi istituzionali, nessuna voce raggiunge una quota del 3% della spesa totale. Questa frammentazione in numerose piccole voci riflette l’ampiezza delle aree per cui le regioni hanno competenza congiunta con lo Stato e la scelta, da parte delle regioni, di essere presenti in ognuna di queste aree, nonostante la scarsità delle risorse complessive, con un aumento dei costi amministrativi.
* * *
Con l’avvicinarsi delle elezioni in diverse regioni, l’interesse per questo comparto della Pubblica Amministrazione (PA) è aumentato. Questa nota analizza l’evoluzione della spesa delle regioni dal 2007 per identificarne l’andamento complessivo e descriverne la composizione.
L’evoluzione della spesa
La quota di spesa pubblica gestita dalle regioni è tendenzialmente scesa dal 2007 (Fig. 1).[1] Al netto della spesa per altri enti territoriali e per interessi (quest’ultima voce prevalentemente a carico del bilancio statale), la quota di spesa delle regioni è scesa dal 22% nel 2007 a meno del 18% nel 2023, quando ammontava a 190 miliardi.[2] Nel 2024 si è registrato un rimbalzo, con il rapporto salito al 19,2%, in gran parte per la riduzione della spesa complessiva della PA legata principalmente alla conclusione del programma Superbonus 110%. Il livello resta comunque inferiore a quello del 2007.

Questo declino tra il 2007 e il 2024 riflette da un lato il leggero calo tendenziale della spesa delle regioni rispetto al Pil (Fig. 2a), dall’altro il significativo aumento tendenziale della spesa primaria del resto della PA (Fig. 2b).

La sanità al centro delle spese delle regioni
La sanità è la voce principale di spesa delle regioni, assorbendo oltre il 70% delle risorse (Fig. 3). Questo riflette il fatto che la gestione della spesa sanitaria è affidata costituzionalmente alle regioni. Il peso della sanità sul bilancio delle regioni è oscillato tra 2007 e 2023, ma senza un trend definito.[3] Anche per la spesa sanitaria la parte corrente è preponderante, costituendo oltre il 95% del totale lungo l’intera serie storica.
Il leggero calo (-0,57 punti percentuali) della quota di spesa delle regioni sul Pil osservato tra il 2007 e il 2023 (Fig. 2) è attribuibile per -0,33 punti alla spesa non sanitaria e per -0,24 punti a quella sanitaria (Figure 4 e 5).



Distribuzione della spesa delle regioni
I dati Istat discussi in precedenza non hanno una spaccatura per tipo di servizio fornito, tranne che per l’indicazione della spesa per la sanità. Per avere una spaccatura più dettagliata abbiamo quindi utilizzato dati del Ministero dell’Economia e Finanza (disponibili solo dal 2016).[4]
Questa serie mostra una percentuale di spese sanitarie intorno al 73% nel 2023, in linea con i dati Istat. Il resto della spesa è frammentato in numerosi settori (Tav. 1). Il principale è quello dei trasporti, la cui quota supera il 7%, a cui seguono i servizi istituzionali (5,4%), relativi ai costi amministrativi di gestione della regione stessa (per esempio, il funzionamento dei consigli regionali e degli assessorati). Nessuna delle altre voci raggiunge il 3%.

