Il 9 giugno è stata firmata una pre-intesa per il rinnovo del contratto 2025-2027 delle Funzioni Centrali della Pubblica Amministrazione. Gli aumenti salariali previsti nel triennio, il 5,4%, non compensano l’inflazione cumulata nello stesso periodo e comportano quindi una perdita di potere d’acquisto. Nonostante il rinnovo, le retribuzioni reali dei dipendenti pubblici resteranno inferiori ai livelli precedenti alla pandemia. La dinamica si inserisce in una tendenza di più lungo periodo: dopo il picco del 2009-2010, i salari reali nel settore pubblico sono diminuiti quasi senza interruzioni.
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Il 9 giugno è stata sottoscritta l’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per il personale del comparto delle “Funzioni Centrali” per il triennio 2025-2027.[1] L’accordo, che è stato siglato dall’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) e dalle principali organizzazioni sindacali, interesserà circa 205mila lavoratori e entrerà in vigore dopo i controlli della Ragioneria Generale dello Stato e della Corte dei Conti. È probabile che questo contratto influenzi anche i rinnovi contrattuali negli altri comparti del pubblico impiego.
Aumenti in termini nominali e al netto dell’inflazione
Il nuovo contratto comporta un ulteriore incremento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, dopo quello introdotto con il rinnovo del CCNL 2022-2024 firmato a gennaio dello scorso anno.[2]
Il contratto prevede un aumento complessivo della massa salariale del 5,4% rispetto al 2024.[3] Non sono disponibili informazioni pubbliche sul corrispondente aumento medio previsto per le retribuzioni individuali per occupato, ma a meno di ipotizzare un improbabile calo dell’occupazione nelle Funzioni Centrali, tale aumento non dovrebbe superare il 5,4%. È un incremento inferiore alla crescita dei prezzi al consumo prevista nello stesso periodo: secondo previsioni della Banca d’Italia, nel 2027 il livello dei prezzi sarà superiore del 6,8% rispetto al 2024.[4] Quindi, al netto dell’inflazione, il livello delle retribuzioni pubbliche scenderebbe, raggiungendo un minimo storico pluriventennale (Fig. 1).

Al tempo stesso sono state introdotte nuove misure a favore dei dipendenti pubblici: l’indennità di turno anche durante le ferie, sette ore di permesso per gli screening oncologici degli over 50, due giorni di ferie in più per i nuovi assunti e corsi di formazione per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Un confronto con gli andamenti delle retribuzioni nel settore privato
Per l’insieme dei dipendenti pubblici, le retribuzioni contrattuali reali sono scese quasi senza interruzioni dopo il picco del 2009-2010, con la sola eccezione di una breve ripresa tra il 2017 e il 2020 (Fig. 2). Nel settore privato, invece, la dinamica è meno sfavorevole: dopo una prima flessione, dal 2013 inizia una fase di crescita che porta le retribuzioni reali, nel 2020, al di sopra dei livelli di dieci anni prima.

In entrambi i settori, la caduta più forte si concentra nel triennio 2021-2023, quando l’accelerazione dei prezzi non viene compensata con la stessa rapidità dagli aumenti contrattuali. La perdita è più marcata nel privato, dove le retribuzioni reali diminuiscono di circa il 10%, contro il 6,8% nel pubblico. Il recupero successivo è però più rapido nel settore privato. Ipotizzando che le retribuzioni nel settore pubblico nel triennio 2025-27 si muovano in linea con gli aumenti concessi ai dipendenti delle Funzioni Centrali e che quelle per il settore privato seguano lo stesso tasso di crescita del 2025, il rapporto tra retribuzioni pubbliche e private scenderebbe ulteriormente, collocandosi su un livello del 13% inferiore a quello di vent’anni prima (Fig. 3).

[1] Vedi “Ipotesi Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Funzioni Centrali”. I dipendenti del comparto delle Funzioni Centrali comprendono il personale impiegato nei ministeri, nelle agenzie fiscali e negli enti pubblici non economici, come ad esempio INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate. Sono invece esclusi i dipendenti di Regioni, Comuni, scuole e Servizio sanitario nazionale. Per Regioni ed enti locali, tuttavia, il rinnovo del CCNL 2025-2027 potrebbe essere chiuso entro la fine di luglio (vedi “Regioni ed enti locali, il contratto 2025/27 punta al rinnovo il 21 luglio”, Il Sole 24 ore).
[2] Dal 2005 al 2010 le retribuzioni nominali dei dipendenti pubblici sono cresciute rapidamente, passando da circa 24.000 a 28.000 euro annui. Nei successivi sette anni sono invece rimaste pressoché ferme, anche per effetto del blocco della contrattazione introdotto nell’ambito delle misure di risanamento dei conti pubblici. Dal 2017 gli aumenti sono ripresi.
[3] In termini assoluti, l’accordo porta ai lavoratori statali aumenti da 126,6 a 221 euro lordi al mese nel triennio 2025-2027, il che significa un incremento medio di 167 euro lordi per tredici mensilità. I fondi per il contratto sono stati in larga parte stanziati dalla Legge di Bilancio 2025, che ha previsto per i rinnovi del pubblico impiego 1,75 miliardi nel 2025, 3,55 miliardi nel 2026 e 5,55 miliardi annui dal 2027.
[4] Stime Banca d’Italia sull’inflazione per il biennio 2026-2027. Vedi “Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana (esercizio coordinato dell’eurosistema)”, Banca d’Italia, 12 giugno 2026.