Università Cattolica del Sacro Cuore

Gli insufficienti passi avanti di una giustizia civile lumaca

di Sofia Bernardini

15 luglio 2019

La lentezza della giustizia civile italiana è purtroppo nota. Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, soprattutto in termini di riduzione del numero di casi pendenti e in parte anche in termini di durata, ma la situazione risulta ancora critica rispetto ad altri paesi. In Italia, un procedimento civile che arriva al terzo grado di giudizio dura in media più di 8 anni. A livello europeo siamo ultimi in classifica per i tempi di giudizio di ultima istanza, penultimi dopo la Grecia per il secondo grado e terzultimi dopo Grecia e Bosnia Erzegovina per il primo grado.

* * *

La lentezza della giustizia civile è uno dei problemi strutturali italiani. Il monitoraggio annuale dell’attrattività dell’Italia nel mondo, pubblicato lo scorso aprile dalla Fondazione Censis e dall’Osservatorio AIBE (Associazione Italiana Banche Estere), identifica i tempi della giustizia civile come la seconda causa di scarsa attrattività del nostro Paese per gli investitori esteri, preceduto di poco dal carico normativo e burocratico e seguito dall’efficacia dell’azione di governo.[1] Le conseguenze economiche dei ritardi del sistema sono molteplici. Uno Studio Cer Eures del 2017 dimostra che i ritardi del sistema costano 2,5 punti di Pil e che se la nostra giustizia civile avesse i tempi di quella tedesca si recupererebbero circa 40 miliardi di euro.[2] I benefici non si limiterebbero solo al Pil, ma implicherebbero anche un aumento di circa 100 mila posti di lavoro, un incremento di mille euro all’anno di reddito pro capite e un complessivo miglioramento del grado di fiducia di famiglie e imprese.

L’efficienza della giustizia civile italiana, in termini di velocità con cui i giudizi vengono finalizzati, può essere valutata osservando due indicatori: il tempo richiesto per portare a compimento un procedimento e il numero dei procedimenti pendenti.

Il tempo richiesto per portare a compimento un procedimento

L’efficienza della giusti Secondo i dati Cepej del Consiglio d’Europa (Council of Europe European Commission for the efficiency of justice) nel 2016 la durata media di un processo era pari a 514 giorni in primo grado, 993 in Corte d’Appello e 1442 in Corte di Cassazione.[3] La durata del primo grado di giudizio si è ridotta di 76 giorni dal 2012, quella del secondo grado di 275 giorni dal 2010, ma è aumentata di 211 giorni la durata del terzo grado (Figura 1). Inoltre, tra il 2014 e il 2016 si è invertita la tendenza al calo nella durata dei processi, con un aumento della durata sia in secondo sia, soprattutto, in terzo grado.

I dati Cepej consento anche confronti internazionali. A fronte dei 2949 giorni (8 anni e 29 giorni) in Italia, nel 2016 i tempi medi di un procedimento civile che arrivava al terzo grado di giudizio erano meno della metà (1216 giorni) in Francia, circa un terzo (976 giorni) in Spagna e circa un quarto (799 giorni) in Germania (Figura 2).[4] Nella classifica dei paesi, l’Italia è ultima per i tempi di giudizio di ultima istanza, penultima dopo la Grecia per il secondo grado e terzultima dopo Grecia e Bosnia Erzegovina per il primo grado. Anche il rapporto “Doing Business” della Banca Mondiale ci vede indietro nella classifica sul tempo richiesto per il recupero per via giudiziale di un credito commerciale, inclusivo sia dei tempi per ottenere un giudizio finale, sia del tempo necessario per la riscossione. I dati aggiornati al 2018 mostrano che in Italia occorrono 1120 giorni contro i 582 della media dei paesi OCSE ad alto reddito.[5] In questo caso c’è stato un miglioramento rispetto a 15 anni fa: nel 2003 erano necessari 1390 giorni per riscuotere un credito, ma dal 2015 la situazione è rimasta immutata.

