Università Cattolica del Sacro Cuore

Perché non è vero che rispettare la regola del debito richiede una “manovra” da 60 miliardi all’anno

di Sofia Bernardini

Da quando la Commissione Europea ha “bocciato” il Documento programmatico di Bilancio dell’Italia, ponendo così le basi per l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo, si è diffusa la tesi che il rispetto della regola del debito, una delle regole fondamentali del Patto di Stabilità e Crescita, implicherebbe manovre restrittive da 60 miliardi all’anno. Quest’affermazione non è corretta: la regola del debito afferma, tra le altre cose, che la distanza rispetto al 60% del rapporto debito/Pil si debba ridurre di un ventesimo all’anno, il che implica per l’Italia una riduzione iniziale di circa il 3,6 per cento. Questa regola non richiede quindi che si riduca il debito e può essere rispettata anche se il debito rimane invariato, dunque in condizioni di pareggio di bilancio, purché ci sia una crescita del Pil nominale anche non particolarmente elevata, prossima al 3 per cento. La regola del debito non richiede “manovre”, cioè riduzioni della spesa pubblica o aumento delle tasse, pari a 60 miliardi ogni anno.

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Nella lettera inviata il 18 ottobre scorso al Ministro Tria, la Commissione Europea segnalava una “deviazione particolarmente seria rispetto alle regole del Patto di Stabilità e Crescita” per due diversi motivi. Il primo era il peggioramento programmato del deficit strutturale (per 0,8 punti di PIL) in luogo del miglioramento che era stato raccomandato all’Italia dal Consiglio Europeo del luglio scorso. Il secondo motivo era il mancato rispetto della regola del debito che, in base all’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, richiede che il rapporto debito pubblico/Pil debba essere inferiore al 60 per cento, “a meno che detto rapporto non si stia riducendo in misura sufficiente e non si avvicini al valore di riferimento con ritmo adeguato”.

Il riferimento alla regola del debito ha indotto alcuni osservatori ad affermare che l’Europa ci potrebbe chiedere una “manovra” di austerity (ossia un miglioramento del saldo di bilancio o riduzione del deficit) pari a 60 miliardi all’anno. Altri osservatori hanno invece notato che occorrerebbe una riduzione del debito pubblico pari a 60 miliardi all’anno. La realtà è diversa.

Cosa prevedono le regole europee

Come descritto dettagliatamente in una precedente nota dell’Osservatorio[1], la regola del debito prevede che, in caso di rapporto superiore al 60 per cento, un paese è considerato ottemperante se viene osservata almeno una delle seguenti sotto-regole:

  • La media del tasso di riduzione nei tre anni precedenti è pari ad un ventesimo all’anno dell’eccesso del rapporto tra debito e Pil rispetto alla soglia del 60 per cento (regola backward-looking).
  • Nei tre anni successivi all’ultimo per il quale si hanno dati, si prevede che il debito si riduca alla velocità indicata sopra (regola forward-looking).
  • La violazione della regola forward-looking è causata dall’influenza di un ciclo economico avverso (si considera quindi il rapporto debito/Pil aggiustato per il ciclo economico).

Nella valutazione del rispetto della regola del debito si considerano anche fattori qualitativi come il livello dell’Obiettivo di Medio Termine, la situazione economica generale e “altri fattori rilevanti”. Questa regola viene spesso mal interpretata e si può incorrere in due errori di comprensione.

Gli errori di interpretazione della regola

Alcuni pensano che ogni anno si debba ridurre il debito, espresso in percentuale di Pil, per un ammontare pari a un ventesimo della differenza tra il debito iniziale e il 60 per cento. Ciò implicherebbe una convergenza verso il 60 per cento in massimo vent’anni. Questa interpretazione non è corretta. Infatti, la regola prevede una riduzione di un ventesimo fra il valore del debito in un dato momento (e non al momento inziale) e il 60 per cento, il che identifica una convergenza “tendenziale”, ossia asintotica, del rapporto.

Il secondo errore, più grave, è quello di chi pensa che sia necessaria una “manovra” da 60 miliardi all’anno. Infatti, alcuni pensano che siccome il rapporto debito/Pil si deve ridurre di vari punti percentuali ogni anno, nei prossimi vent’anni occorrerà avere ogni anno tagli di spesa o aumenti di tasse pari a tali percentuali di Pil. Innanzitutto, non bisogna confondere il deficit con il debito: una manovra implica una riduzione del deficit di un certo ammontare di miliardi all’anno, non del debito. Inoltre, non è neppure vero che il debito debba ridursi: è il rapporto debito/Pil che si deve ridurre, quindi il debito può restare anche invariato, purché ci sia una crescita sufficiente del Pil nominale.

Cosa deve fare l’Italia, quindi, per rispettare la regola del debito?[2]

Il debito italiano è pari al 131,2 per cento del Pil (dato del consuntivo 2017), quindi si colloca 71,2 punti percentuali oltre la soglia del 60 per cento. Il primo anno, l’Italia dovrebbe ridurre questo rapporto di 3,56 punti percentuali (71,2 diviso 20), ovvero passare dal 131,2 al 127,6 per cento. Considerando quest’ultimo valore, il secondo anno l’eccesso del rapporto debito/Pil rispetto al 60 per cento sarà scesa a 67,6 quindi occorrerà ridurlo di 3,4 punti (un ventesimo di 67,6). Si può quindi notare che la riduzione richiesta del rapporto debito/Pil è sempre più bassa con il passare degli anni. Secondo la regola del debito, quindi, tra vent’anni il rapporto debito/Pil sarà pari all’84 per cento del Pil, convergendo così al valore del 60 per cento asintoticamente. La Figura 1 mostra l’andamento del rapporto debito/Pil nel caso in cui ogni anno vi sia la riduzione di un ventesimo della differenza rispetto al 60 per cento, come previsto dalla regola. Come si vede, perché questo scenario si realizzi, non è necessario fare “manovre” da 60 miliardi e nemmeno che il debito si riduca di tanto. Ad esempio, una volta raggiunto il pareggio di bilancio (che è l’Obiettivo di medio termine italiano), se il Pil nominale aumentasse del 3 per cento all’anno, fra vent’anni il debito sarebbe pari al 71 per cento del Pil, quindi notevolmente più basso del 84 per cento prescritto dalla regola del debito. È necessario, quindi, perseguire il pareggio di bilancio e avere una crescita del Pil nominale non troppo al di sotto del 3 per cento per un lungo periodo di tempo. Quest’ultima non è una condizione particolarmente stringente e si può realizzare, ad esempio, con una crescita reale vicina all’1 per cento e un’inflazione attorno al 2 per cento.

Notiamo infine che raggiungere il pareggio di bilancio nell’arco di tre anni partendo da un deficit strutturale dello 0,8 per cento del Pil nel 2018 richiederebbe una manovra di meno dello 0,3 per cento del Pil ogni anno (ossia 5 miliardi e mezzo l’anno). Naturalmente se nel 2019 il deficit strutturale aumentasse, lo sforzo dovrebbe essere maggiore.


[1] Si veda la nota “Le regole europee sui conti pubblici” disponibile all’indirizzo: https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-Le_regole_europee_OssCPI.pdf

[2] Per semplicità non si considera il fatto che la regola deve essere rispettata nella media di tre anni (precedenti o successivi), in quanto questi elementi danno flessibilità nel breve periodo ma non cambiano la dinamica di lungo periodo di nostro interesse.