Questa frammentazione in numerose piccole voci di spesa trova spiegazione nell’articolo 117 della Costituzione, che prevede che le regioni abbiano responsabilità legislativa, in via concorrente con lo Stato, in numerose aree, senza che peraltro abbiano risorse sufficienti e significative per concretizzare il loro intervento in tali aree se non in misura minore. Anche la composizione dei governi e delle amministrazioni regionali (abbondano gli assessori e i relativi assessorati) riflette il tentativo di essere presenti a livello locale in una molteplicità di aree, aumentando il peso della burocrazia nel gestire interventi che sono, in termini di risorse, molto limitati. Questa frammentazione può ridurre l’efficacia degli interventi regionali, con ricadute sulla qualità e uniformità dei servizi offerti ai cittadini. È inoltre costoso dal punto di vista amministrativo essere presenti in diverse aree per importi limitati.
Tra i settori con spesa superiore all’1%, vi sono: previdenza complementare (2,49% della spesa delle regioni), valorizzazione dell’ambiente e sviluppo sostenibile (2,33%), istruzione (2,13%), sostegno all’innovazione per i settori produttivi (1,91%), tutela e sicurezza sul lavoro (1,55%) e agricoltura (1,11%).
Un’ultima annotazione. Questa situazione descrive l’attuale stato delle cose, prima del completamento della riforma dell’“autonomia differenziata” prevista dalla legge n.86/2024, che disciplina il processo attraverso cui le regioni possono accordarsi con lo Stato per ricevere ulteriori forme di autonomia e relative risorse. In prospettiva, ciò potrà modificare la distribuzione delle spese delle regioni, aumentando il peso dei settori per cui verrà richiesta autonomia.
[1] I dati sulla spesa delle regioni utilizzati in questa nota (relativi alle regioni a statuto ordinario, a quelle a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano) sono di fonte Istat. L’Istat, nella sua presentazione standard della spesa della PA, coerente con la contabilità nazionale, pubblica solo i dati del sottosettore “enti locali”, senza distinzione tra regioni, province e comuni. Tuttavia, vengono separatamente pubblicati dati dal 2007 al 2023 che sintetizzano i bilanci consuntivi di regioni e province autonome (vedi Spese delle unità istituzionali centrali e locali (Regioni e province autonome)) che sono la base dei dati usati in questa nota, anche se la piena uniformità delle informazioni è garantita solo dal 2017, anno in cui tutte le regioni hanno adottato il nuovo sistema di classificazione dei bilanci previsto dalla legge (vedi Nota-metodologica, Istat). I dataset regionali presentano due diverse misure della spesa: impegni e pagamenti. Gli impegni sono le spese che l’amministrazione si è impegnata a sostenere, ma che non comportano necessariamente un’uscita immediata di cassa. I pagamenti, invece, riguardano le somme effettivamente spese. In questa nota vengono utilizzati i dati sugli impegni, più vicini ai concetti di spesa pubblica utilizzati ai fini di contabilità nazionale. Per lo stesso motivo si utilizzano solo le informazioni sulla spesa corrente e in conto capitale, escludendo le spese verso altri enti territoriali e locali, e altre informazioni contenute nei bilanci delle regioni riportate dall’Istat che non corrispondono alle definizioni di spesa utilizzate in contabilità nazionale (per esempio, il rimborso di prestiti). Per maggiori informazioni sulle definizioni delle voci di bilancio, vedi Glossario bilanci consuntivi regioni e province autonome. La spesa delle regioni del 2024 utilizzata per le Fig. 1 e 2 è stimata in base alle informazioni disponibili, principalmente relative all’andamento della spesa sanitaria.
[2] Nel 2023 la spesa per interessi della PA era di 77,8 miliardi, contro soli 1,7 miliardi per le regioni. Questo squilibrio è dovuto al fatto che il debito pubblico è essenzialmente debito dello Stato, mentre gli enti locali, incluse le regioni, hanno regole di bilancio che limitano strettamente la loro possibilità di indebitarsi.
[3] Questo valore di spesa sanitaria delle regioni (pari a circa 139 miliardi nel 2023 su una spesa primaria totale di 190 miliardi) è dato dalla somma di trasferimenti correnti, trasferimenti in conto capitale dai bilanci alle ASL o altri servizi sanitari e spese per l’acquisto diretto di servizi sanitari da parte delle regioni. Dal momento che la spesa per acquisti di servizi sanitari è stata identificata nei bilanci solo dal 2017, per gli anni precedenti si è stimata una percentuale fissa, pari alla quota del 2017, aggiunta alla spesa sanitaria totale composta dalle voci già presenti.
[4] I dati MEF sono disponibili al link: OpenBDAP | Scopri, Esplora e Analizza la Finanza degli Enti Territoriali