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Cosa succede con il taglio dei tassi della BCE

12 settembre 2024

Cosa succede con il taglio dei tassi della BCE

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La BCE ha tagliato per la seconda volta quest’anno i tassi di interesse, dopo il taglio di giugno e la pausa di luglio (in agosto anche il consiglio della BCE va in vacanza). Vediamo cosa la BCE ha fatto esattamente, cosa ha detto, se ha fatto bene a prendere questa decisione e quali saranno le conseguenze per l’economia europea.

Cosa ha fatto la BCE? Ha annunciato un taglio del tasso di interesse di 25 punti base (ossia di un quarto di punto) sui depositi che le banche commerciali detengono presso la BCE: dal 3,75% al 3,5%. C’è chi sperava in un taglio più forte, ma, grazie a quello che la BCE ha chiamato un “aggiustamento tecnico causato dal nuovo piano operativo” (già deciso in passato e ora diventato operativo), i tassi di interesse sui prestiti della BCE alle banche commerciali scendono più rapidamente: il tasso sui “rifinanziamenti principali” (cui in passato si era concentrata l’attenzione degli operatori) passa dal 4,25% al 3,65%, un calo di 60 punti base, mentre il tasso sui cosiddetti prestiti marginali scende di 40 punti base. Quindi, in realtà il taglio dei tassi è più elevato di quanto sembra a prima vista, anche se il tasso sui depositi alla BCE resta economicamente il più rilevante.

Cosa ha detto la BCE? Ha spiegato che dietro a questa decisione c’è la convinzione che l’inflazione stia scendendo in linea con le previsioni della stessa BCE. Certo l’inflazione è prevista tornare sull’obiettivo del 2% solo nella seconda metà del 2025, ma il sentiero di discesa sembra stabile. I salari stanno crescendo ora più rapidamente dei prezzi, ma questo non dovrebbe alimentare una spirale inflazionistica, perché gli aumenti (dice la BCE, e credo abbia ragione) saranno in parte assorbiti dai margini di profitto, che restano elevati. Al tempo stesso, la BCE non si impegna per il futuro (“Que sera, sera” ha detto Cristine Lagarde in conferenza stampa rispondendo a una domanda su possibili nuovi tagli futuri), ma questa non è una novità.

Ha fatto bene la BCE a ridurre i tassi? Sì, e ve lo dice uno che non è espansionista di professione. È da circa un anno che dico che la BCE dovrebbe ridurre i tassi più velocemente (un anno fa, mi sembrò non necessario l’ultimo aumento allora effettuato). È vero, il tasso di inflazione resta sopra all’obiettivo del 2%, ma il livello dei tassi, ora al 3,65% per i prestiti della BCE, è sufficientemente alto al netto dell’inflazione, cioè in termini reali (mi perdonino i puristi se semplifico un po’ quanto segue). Nel settembre 2023 il tasso sui prestiti della BCE era del 4,5%, solo di poco superiore al tasso d’inflazione a 12 mesi (4,3%). Ora il tasso sui prestiti (3,65%) è ben più alto dell’ultimo dato sull’inflazione (2,2% ad agosto). Il tasso reale è quindi nettamente positivo e contribuirà al calo dell’inflazione. Infine, con la riattivazione delle regole europee sui conti pubblici, le politiche di bilancio si stanno orientando in senso restrittivo e anche questo smorzerà la dinamica dei prezzi.

Che conseguenze ci saranno per l’economia europea e italiana? Senza un taglio dei tassi di interesse c’era il rischio che l’anemica ripresa economica dell’Europa (compreso il nostro Paese, visto che non ci possiamo accontentare di un aumento del Pil all’1%) si trasformasse in una completa stagnazione, se non peggio. L’inflazione sarebbe allora scesa troppo rapidamente, col rischio di calare ben al di sotto dell’obiettivo del 2%. Il taglio dei tassi della BCE si dovrebbe estendere ora ai tassi pagati da chi è indebitato. Se una banca spende meno quando prende a prestito soldi dalla BCE, potrà a sua volta prestare a tassi più bassi ai propri clienti. E tassi di interesse più bassi sui prestiti bancari (e obbligazionari) faciliteranno gli investimenti e, in generale, la spesa. Questo avverrà senz’altro per i prestiti a breve termine. Quelli a lungo termine, in previsione delle mosse della BCE, erano già scesi, ma la decisione presa ieri, per lo meno, confermerà e rafforzerà il calo già avvenuto. Ci guadagnano tutti i debitori, incluso il più grande di questi in Europa: lo Stato italiano. Tutto sommato una buona notizia per l’Eurozona, anche se in buona parte attesa.

Leggi l’articolo completo qui.

Un articolo di

Carlo Cottarelli

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