Cosa sappiamo del periodo successivo al 2016? Il Ministero della Giustizia pubblica informazioni sulla giacenza media in giorni di un sottogruppo di procedimenti civili presso i tribunali ordinari. Questi dati, che sono forniti come parte degli “Indicatori di benessere Equo o Sostenibile” nell’allegato al Documento di Economia e Finanza, si riferiscono ai procedimenti trattati dai Tribunali in prima istanza e agli appelli contro le decisioni del Giudice di pace. Dovrebbero quindi riflettere giudizi dati in primo grado.[6] Questi dati sulla giacenza media sono calcolati seguendo una metodologia diversa da quella riportata sopra per i dati Cepej.[7] Tuttavia, nel periodo per cui i dati sono sovrapponibili, i dati del Ministero mostrano un andamento simile a quelli Cepej per quanto riguarda i tempi di definizione dei procedimenti in primo grado (Figura 3). I dati del Ministero indicano che dal 2016 al 2018 i tempi dei procedimenti si sono ridotti di 30 giorni. Partendo dai dati Cepej per il 2016 e applicando una simile riduzione, si può concludere che anche nel 2018 i processi civili che raggiungevano il terzo grado di giudizio duravano circa 8 anni in media.

Esistono però marcate differenze geografiche all’interno dell’Italia: nel 2018 la durata media dei procedimenti considerati dal Ministero, che come abbiamo detto si riferiscono prevalentemente al primo grado di giudizio, era 610 giorni al Sud, 407 al Centro e 270 giorni al Nord. Si tratta di differenze ancora enormi, anche se si sono ridotte rispetto a quattro anni fa: nel periodo 2014-2018 la riduzione della durata media nel Mezzogiorno è stata del 24 per cento, mentre è rimasta sostanzialmente immutata la durata media nel resto del paese.

Il numero dei procedimenti pendenti

Negli ultimi anni c’è stata però una sostanziale riduzione dei procedimenti pendenti, in particolare nei primi gradi di giudizio. La Figura 4 mostra il totale degli affari civili pendenti a fine periodo per tutti gli Uffici (Corte di Cassazione, Corti d'appello, tribunali ordinari, Giudici di pace e tribunali per i minorenni) e per tutte le materie trattate.[8] Dopo il picco di 5,7 milioni di procedimenti pendenti raggiunto nel 2009, lo smaltimento dei processi è migliorato nell’ultimo decennio e ha portato ad una riduzione del numero dei pendenti del 40 per cento. Nel 2018, infatti, il numero di procedimenti pendenti è stato pari a 3,4 milioni, il valore minimo da inizio anni 2000.[9]

È importante, però, considerare che non tutti i procedimenti pendenti sono ugualmente problematici. Sono particolarmente preoccupanti quelli cosiddetti “a rischio Pinto”, ovvero quelli che hanno superato quella che la legge indica, piuttosto generosamente, come la ragionevole durata di un processo (tre anni in primo grado, due in secondo e uno in terzo) e per i quali, quindi, le parti in causa hanno il diritto di richiedere un'equa riparazione dallo Stato per il danno subito. Tra il 2013 e il 2018 gli ultra-triennali giacenti in Tribunale e gli ultra-biennali in Corte d’Appello si sono circa dimezzati, passando rispettivamente da circa 650mila a 370mila e da 200mila a 110mila (Figura 5). Tuttavia, questo miglioramento è stato solo parziale, in quanto contemporaneamente sono aumentati i procedimenti pendenti a “rischio Pinto” in Corte di Cassazione, passando da 69.916 a 75.206.

La tendenza, quindi, sembra essere una generale riduzione del numero dei procedimenti pendenti spinta da un loro smaltimento più veloce nei tribunali ordinari, ma frenata da un aumento di quelli in Cassazione, dove la durata dei processi si è allungata negli ultimi anni.

Approfondimento a carattere territoriale

Come differiscono i tempi della giustizia all’interno dell’Italia? Abbiamo costruito due classifiche sulla base dei dati pubblicati dal Ministero della Giustizia.[10] Il primo è quello della durata media dei processi stimata con la stessa metodologia usata dal Cepej (vedi nota 3). Il secondo è il tasso di smaltimento (“clearance rate”), calcolato come il rapporto percentuale tra casi definiti in un anno e casi sopravvenuti. Un tasso di smaltimento del 100 per cento indica che, in un dato periodo, il sistema riesce a risolvere approssimativamente tanti casi quanti ne vengono aperti. Una percentuale inferiore al 100 per cento, invece, implica che il sistema non riesce a gestire il flusso, mentre una superiore al 100 per cento significa che vengono risolti più casi di quanti ne vengono aperti in un periodo, riducendo quindi il numero di casi pendenti.

