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Gli stipendi e la carriera degli insegnanti: un confronto tra l'Italia e gli altri paesi

22 luglio 2020

Intermedio

Gli stipendi e la carriera degli insegnanti: un confronto tra l'Italia e gli altri paesi

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In Italia gli stipendi dei docenti della scuola pubblica sono in linea con quelli degli altri paesi al momento dell’assunzione (rispetto al reddito pro capite nazionale), ma gli aumenti nel corso della vita lavorativa sono più bassi. Inoltre, diversamente da altri paesi, in Italia non sono previsti progressioni di carriera e di stipendio legati al merito. L’esperienza del modello finlandese mostra poi che la selezione all’ingresso e l’importanza che la società attribuisce al ruolo del docente influenzano positivamente la qualità dell’insegnamento. In Italia occorrerebbe quindi (i) aumentare gli stipendi dei docenti al procedere della loro carriera, (ii) introdurre la possibilità di avanzamenti di carriera e stipendio per merito, (iii) migliorare la selezione all’ingresso dei candidati.

* * *

Il livello degli stipendi

Per confrontare il livello degli stipendi degli insegnanti tra paesi è necessario rapportarli al reddito pro capite. Facendo questo, si vede (Fig.1) che in Italia gli stipendi annui per gli insegnanti delle scuole pubbliche sono in linea con la media europea e OCSE al momento dell’assunzione, ma crescono meno nel corso della vita lavorativa.[1] In media tra i livelli di insegnamento, un docente in Italia percepisce uno stipendio iniziale di 32.500 dollari (73 per cento del reddito pro capite), che con gli anni di servizio cresce sino a un massimo di 48.700 dollari (110 per cento). A livello OCSE invece lo stipendio medio parte da 34.400 dollari (74 per cento) e arriva a 57.500 dollari (124 per cento).[2] In altri termini, l’Italia è tra i paesi dove la crescita dello stipendio è più lenta: ad esempio, un insegnante di scuola secondaria inferiore impiega almeno 35 anni per raggiungere lo stipendio massimo.

Inoltre, in Italia gli stipendi dei docenti sono meno competitivi rispetto ad altre professioni che richiedono lo stesso grado di istruzione (per l’insegnamento è necessaria una laurea magistrale). Infatti, la retribuzione per gli insegnanti è il 70 per cento di quella media degli altri lavoratori con istruzione universitaria. Il dato è più basso della media OCSE ed europea, rispettivamente dell’87 e dell’86 per cento, con alcuni paesi come la Germania dove le retribuzioni sono allo stesso livello (Fig.2).[3]

Infine, oltre allo stipendio di base, alcuni paesi offrono degli incentivi per migliorare l’attrattività del ruolo in alcune aree specifiche dove vi è carenza di offerta, come le materie scientifiche (es. Inghilterra) e le zone geografiche svantaggiate (es. Corea del Sud).

La carriera degli insegnanti 

In Italia, come nel resto dell’Europa meridionale e in alcuni paesi scandinavi, la carriera dei docenti è “piatta”: possono essere assegnate delle responsabilità extra (ed eventualmente retribuite), ma non esiste alcuna promozione formale. La progressione salariale dipende perciò solo dall’anzianità di servizio. Al contrario, in alcuni paesi europei (Francia, Regno Unito, Germania, Est europeo), in Asia e nel Nord America, le carriere degli insegnanti sono strutturate su più livelli di responsabilità, a cui sono associati stipendi maggiori o indennità aggiuntive. Ad esempio, in Germania (dove la carriera multilivello riguarda solo gli insegnanti di scuola secondaria superiore) i docenti possono essere promossi a “docente senior” e poi a “direttore degli studi”, con stipendi crescenti. In Corea del Sud possono ottenere la promozione a “master teacher”, ispettore o preside (dopo un processo di selezione competitivo).

La valutazione dei docenti in Italia non ha conseguenze rilevanti sulla carriera: è utilizzata per assegnare il “bonus merito”, mentre alle performance negative non segue alcuna azione.[4] In altri paesi, invece, la valutazione è determinante per la promozione e la progressione salariale. Ad esempio, nel Regno Unito esistono varie fasce di retribuzione per ciascun livello di carriera. L’organo scolastico responsabile valuta annualmente se assegnare all’insegnante un aumento di stipendio all’interno della fascia. I docenti possono essere anche promossi e raggiungere la fascia di stipendio superiore. Le valutazioni negative possono comportare il rinvio della promozione o dell’aumento di stipendio, assieme a misure correttive (es. la partecipazione obbligatoria alle attività di sviluppo professionale).[5]

I sistemi per determinare l’avanzamento di carriera e di stipendio variano tra i diversi paesi e sono importanti affinché siano premiati effettivamente i docenti più meritevoli. In paesi come la Svezia è lasciata ampia autonomia ai dirigenti scolastici, che con colloqui annuali stabiliscono i piani di sviluppo professionale e decidono sulla promozione (con i requisiti minimi che sono regolamentati dalle autorità educative superiori). In Corea del Sud invece sono adottati sistemi a punti che considerano le valutazioni annuali delle performance, l’esperienza maturata e la partecipazione a programmi di sviluppo professionale.

L’esperienza della Finlandia suggerisce poi che l’accesso dei giovani più meritevoli all’insegnamento è incentivato da una rigida selezione all’ingresso (sin dall’accesso ai programmi di formazione degli insegnanti) e dall’importanza attribuita dalla società al ruolo del docente.[6]

In conclusione, dal confronto con gli altri paesi emerge come in Italia ci sia lo spazio per (i) aumentare la progressione degli stipendi nel corso della vita lavorativa, (ii) introdurre carriere multilivello con la possibilità di promozione e progressione salariale basati sul merito, (iii) migliorare la selezione all’ingresso. Ciò dovrebbe essere accompagnato dalla rivalutazione del ruolo del docente nella società.

 

[1] Nella maggior parte dei paesi lo stipendio è differenziato in base al livello di insegnamento: è più basso nella scuola pre-primaria e più alto nella scuola secondaria.

[2] Lo stipendio è espresso a parità dei poteri d’acquisto (PPP).

[3] Per i dati completi si veda il rapporto “Education at glance” (OCSE, 2020).

[4] L’importo del bonus è modesto, considerando anche che il dirigente scolastico può discrezionalmente assegnarlo a un elevato numero di docenti. Inoltre, la legge di bilancio del 2020 ha rimosso i vincoli di destinazione, ossia l’obbligo di assegnarlo solo ai docenti (allargando quindi il bacino dei destinatari al personale ATA) e per ragioni di merito. Si veda: https://www.orizzontescuola.it/bonus-merito-a-chi-spetta-come-cambiato-tempistica-pagamento-aspetti-positivi-e-negativi/.

[5] Si veda il rapporto “La carriera degli insegnanti in Europa: accesso, progressione e sostegno” (Eurydice, 2018).

[6] La Finlandia è sistematicamente tra i primi paesi europei nei test PISA e la qualità del suo modello educativo è ampiamente riconosciuta. Per i dettagli sul modello, si veda: https://ncee.org/country/finland/.

Un articolo di

Salvatore Liaci

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