In Italia il terziario professionalizzante (centrato sugli ITS) continua a essere marginale nel sistema di istruzione terziaria. Gli iscritti sono cresciuti, ma restano meno del 2% degli iscritti a percorsi di formazione terziaria. Nonostante la domanda di diplomati ITS sia ancora superiore all’offerta (anche se meno di quanto suggerito da alcune stime), la principale causa del sottodimensionamento di questo settore rispetto all’estero sembra essere la tendenza delle imprese italiane a soddisfare le proprie necessità di professionalità tecnologica attraverso diplomati dalle scuole secondarie, riducendo fra l’altro l’incentivo da parte degli studenti a intraprendere un percorso terziario professionalizzante.
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Nel 2024, solo il 36,1% degli italiani tra i 25 e i 34 anni aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria, il secondo dato più basso in Europa, con un distacco netto rispetto a Francia (53,4%), Spagna (52,6%) e Germania (39,9%).[1] Parte di questo divario si spiega col limitato sviluppo in Italia di percorsi terziari a indirizzo tecnico-professionale, più sviluppati all’estero. Nonostante esista dal 2007 un canale dedicato a questo tipo di formazione – gli Istituti Tecnologici Superiori (o ITS Academy, d’ora in poi, “ITS”) – sempre nel 2024, la quota di giovani tra i 25 e i 35 anni con un titolo terziario a indirizzo tecnico- professionale, rispetto al totale di quelli con un titolo di istruzione terziaria era solo dell’1%.[2] Si tratta di un valore molto inferiore al 29,2% della Francia, il 22,3% della Spagna e il 15,1% della media OCSE.[3] Solo di poco più alto era il numero degli iscritti negli ITS nell’anno formativo 2023/24: seppur in crescita costante, erano meno del 2% degli iscritti a un percorso di formazione terziaria e meno della metà degli iscritti a corsi di formazione artistica, musicale e coreutica (Tav. 1).[4]

Per aumentare le iscrizioni nel 2021, il PNRR aveva destinato 1,5 miliardi di euro per lo sviluppo degli ITS, con l’obiettivo di raddoppiare gli immatricolati rispetto al 2021, portandoli a 22mila entro marzo 2026.[5] Non sappiamo ancora se questo obiettivo sarà raggiunto dato che i dati sulle immatricolazioni si fermano al 2021 (Tav. 1).[6] Ma se anche fosse raggiunto, la percentuale di iscritti agli ITS nel 2025 (stimata dall’Associazione Nazionale delle Fondazioni ITS in circa 40.000) resterebbe complessivamente modesta (1,9%).[7]
Perché gli ITS restano marginali?
Cosa frena la crescita degli ITS? È un problema di offerta insufficiente (ossia non allochiamo abbastanza risorse per gli ITS e non “produciamo” abbastanza diplomati) o di domanda insufficiente (le imprese non sono interessate ad assumere più diplomati ITS)? Diverse fonti riportano stime di fonte Excelsior (un sistema informativo di Unioncamere) secondo cui la domanda di diplomati ITS sarebbe dell’ordine di 120mila unità nel 2025 e, in media, di 75mila unità all’anno nel quadriennio 2022-2025.[8] Se così fosse, l’attuale sistema di ITS, con circa 10mila diplomati l’anno, e anche ipotizzando un prospettivo aumento nei prossimi anni – stimiamo si potrebbe arrivare a 15mila diplomati in base al passato trend – sarebbe completamente inadeguato. Tuttavia, altre stime di fonte Excelsior sul fabbisogno delle imprese per il quinquennio 2024-2028 presentano un quadro diverso: il fabbisogno annuale medio delle imprese sarebbe di circa 24mila diplomati ITS, di sole 9mila unità sopra le probabili disponibilità.[9]
Cosa spiega questa discrepanza? Quale stima è più affidabile? Contatti con il personale responsabile di Excelsior indicano che la stima più bassa sia probabilmente la più indicativa. Due fattori gonfiano artificialmente la prima stima: (i) i dati si riferiscono ai contratti previsti con diplomati ITS, inclusi quelli a brevissimo termine (per esempio 2 mesi), mentre la stima più conservativa si riferisce a “unità di lavoro” a tempo pieno; (ii) la prima stima è probabilmente gonfiata dal fatto che include posizioni che le imprese intendono coprire con diplomati di scuole professionali di livello secondario.[10] Ciò detto, sarebbe auspicabile se fosse fatta maggiore chiarezza pubblicamente su questo punto da parte di Excelsior/Unioncamere.
Prendendo per valida la conclusione che lo squilibrio tra domanda e offerta di diplomati ITS è relativamente contenuto, occorre chiedersi perché le imprese non siano interessate in un numero più elevato di diplomati ITS, comparabile con quello degli altri Paesi UE, mentre sono interessate a figure tecnico-professionali con un più basso livello di istruzione: la domanda di figure tecnico-professionali è infatti circa dieci volte superiore a quella di diplomati ITS.[11] Non è chiaro quali siano le cause di questa situazione.