Consideriamo prima i Tribunali Ordinari. Nel 2017 l’indicatore di durata media era nettamente inferiore nel Nord Italia rispetto al resto del paese, essendo pari a 300 giorni, contro 405 giorni al Centro e 520 giorni al Sud. I primi posti della classifica (partendo dai tribunali con durata più bassa) sono occupati dal Tribunale di Aosta (160 giorni), seguito da quello di Gorizia (207) e di Ferrara (209) (Tavola 1). I tribunali più lenti d’Italia sono quelli di Tempio Pausania (819 giorni), Vibo Valentia (863) e Vallo della Lucania (996).

Questo indicatore è, per costruzione, influenzato molto dal passato, essendo dato dal rapporto tra casi pendenti a fine anno e casi smaltiti durante l’anno: se un tribunale ha ereditato molti arretrati, potrebbe risultare indietro in classifica anche se, in un singolo anno, è relativamente veloce. Per questo è utile guardare anche la classifica in base al tasso di smaltimento. Considerando questo indicatore nel 2017 i Tribunali del Sud avevano una percentuale media di casi risolti pari a 104,5 per cento, migliore sia di quella dei Tribunali del Centro (104 per cento) che di quelli del Nord (102,8). Occorre notare anche che la media nazionale era pari al 103,8 per cento, quindi in quell’anno il sistema riusciva a risolvere più casi di quanti ne venivano aperti. Le migliori performance erano quelle dei Tribunali di Isernia (145,8 per cento), Foggia (130,2) e Palmi (126,4), mentre le peggiori sono state quelle dei Tribunali di Tempio Pausania (86,6), Napoli Nord (85,3) e Vallo della Lucania (84,8) (Tavola 2). Questi andamenti suggeriscono che diversi tribunali al Sud hanno migliorato notevolmente il proprio rendimento nello smaltire i flussi di casi pendenti, ma risultano ancora indietro in termini di durata media dei processi, avendo ereditato dal passato un numero elevato di casi pendenti.

Per le Corti d’Appello si osservano trend simili rispetto a quelli dei Tribunali Ordinari: i tempi medi stimati della durata dei procedimenti erano inferiori nelle Corti del Nord rispetto a quelle del resto d’Italia (550 giorni rispetto a 665 al Centro e 803 al Sud). Le prime cinque posizioni della classifica, infatti, sono occupate da Perugia (275 giorni), Trento (288), Torino (298), Trieste (329) e Milano (457) (Tavola 3). Al contrario, nelle ultime cinque posizioni troviamo Reggio Calabria (884 giorni), Palermo (905), Napoli (980), Caltanissetta (1292) e Taranto (1477). Tuttavia, le Corti d’Appello del Centro-Sud hanno performance migliori rispetto a quelle del Nord in termini di tasso di smaltimento (la media era pari al 142,1 per cento al Centro, 109,2 al Mezzogiorno e 102,2 al Nord). Ai primi posti di questa classifica troviamo la Corte d’Appello di Perugia (216,6 per cento), prima anche come durata media, seguita da quella di Lecce (153,3) e da quella di Roma (136,5) (Tavola 4). Nelle ultime posizioni, invece, troviamo le Corti d’Appello che hanno una percentuale di casi risolti inferiore al 100 per cento (circa un terzo del totale): Trento (98,3), Ancona (97,8), Sassari (96,6), Palermo (96,1), Taranto (93,3), Cagliari (88,2), Venezia (86,8), Brescia (84,2), Caltanissetta (78,0) e Bolzano (76,1).

Tav. 1A: Classifica dei Tribunali Ordinari

(dati anno 2017, indicatore: durata media dei procedimenti)

