Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran il prezzo dei carburanti è salito molto, superando 1,80 euro al litro per la benzina e 2 euro per il gasolio. Ciò ha spinto il governo a tagliare le accise di 20 centesimi, con un taglio complessivo dell’imposizione di 24,4 centesimi tenendo conto del calo dell’IVA: a parità del prezzo pre-imposte, il prezzo dovrebbe scendere a 1,65 euro al litro per la benzina e a 1,90 per il gasolio. Considerando i prezzi al netto dell’inflazione, il livello pre-intervento della benzina non era particolarmente alto, essendo in linea con la media degli ultimi 55 anni. Dopo l’intervento, il prezzo scenderebbe a un livello tra i più bassi in oltre mezzo secolo. Il prezzo del gasolio era invece superiore alla media degli ultimi vent’anni, che però era tenuta bassa dalla più contenuta imposizione su questo carburante; dopo l’intervento si riavvicinerebbe alla media, restando di poco superiore.
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Negli ultimi giorni, il tema del caro carburanti è tornato al centro del dibattito pubblico e delle preoccupazioni dei cittadini. A seguito dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, il prezzo della benzina ha raggiunto 1,86 euro al litro il 18 marzo (Fig. 1), il gasolio 2,09 euro (Fig. 2), livelli percepiti come molto alti.


Per contenere i rincari, un decreto legge del governo ha tagliato le accise sui carburanti di 20 centesimi al litro, riducendole da 67 a 47 centesimi al litro.[1] Il taglio sarà in vigore per 20 giorni dalla pubblicazione del decreto, quindi fino all’8 aprile. Visto che l'IVA sui carburanti viene applicata alla somma di prezzo industriale e accise, abbassando l’accisa si riduce anche la base imponibile su cui viene calcolata l'IVA. Per questo motivo, il risparmio complessivo previsto per i cittadini dovrebbe essere di 24,4 centesimi al litro alla pompa.[2]
Tuttavia, per comprendere la reale portata dei recenti aumenti rispetto al passato è necessario tener conto dell’inflazione: un euro del 2026 vale molto meno, per esempio, di un euro del 2020.[3] In proposito, la Fig. 3 riporta il prezzo della benzina deflazionato con l’indice dei prezzi al consumo dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Sorprendentemente, il prezzo della benzina prima dell’intervento governativo (1,86 euro) era leggermente inferiore alla media del periodo 1970-2026. A seguito della riduzione delle accise, il prezzo scenderebbe ai valori tra i più bassi degli ultimi cinquant’anni, tornando vicino ai valori osservati a maggio 2020 e a aprile 2009.[4] Il prezzo del gasolio si posiziona invece sopra alla media degli ultimi vent’anni (Fig. 4), anche se questa è tenuta bassa dal livello più contenuto delle accise su questo carburante fino alla recente parificazione. Dopo l’intervento si riavvicinerebbe al valore medio, pur restando di poco superiore.



[2] La riduzione dell’IVA dovrebbe essere di 4,4 centesimi, data l’aliquota sui carburanti del 22%.
[3] Per misurare l’inflazione è stato utilizzato l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (indice NIC) dal 1996, ricostruito all’indietro utilizzando l’indice dei prezzi al consumo di famiglie e operai (dati Istat).
[4] Per il livello del prezzo dopo il taglio delle accise si è utilizzata la stima contenuta nell’articolo di Trovati e Mobili, “Gasolio, sconto del 12 per cento. Ma al debutto prezzi ancora su”, Il Sole 24 Ore, edizione cartacea, 20 marzo 2026.