Il limitato interesse delle imprese per diplomati ITS, porta poi come conseguenza il limitato interesse dei giovani per continuare il percorso educativo. Perché proseguire negli studi se si trova facilmente lavoro con un diploma di secondo grado? Questa situazione spiegherebbe anche l’elevata quota di rinunce che gli ITS ricevono da giovani dopo che sono stati selezionati: nel 2023 circa il 60% degli idonei, che avevano inizialmente fatto domanda di iscrizione, ha scelto di non iscriversi ai percorsi, una percentuale in crescita nel tempo (Fig. 1).

Comprendere perché la domanda di lavoro continui a premiare una formazione poco specializzata richiederebbe un’analisi più approfondita, che esula dagli obiettivi principali di questa nota. Tuttavia, la limitata dimensione delle imprese italiane e la minore espansione rispetto all’estero di settori a più alta tecnologia sono coerenti con una domanda di lavoro prevalentemente orientata verso profili a bassa specializzazione. Inoltre, la presenza ancora limitata degli ITS (147 nel 2024) e la loro recente introduzione rispetto agli istituti professionali potrebbero comportare una conoscenza ancora limitata di questi percorsi da parte delle imprese.
[1] Elaborazioni OCPI su dati OCSE.
[2] Gli ITS, di durata solitamente biennale, furono istituiti con il Decreto Legge n.7 del 31 gennaio 2007, vedi “DECRETO-LEGGE 31 gennaio 2007, n. 7”. Per una definizione più dettagliata degli ITS vedi “ITS”, Ministero dell’Istruzione e del Merito. Le aree identificate dalla normativa sono dieci: energia, mobilità sostenibile e logistica, chimica, agroalimentare, costruzioni, meccatronica, moda, servizi per le imprese, turismo a ICT (tecnologia della comunicazione e della informazione. Vedi “Decreto Ministeriale n.203 del 20 ottobre 2023”, Ministero dell’Istruzione e del Merito.
[3] Il dato per la Germania non è disponibile da fonte OCSE, dato che l’OCSE per la Germania include le cosiddette Fachhochschulen (o “Università delle Scienze applicate”) insieme alle università tradizionali. Tuttavia, la quota degli studenti di tali università sul totale degli studenti universitari è di circa il 38%.
[4] Vedi “Annuario Statistico Italiano 2025”, Istat, 17 dicembre 2025.
[5] Vedi “Investimento 1.5: Sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS) della M4C1 del PNRR”. Il target iniziale era fissato a dicembre 2025, esteso di recente a marzo 2026 (vedi “PNRR, Valditara firma il decreto di 130 milioni per potenziare i laboratori degli ITS Academy. Il Ministro: “Investiamo nella formazione tecnica di eccellenza per puntare a occupazione e crescita dell’Italia”, 24 luglio 2025).
[6] Secondo un report della Fondazione Agnelli, all’ottobre del 2025, sarebbe stato effettivamente speso soltanto il 5% dei fondi assegnati; tuttavia la stessa fondazione segnala che secondo l’Associazione Nazionale delle Fondazioni ITS la cifra spesa sarebbe del 30%. Vedi “FOCUS PNRR_ISTRUZIONE 19122025”, Fondazione Agnelli, 20 dicembre 2025.
[7] Vedi le dichiarazioni del Presidente dell’Associazione riportate nell’articolo: “Its Academy, triplicati gli iscritti grazie al Pnrr: ma il vero collo di bottiglia è dopo la selezione”, Corriere della Sera, 30 dicembre 2025.
[8] Vedi “Excelsior: introvabili la metà dei laureati e dei diplomati ITS”, Uniocamere. Vedi “Imprese, su 4,4 milioni di assunzioni programmate per il 2025 metà delle figure professionali resta “introvabile”, Il Sole 24 ore, 26 novembre 2025. Vedi “Diplomati ITS e laureati sempre più ricercati dalle aziende: ecco le figure introvabili”, Corriere della Sera, 27 novembre 2025. Per l’ultimo triennio, vedi “ITS Academy e lavoro”, Unioncamere, edizioni 2023, 2024, 2025.
[9] Vedi “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2024-2028)”, Unioncamere.
[10] Sembra che alcune imprese ancora confondano i diplomati da scuole professionali di secondo livello con i diplomati ITS.
[11] Anche la differenza tra domanda e offerta è sensibilmente più elevata: circa cinque volte quella dei diplomati ITS, con deficit di offerta particolarmente marcati per alcune aree tecnologiche tipiche della formazione tecnico-professionale terziaria, come meccanica, meccatronica ed energia, costruzioni, trasporti e logistica, e moda.