Posizione

Sede Tribunale

Durata media

Posizione

Sede Tribunale

Durata media

1

Aosta

160,5

36

Milano

302

2

Gorizia

207

37

Lanciano

309

3

Ferrara

209

38

Lucca

310

4

Mantova

225

39

Prato

316

5

Chieti

226

40

Biella

319

6

Savona

232

41

Verona

320

7

Ravenna

238

42

Macerata

324

8

Cuneo

243

43

Bologna

324

9

Rovereto

246

44

Udine

325

10

Verbania

247

45

Massa

325

11

Vercelli

248

46

Novara

326

12

Rovigo

251

47

Cremona

327

13

Busto Arsizio

263

48

Sondrio

334

14

Trento

269

49

Pescara

335

15

Como

273

50

Sassari

335

16

Torino

273

51

Pordenone

335

17

Bolzano

274

52

Treviso

336

18

Ivrea

279

53

Avezzano

337

19

Lodi

279

54

La Spezia

342

20

Alessandria

285

55

Forlì

342

21

Trieste

285

56

Varese

343

22

Padova

286

57

Frosinone

345

23

Modena

286

58

Vasto

349

24

Livorno

288

59

Marsala

349

25

Asti

288

60

Ancona

353

26

Monza

289

61

Lecco

353

27

Arezzo

291

62

Terni

359

28

Sulmona

291

63

Piacenza

361

29

Pesaro

294

64

Trapani

361

30

Belluno

295

65

Parma

362

31

Rimini

295

66

Isernia

366

32

Reggio Emilia

295

67

Bergamo

373

33

Genova

297

68

Palermo

373

34

Rieti

298

69

Campobasso

375

35

L'Aquila

302

70

Pavia

378

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati Ministero della Giustizia

Tav. 1B: Classifica dei Tribunali Ordinari

(dati anno 2017, indicatore: durata media dei procedimenti)

Posizione

Sede Tribunale

Durata media

Posizione

Sede Tribunale

Durata media

71

Roma

379

106

Teramo

529

72

Vicenza

383

107

Brindisi

529

73

Brescia

393

108

Foggia

530

74

Larino

395

109

Lecce

530

75

Sciacca

399

110

Salerno

536

76

Oristano

399

111

Caltanissetta

538

77

Ascoli Piceno

401

112

Gela

541

78

Palmi

404

113

Crotone

546

79

Venezia

408

114

Siracusa

548

80

Pistoia

408

115

Cagliari

556

81

Viterbo

408

116

Avellino

558

82

Imperia

412

117

Cosenza

568

83

Tivoli

415

118

Ragusa

575

84

Catanzaro

415

119

Enna

582

85

Fermo

418

120

Caltagirone

584

86

Velletri

429

121

Santa Maria Capua Vetere

592

87

Siena

430

122

Nocera Inferiore

608

88

Termini Imerese

431

123

Civitavecchia

608

89

Torre Annunziata

432

124

Lanusei

619

90

Taranto

436

125

Paola

621

91

Urbino

442

126

Locri

623

92

Grosseto

452

127

Catania

636

93

Trani

453

128

Reggio Calabria

647

94

Benevento

454

129

Latina

658

95

Pisa

457

130

Nola

659

96

Nuoro

459

131

Messina

660

97

Agrigento

460

132

Castrovillari

686

98

Napoli

467

133

Lamezia Terme

688

99

Perugia

468

134

Barcellona Pozzo di Gotto

731

100

Matera

469

135

Patti

746

101

Napoli Nord

477

136

Potenza

781

102

Bari

483

137

Lagonegro

800

103

Firenze

485

138

Tempio Pausania

819

104

Spoleto

486

139

Vibo Valentia

863

105

Cassino

505

140

Vallo della Lucania

996

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati Ministero della Giustizia

Tav. 2A: Classifica dei Tribunali Ordinari

(dati anno 2017, indicatore: tasso di smaltimento)

