Università Cattolica del Sacro Cuore

La Rai: situazione economica degli ultimi anni

di Raffaela Palomba

14 novembre 2020

Come sono cambiati i conti Rai dopo l’inserimento del canone nella bolletta elettrica nel 2016? Il risultato operativo è positivo negli ultimi anni, ma è peggiorato confrontando tra il 2019 e il 2013, di 45 milioni. Al netto dell’aumento delle entrate da canone, il peggioramento è però di 88 milioni. Guardando in avanti, le entrate da canone si ridurranno per l’estinguersi dell’effetto del recupero dell’evasione (assorbito sempre più dalle finanze dello Stato), il che richiederà un aggiustamento sul lato dei costi. Margini di miglioramento sono però possibili: il livello dei costi, attualmente elevato, è infatti solo parzialmente giustificato da una migliore performance in termini di audience rispetto alle principali TV concorrenti.

* * *

Risultati del Gruppo Rai 

Il risultato operativo del Gruppo Rai negli anni più recenti è stato positivo.[1] Questo risultato è stato però sostenuto da maggiori entrate da canone dopo l’inserimento del canone nella bolletta elettrica nel 2016. In ogni caso, nel 2019, anno dispari in cui non ci sono stati costi per particolari eventi sportivi come Olimpiadi, Mondiali o Europei di calcio, il risultato operativo (21,5 milioni; Tavola 1) è stato significativamente inferiore a quello conseguito nei precedenti anni dispari.

Per capire le tendenze in atto negli ultimi anni, è utile confrontare la variazione di costi e ricavi tra il 2019 e il 2013 (si prende il 2013 come riferimento perché importanti variazioni nelle entrate da canone iniziarono già nel 2014, come spiegato sotto). In questo periodo, al netto dell’aumento dei ricavi da canone (43 milioni), i ricavi sono scesi di 135 milioni per il cattivo andamento dei ricavi da pubblicità e dei ricavi commerciali (relativi principalmente alla distribuzione di diritti, di prodotti cinematografici e alle convenzioni con la PA). Anche i costi operativi sono diminuiti, ma solo di 55 milioni; l’insieme delle variazioni di costi e ricavi ha portato ad un peggioramento del risultato operativo di 44,8 milioni (Tav.1). Senza l’aumento dei ricavi da canone il peggioramento sarebbe stato di 88 milioni.

Tav.1: Variazione dei risultati tra 2019 e 2013

(in milioni)

 

2013

2019

Variazione

Canoni

1.755,6

1.798,8

43,2

Pubblicità

682,2

623,7

-58,5

Altri ricavi

290,8

233,0

-57,8

Variazione rimanenze e incrementi immobilizzazioni

18,8

 

-18,8

Ricavi

2.747,4

2.655,5

-91,9

Costi esterni per beni e servizi

-1.101,7

-1.004,9

96,8

Grandi eventi sportivi

0,0

0,0

0

Costo del personale

-994,7

-1.036,0

-41,3

Costi operativi

-2.096,4

-2.040,9

55,5

Margine operativo lordo

651,0

614,6

-36,4

Ammortamenti e accantonamenti

-584,7

-593,1

-8,4

Risultato operativo

66,3

21,5

-44,8

Fonte: Elaborazioni OCPI su dati Rai.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricavi da canone: un approfondimento

Guardando in avanti, le entrate da canone si ridurranno mettendo pressione sul bilancio. I ricavi da canone nel 2019, infatti, includevano entrate una tantum pari a 41 milioni per riscossioni coattive effettuate dallo Stato relative agli anni precedenti il 2016. Nel 2020 tali entrate non saranno più disponibili e, quindi, il risultato operativo per il 2020, a parità di altre cose, risulterebbe anche più debole di quello del 2019.[2]

Il lettore avrà notato che, senza le entrate una tantum, nel 2019 l’aumento delle entrate da canone rispetto al 2013 sarebbe di soli 2 milioni, nonostante “il canone in bolletta”. In realtà, i ricavi da canone ordinari, che sono quelli riguardati dall’inserimento in bolletta, si sono addirittura ridotti di 29 milioni.[3] Dove sono finite le risorse recuperate dalla riduzione dall’evasione nel pagamento del canone? Per rispondere, dobbiamo andare a vedere cosa è accaduto al rapporto tra Stato e Rai dal 2013.

