L’evasione fiscale cala (leggermente) anche nel 2023

09 ottobre 2026 | 3 min | Intermedio

La Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva appena pubblicata rivede le stime del dicembre 2025: l’evasione per le entrate tributarie in percentuale di quanto dovuto sarebbe in calo anche nel 2023 (anche se solo leggermente: 17,2% rispetto al 17,4% del 2022), confermando la tendenza in atto dal 2017. Cresce intanto anche il recupero di quanto evaso in passato, salito nel 2025 all’1,7% del Pil.

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La Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, appena pubblicata, rivede le stime del dicembre 2025, evidenziando che anche nel 2023 si sarebbe registrata una, seppur piccola, riduzione dell’evasione fiscale per le entrate tributarie in percentuale di quanto dovuto (-0,2%, contro la precedente stima di un aumento dello 0,1%; Tav. 1; vedi Tav. 2 per i dati in milioni di euro), confermando la tendenza in atto dal 2017.[1] [2] L’evasione è stimata nel 2023 al 17,2% di quanto avrebbe dovuto essere pagato, contro il 17,4% del 2022 e il 19,6% del 2019. Se la percentuale di evasione fosse rimasta uguale a quella del 2019, le entrate tributarie nel 2023 sarebbero state più basse di circa 14 miliardi.[3] Per le quattro principali imposte, se essa fosse rimasta uguale al 33,3% del 2017, nel 2023 (scesa al 27%) le entrate tributarie sarebbero state più basse di circa 21 miliardi.

In particolare, tra il 2022 e il 2023 l’evasione in percentuale è diminuita per l’IRPEF da lavoro autonomo, pur rimanendo su valori elevatissimi, locazioni e IMU-TASI, aumentando invece per le altre voci, anche se di poco. Rispetto al 2019, è scesa per tutte le imposte (tranne il canone RAI, rimasto invariato).

Tav. 1: Percentuale di evaso su importo dovuto
Tav. 2: Evasione delle entrate tributarie e contributive

La Relazione riporta anche dati sul recupero dell’evasione, ossia gli importi evasi in passato che sono poi stati riscossi. Nel 2025, il recupero è salito all’1,7% del Pil, in forte aumento rispetto all’1% nel 2021 e lo 0,5% nel 2006 (Fig. 1).

Nel 2025, la pressione fiscale complessiva (rapporto tra entrate tributarie e contributive e Pil) è stata del 43%, in aumento dal 2023. Al netto delle entrate recuperate, sarebbe al 41%: anche questa in aumento dal 2023 ma allo stesso livello del 2021.

Fig. 1

[1] Vedi: MEF, Relazione evasione fiscale e contributiva 2026, Documenti di Finanza Pubblica. Le relazioni sono preparate da una Commissione indipendente, attualmente presieduta dal Prof. Nicola Rossi, che include docenti universitari ed esperti della Presidenza del Consiglio, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’ISTAT, dell’INPS, dell’ANCI, della Banca d’Italia, della Conferenza delle regioni e delle province autonome e del MEF. Il termine “evasione” viene qui utilizzato per indicare sia l’evasione in senso stretto (ossia somme dovute e non dichiarate), la componente principale, sia gli importi dichiarati ma non versati. Per un’analisi delle stime precedentemente disponibili, vedi la nostra precedente nota: Aggiornamento delle stime sull’evasione fiscale, giugno 2026.

[2] I dati riportati partono dal 2019, ma il calo dell’evasione è evidente già dal 2017. Per le quattro principali imposte, dal 2017 al 2019 l’evasione in percentuale è scesa dal 33,3% al 31,4%. In particolare, per l’IVA è diminuita in quegli anni dal 27% al 22,6%. Vedi la nostra precedente nota: Evasione fiscale in calo: le stime aggiornate della Relazione 2025, novembre 2025.

[3] L’importo evaso in miliardi è invece aumentato tra il 2019 e il 2023 (da 96,5 a 99,4 miliardi; Tav. 2), ma questo aumento non tiene conto dell’inflazione in questi quattro anni e dell’aumento della dimensione reale dell’economia.

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