Posizione

Sede Tribunale

Tasso di smaltimento

Posizione

Sede Tribunale

Tasso di smaltimento

1

Isernia

145,8

36

Verona

107,3

2

Foggia

130,2

37

Monza

107,2

3

Palmi

126,4

38

Messina

107,2

4

Matera

118,5

39

Trani

106,7

5

Caltagirone

118,4

40

Siena

106,5

6

Patti

117,6

41

Parma

106,5

7

Barcellona Pozzo di Gotto

117,2

42

Macerata

106,4

8

Locri

115,8

43

Terni

106,3

9

Vicenza

115,6

44

Cuneo

106,0

10

Salerno

115,6

45

Piacenza

106,0

11

Bari

114,2

46

Ancona

105,6

12

Catanzaro

113,7

47

Pordenone

105,6

13

Rieti

113,2

48

Taranto

105,3

14

Ascoli Piceno

112,4

49

Pistoia

105,2

15

Lamezia Terme

111,8

50

Lodi

105,1

16

Larino

111,2

51

Livorno

105,0

17

Avezzano

111,1

52

Sondrio

104,9

18

Agrigento

110,7

53

Cremona

104,8

19

Paola

110,3

54

Rimini

104,4

20

Nuoro

109,7

55

Milano

104,4

21

Lucca

109,7

56

Padova

104,3

22

Prato

109,5

57

Massa

103,9

23

Savona

109,4

58

Torre Annunziata

103,9

24

Alessandria

109,4

59

Belluno

103,8

25

Castrovillari

109,2

60

Cosenza

103,7

26

Crotone

108,4

61

Ravenna

103,5

27

Frosinone

108,3

62

Cagliari

103,4

28

Sulmona

108,2

63

Gorizia

103,4

29

Benevento

108,1

64

Lecce

103,4

30

Viterbo

107,7

65

Varese

103,3

31

Modena

107,6

66

Sassari

103,3

32

Napoli

107,6

67

Novara

103,2

33

Arezzo

107,5

68

Pavia

103,2

34

Grosseto

107,5

69

Treviso

103,2

35

Biella

107,4

70

Palermo

103,1

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati Ministero della Giustizia

Tav. 2B: Classifica dei Tribunali Ordinari

(dati anno 2017, indicatore: tasso di smaltimento)

Posizione

Sede Tribunale

Tasso di smaltimento

Posizione

Sede Tribunale

Tasso di smaltimento

71

Perugia

103,0

106

Bergamo

99,3

72

Fermo

102,9

107

Vasto

99,3

73

Lecco

102,9

108

Caltanissetta

99,0

74

Vercelli

102,6

109

Nocera Inferiore

98,9

75

Gela

102,6

110

Tivoli

98,9

76

Avellino

102,5

111

Velletri

98,9

77

Oristano

102,3

112

Potenza

98,8

78

Chieti

102,0

113

Venezia

98,8

79

Udine

101,9

114

La Spezia

98,7

80

Mantova

101,9

115

Como

98,5

81

Firenze

101,9

116

Rovigo

98,1

82

Brescia

101,7

117

Nola

98,0

83

Pescara

101,6

118

Civitavecchia

98,0

84

Forlì

101,6

119

Cassino

97,8

85

Lanciano

101,6

120

Teramo

97,8

86

Ferrara

101,5

121

Rovereto

97,7

87

Verbania

101,4

122

Ragusa

97,5

88

Catania

101,2

123

Siracusa

97,5

89

Trapani

101,1

124

Bolzano

97,0

90

Reggio Emilia

100,9

125

L'Aquila

96,7

91

Latina

100,9

126

Trieste

96,3

92

Torino

100,8

127

Santa Maria Capua Vetere

96,1

93

Bologna

100,8

128

Spoleto

95,9

94

Aosta

100,6

129

Termini Imerese

95,8

95

Imperia

100,6

130

Ivrea

95,7

96

Genova

100,3

131

Lagonegro

95,4

97

Urbino

100,2

132

Vibo Valentia

94,8

98

Pisa

100,2

133

Campobasso

94,5

99

Pesaro

100,1

134

Reggio Calabria

93,4

100

Sciacca

100,0

135

Enna

91,9

101

Brindisi

99,9

136

Marsala

91,9

102

Busto Arsizio

99,7

137

Lanusei

89,4

103

Asti

99,7

138

Tempio Pausania

86,6

104

Trento

99,7

139

Napoli Nord

85,3

105

Roma

99,4

140

Vallo della Lucania

84,8

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati Ministero della Giustizia

Tav. 3: Classifica Corti d'Appello

Tav. 4: Classifica Corti d'Appello

(dati anno 2017, indicatore: durata media dei procedimenti)

(dati anno 2017, indicatore: tasso di smaltimento)