Nel 2014 e 2015 due norme avevano in realtà ridotto l’importo che lo Stato versa alla Rai, rispetto alla normativa esistente nel 2013, di 150 milioni nel 2014 e di 81 milioni nel 2015 (con una leggera crescita negli anni seguenti fino a un importo stimabile intorno ai 100 milioni).[4] In questo periodo, il gettito da canone si ridusse quindi rispetto al 2013, il che spiega i deboli risultati di conto economico nel biennio (Figura 1).[5]

La legge di stabilità 2016 prevedeva che il canone dovuto dagli utenti individuali venisse pagato tramite la bolletta elettrica e che l’importo unitario venisse ridotto da 113,5 a 100 euro. Veniva anche stabilito che l’extra-gettito ottenuto nel 2016 tramite l’inserimento del canone in bolletta sarebbe stato ripartito tra lo Stato e la Rai in misura pari rispettivamente al 33 e 67 per cento per il 2016 e al 50 per cento per gli anni successivi. Successivamente. Il canone era stato ulteriormente ridotto a 90 euro. L’effetto di queste decisioni sull’extra gettito percepito dalla Rai sono riportate nella Tavola 2.[6]

Tav.2: Extra-gettito e ricavi da canone

(in milioni)

 

2015

2016

2017

2018

2019

Gettito complessivo canoni ordinari

1.746

2.156

1.965

1.965

1.965

Extra-gettito

-

410

215

183

183

Quota dello Stato

-

135,3

107,5

91,5

91,5

Quota Rai

-

274,7

107,5

91,5

91,5

Canoni ordinari percepiti da Rai

1.537

1.793

1.633

1.634

1.634

Fonte: Elaborazioni OCPI su dati Rapporto evasione fiscale 2020 e decreti ministeriali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La variazione dei ricavi da canone ordinari osservata tra 2019 e 2013 è quindi pari all’effetto netto delle maggiori entrate da canone dal 2016 (stimate in 91,5 milioni nel 2019) e della perdita stimata di circa 100 milioni derivante dalle modifiche introdotte nel 2014-15. Ciò produce una perdita netta di 8,5 milioni, non troppo lontana da quella effettiva osservata per i canoni ordinari (28 milioni, come sopra indicato). La maggiore perdita effettiva rispetto a quella stimata in base ai provvedimenti presi potrebbe riflettere una ripresa nell’evasione del canone negli anni più recenti.

Verso un miglioramento del risultato operativo: ma come?

Una sostanziale ripresa dei ricavi da pubblicità e dei ricavi commerciali sembra difficile alla luce delle attuali tendenze di mercato relativo allo sviluppo della pubblicità in rete. Un calo dei ricavi da tale fonte è stato una delle cause delle minori entrate anche per il principale concorrente, il gruppo Mediaset (Fig.2).[7] Un aumento dei ricavi è stato sperimentato da La7, ma la base di partenza era bassa e l’aumento è spiegabile da fattori contingenti.[8] È difficile, quindi, pensare che un miglioramento del margine operativo possa essere ottenuto attraverso maggiori ricavi. Che margine esiste per ridurre (ulteriormente) i costi?

Costi operativi a confronto

I costi operativi Rai sono più elevati di quelli Mediaset (Fig.3); inoltre nell’ultimo anno, mentre i costi Rai sono ulteriormente aumentati, quelli di Mediaset hanno subito un forte calo, anche se influenzato da fattori specifici.[9] In media tra 2010 e 2019 i costi Rai sono stati pari a 2,1 miliardi, contro 1,7 miliardi di Mediaset, il 26 per cento in più.

Cosa contribuisce alle differenze nei livelli di costo? I costi operativi sono composti da due macro categorie: i costi per il personale e i costi esterni di gestione (acquisti di beni e servizi esterni). La differenza più consistente è nel costo per il personale, che per Mediaset è meno della metà di quello della Rai (Tav.3).

Tav.3: Costi operativi medi
(in milioni)
  Gruppo Rai Mediaset
Costo del lavoro 1.007,90 432,3
Costi esterni 1.130,40 1.269,90
Costi operativi totali 2.138,30 1.702,10
Fonte: Elaborazioni OCPI su dati Rai e Mediaset.

