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Spesa a 100 miliardi, nel 2024 gli interessi azzerano la manovra

22 settembre 2023

Spesa a 100 miliardi, nel 2024 gli interessi azzerano la manovra

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Giorgetti deve resistere sul deficit perché la tregua con i mercati sta per finire.

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Il ministro Giorgetti ha ragione a lanciare ripetuti allarmi: le risorse a disposizione per la manovra saranno pari semplicemente a zero. Altro che “tesoretti”. Questo non vuol dire che la manovra non si può fare, ma non potrà essere fatta in deficit: le coperture andranno trovate all’interno di essa.

Il ministro ha detto che è colpa dei rialzi della Bce se si stanno prosciugando le risorse: è così?

La spesa per interessi sul nostro debito pubblico continua a lievitare. Era a 83 miliardi l’anno scorso e rischia di arrivare al tetto dei 100 miliardi già l’anno prossimo, in anticipo su quanto scritto pochi mesi fa nel Def di primavera dove si prevedeva che ci si sarebbe arrivati nel 2026. Le tabelle dello stesso Def prevedono a sorpresa una riduzione degli interessi nel 2023 fino a 75 miliardi, con motivazioni però poco convincenti, legate all’andamento dei titoli indicizzati che pagano meno interessi perché l’inflazione scende. Come constatiamo in questi giorni e lo stesso ministro conferma, l’aumento della spesa per interessi è un percorso inevitabile visto che i tassi sono saliti più delle attese e, lo afferma chiaramente la Bce, anche se smetteranno di salire, resteranno alti per parecchio tempo, e quindi il loro effetto progressivo continuerà a scaricarsi sul debito.

Paghiamo le conseguenze dei provvedimenti di aiuto, peraltro spesso sacrosanti, di tutto il periodo pandemico?

Per alcune misure, si è andati ben al di là del razionale: penso ovviamente al bonus del 110% i cui effetti continuano giorno dopo giorno a dispiegarsi, vanificando ogni spazio per provvedimenti importanti. Quanto alle supertasse sulle banche, se e nella forma con cui vedranno la luce, non possono essere utilizzate a copertura perché la Ragioneria prudenzialmente non le ha quantificate.

Sul superbonus l’Eurostat ha riclassificato le cifre dicendo che i pagamenti vanno ascritte all’anno di inizio dei lavori e non spalmati su quelli successivi?

Sì, in marzo c’è stata una prima decisione in tal senso. Così, il deficit 2021 e 2022 è schizzato rispettivamente al 9 e all’8% e il biennio 2023-24 è stato “alleggerito” di un punto di Pil. Ora si attendono i nuovi pronunciamenti di Eurostat, ma la sostanza non dovrebbe cambiare. Comunque il Tesoro ha iscritto nel Def di aprile, a riclassificazione avvenuta, obiettivi di deficit del 4,5% nel 2023 e del 3,7% nel 2024. Io auspico che questi obiettivi non vengano annacquati nella Nadef che il governo dovrà approvare nei prossimi giorni.

Ce la faremo a stare nei limiti del redivivo Patto di Stabilità?

È evidente che con interessi in aumento, Pil in frenata e crediti edilizi in crescita, sarà molto difficile mantenere il rapporto debito/Pil su una traiettoria discendente. Rischiamo di essere al di sopra di quanto previsto dal Patto sia nella versione “nuova” che in quella “vecchia”. Il fatto è che dobbiamo ridurre il debito indipendentemente dal Patto perché il debito è pericoloso per la tenuta del sistema Italia. Anche se dovesse essere ulteriormente prorogata la sospensione, si giustificherebbe ugualmente l’affermazione di Giorgetti che non dorme la notte pensando al trattamento che ci potranno riservare i mercati. La sensazione è che la tregua stia per finire.

Leggi l’articolo completo qui.

Un articolo di

Giampaolo Galli

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