Posizione

Sede Corte d'Appello

Durata media

Posizione

Sede Corte d'Appello

Tasso di smaltimento

1

Perugia

275

1

Perugia

216,6

2

Trento

288

2

Lecce

153,3

3

Torino

298

3

Roma

136,5

4

Trieste

329

4

Napoli

129,1

5

Milano

457

5

Messina

128,9

6

Lecce

520

6

Torino

123,1

7

Messina

540

7

Catanzaro

121,5

8

Bolzano

596

8

Firenze

117,6

9

Cagliari

597

9

Genova

117,2

10

Catanzaro

604

10

L'Aquila

117,2

11

Bari

632

11

Potenza

115,8

12

Genova

653

12

Milano

114,9

13

L'Aquila

682

13

Reggio Calabria

113,0

14

Catania

689

14

Bologna

112,3

15

Brescia

696

15

Catania

109,5

16

Campobasso

711

16

Trieste

106,5

17

Sassari

718

17

Bari

105,3

18

Firenze

760

18

Salerno

100,9

19

Potenza

791

19

Campobasso

100,9

20

Roma

801

20

Trento

98,3

21

Bologna

809

21

Ancona

97,8

22

Venezia

821

22

Sassari

96,6

23

Ancona

825

23

Palermo

96,1

24

Salerno

827

24

Taranto

93,3

25

Reggio Calabria

884

25

Cagliari

88,2

26

Palermo

905

26

Venezia

86,8

27

Napoli

980

27

Brescia

84,2

28

Caltanissetta

1292

28

Caltanissetta

78,0

29

Taranto

1477

29

Bolzano

76,1

Fonte: elaborazione Osservatorio CPI su dati Ministero della Giustizia

 

[3] I dati Cepej misurano i tempi della giustizia in termini di “disposition time”, ovvero:

365 * [procedimenti pendenti a fine anno/ numero procedimenti completati nell’anno]

Ipotizzando che ogni anno ci sia lo stesso numero di procedimenti completati, l’indice viene interpretato come il tempo necessario per smaltire i procedimenti pendenti alla fine di un dato anno. Inoltre, i dati più recenti sono stati pubblicati nel 2018 e si riferiscono all’anno 2016 (https://rm.coe.int/rapport-avec-couv-18-09-2018-en/16808def9c). Intuitivamente se ogni anno smaltisco 10 procedimenti e a fine anno ce ne sono 80 pendenti, per smaltirli tutti mi serviranno 8 anni. Se questa sequenza si prolunga nel tempo, alla fine in media i procedimenti dureranno 8 anni.

[4] Per la Germania i dati sulla Cassazione si riferiscono al 2014.

[6] Si veda http://www.dt.tesoro.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2019/Allegato_-_BES.pdf. Più precisamente, i dati si riferiscono ai procedimenti civili del registro SICID (Sistema Informatico Contenzioso Civile Distrettuale), che comprende il contenzioso civile, della volontaria giurisdizione e il contenzioso del lavoro, al netto dell’attività del Giudice tutelare e dell’Accertamento Tecnico Preventivo in materia di previdenza e dal 2017 della Verbalizzazione di dichiarazione giurata.

[7] I dati del Ministero esprimono durate effettive dei procedimenti calcolate come differenza dalla data di iscrizione del procedimento alla data in cui viene emesso provvedimento di definizione o sentenza. Dati Cepej forniscono una stima della durata media di risoluzione dei procedimenti, utilizzando una “formula di magazzino”, basata sul rapporto tra numero di casi pendenti a una certa data e numero di casi smaltito in un certo periodo. Inoltre, come indicato, i dati del Ministero considerano solo i procedimenti civili del registro SICID presso i tribunali ordinari senza distinzione di grado, mentre i dati Cepej comprendono procedimenti civili e commerciali, escludendo i procedimenti “non contenziosi”, e distinguono i gradi di giudizio ma non il tipo di ufficio.

[8] L’unica eccezione riguarda l’attività del Giudice tutelare e degli Accertamenti Tecnici Preventivi (ATP) in tema di previdenza, poiché questa attività ha una natura di lunga durata indipendentemente dagli adempimenti del magistrato. Infatti le tutele, di solito, durano per tutta la vita del soggetto.

[9] I dati sono disponibili dal 2003. Il dato del 2018 è parziale. Si veda: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST1287132&previsiousPage=mg_2_9_13

[10] I dati sui Tribunali Ordinari si riferiscono ai registri SICID e SIECIC, mentre quelli sulle Corti d’Appello solo ai registri SICID. Fonte Ministero della Giustizia, anno 2017 (https://webstat.giustizia.it/StatisticheGiudiziarie/civile/Procedimenti%20Civili%20-%20flussi.aspx).