 

 

 

 

 

 

 

Tali considerazioni portano alla conclusione che i costi più elevati in Rai rispetto a quelli Mediaset sono solo parzialmente giustificati da una migliore performance in termini di audience e che, quindi, margini di risparmio sono possibili.
Si potrebbe obiettare che i maggiori costi della Rai sono spiegabili dalla maggiore audience raggiunta: rispetto a Mediaset, sempre nella media del periodo 2010-19, la Rai ha avuto uno share televisivo superiore di 5 punti percentuali in media, cioè ascolti superiori del 15 per cento. Questa differenza è però ben inferiore a quella osservata tra i costi sostenuti: la spesa è superiore in media del 26 per cento.[10] Fra l’altro, lo scarto tra differenza in termini di costi e differenza in termini di pubblico raggiunto è risultata particolarmente ampia nel 2019 (Figura 4).Ciò è dovuto principalmente al numero dei dipendenti, piuttosto che a quanto essi vengano pagati: nel Gruppo Rai sono in media il triplo di quelli presenti in Mediaset (12.970 contro 4.230). Il divario è particolarmente ampio per funzionari, giornalisti e operai: nel 2019 il numero di funzionari alla Rai era pari al doppio di quelli presenti a Mediaset, mentre per giornalisti e operai i valori erano pari rispettivamente a 5,5 e 3,7 volte quelli di Mediaset.

 

[1] Questa nota commenta l’andamento del risultato operativo che differisce dal margine operativo lordo perché include anche gli ammortamenti e dal risultato netto di gestione perché non include proventi/oneri finanziari, risultato delle partecipazioni, imposte sul reddito e altre componenti di natura straordinaria.

[2] Il 2020 è anche un anno “pari”, ma la sospensione degli eventi sportivi dovuta al Covid dovrebbe consentirne un confronto con un anno “dispari” come il 2019.

[3] Il totale dei canoni include, oltre ai canoni ordinari, anche i canoni speciali (quelli pagati da utenti diversi dalle famiglie) che sono incassati direttamente dalla Rai, i canoni relativi ad esercizi precedenti versati nel 2019 e i canoni da riscossione coattiva.

[4] La riduzione stabilita era pari al 5 per cento delle somme che, sulla base dei rendiconti dello stato relativi all’anno precedente, avrebbero dovuto essere versate alla Rai per ciascun anno in assenza del taglio.

[5] Nel 2014 tale riduzione si è cumulata con i maggiori costi per eventi sportivi pari a 95 milioni.

[6] I valori del gettito complessivo provengono dal rapporto sull’evasione fiscale allegato alla NADEF 2020. Per il 2016 il valore dell’extra-gettito  è stimato come differenza tra il gettito complessivo del 2016 e 2015, ignorando per semplicità altri fattori che  potrebbero aver causato variazioni nel gettito (per es. un cambiamento nel numero degli utenti); i valori dell’extra-gettito per il 2017 e il 2018 sono invece stime ufficiali riportate rispettivamente nei decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 31 dicembre 2018 e del 24 ottobre 2019; per il 2019 si è ipotizzato un valore uguale a quello del 2018.

[7] Il calo dei ricavi Mediaset si è approfondito nel 2018 per la riduzione dei ricavi caratteristici di Premium in assenza dell’offerta calcio e dell’offerta Premium Cinema e Serie da giugno 2019.

[8] Il gruppo Cairo possiede, tra le altre società, anche il gruppo editoriale RCS (Rizzoli-Corriere della Sera), che è stato consolidato nel 2016 e ha dato una forte spinta ai ricavi.

[9] La riduzione dei costi è dovuta alla cessazione dei contratti pluriennali relativi alla trasmissione del calcio (vedi nota precedente) e dal minor costo del palinsesto televisivo in chiaro che nello scorso esercizio comprendeva i costi dei diritti e di realizzazione della fase finale dei Mondiali di Calcio di Russia 2018, trasmessi in esclusiva da Mediaset.

[10] IL confronto con i costi de La7 è più complesso, e viene qui omesso, trattandosi di una azienda molto più piccola e parte di un gruppo in cui l’emittente televisiva non è dominante tanto quanto la Rai S.p.A nel gruppo RAI
.

Articoli correlati