Università Cattolica del Sacro Cuore

L’importanza della stabilità dei prezzi

a cura di Giampaolo Galli

Per l’Italia, l’Europa ha significato la sconfitta dell’inflazione.

Malgrado i mancati controlli nella fase di avvio, dall’inizio della moneta unica sino al 2018 l’inflazione è stata mediamente del 1,7% all’anno, un livello in assoluto fra i più bassi dal dopoguerra.

L’inflazione ostacola lo sviluppo economico…

L’obiettivo della BCE, come quello delle altre grandi banche centrali, è la stabilità dei prezzi, intesa come un tasso di inflazione poco sotto il 2%; il motivo è che l’esperienza ha mostrato che un’inflazione anche non molto più alta – al 4 o al 5% – tende a crescere e difficilmente rimane stabile. Se cresce va combattuta, il che di solito comporta politiche restrittive della domanda che accrescono la disoccupazione. Se è instabile è difficile da prevedere, il che rende incerti i valori di stipendi, pensioni, depositi bancari, titoli obbligazionari ecc. Inoltre, un’inflazione variabile si accompagna a frequenti disallineamenti dei prezzi relativi, nel senso che, in un dato periodo di tempo, alcuni prezzi aumentano, altri rimangono fermi o aumentano di meno: questo fatto aggiunge un forte elemento di incertezza al calcolo economico e ostacola gli investimenti e lo sviluppo: un’impresa può ritenere profittevole un certo investimento in un dato momento e scoprire nel corso del tempo che i costi aumentano molto più dei ricavi.

… colpisce redditi fissi e risparmi

L’inflazione comporta massicci trasferimenti di ricchezza: in generale, colpisce i percettori di redditi fissi, come lavoratori dipendenti e pensionati, e i creditori, ossia chi detiene attività finanziarie. Favorisce invece i debitori, fra di essi lo Stato, e chi detiene beni reali, come oro o immobili, i quali di solito mantengono il proprio valore quando la moneta si svaluta. L’indicizzazione di stipendi e pensioni risolve solo parzialmente il problema di tutelare i redditi fissi, perché ha l’effetto di produrre un avvitamento verso l’alto dell’inflazione verso valori – 20% e oltre – che alla lunga sono insostenibili e rende comunque molto difficile se non impossibile il recupero del potere d’acquisto, che in ogni caso è sempre ritardato rispetto all’aumento dei prezzi.

… è una tassa occulta e iniqua

Per le caratteristiche che si è detto, l’inflazione è una tassa sul risparmio che facilita il finanziamento dei deficit pubblici. A differenza di tutte le altre tasse, non è democratica perché non richiede una legge approvata dal Parlamento; è occulta perché non sta scritta su nessuno scontrino, fattura o dichiarazione dei redditi; è fra le più inique perché colpisce i ceti meno abbienti che di solito sono i meno attrezzati per comprendere la natura di questa tassa occulta e soprattutto per evitarne gli effetti, investendo in beni reali o all’estero.

Chi rimpiange la lira non ricorda bene

Lo dimostra il fatto che molti ancor oggi rimpiangono gli anni ‘70 e ‘80 in cui i BOT avevano rendimenti a due cifre.  Costoro non ricordano – o non forse non hanno mai percepito – che l’inflazione si mangiava il valore reale dei loro investimenti al punto che il rendimento effettivo, ossia in termini di potere d’acquisto, era tipicamente negativo. Un rendimento nominale sul BOT annuale del 15% quando l’inflazione è al 20% equivale a dire che il risparmiatore perde il 5% del suo capitale nel momento in cui lo presta allo Stato.

Fa specie che tanti politici che si definiscono sovranisti ed euroscettici al tempo stesso si dichiarino fieri oppositori di ogni forma di tassazione e rimpiangano i tempi in cui c’era la lira e la tassa da inflazione falcidiava, al ritmo del 15, 20 e anche 25% per cento l’anno, il valore reale dei salari, delle pensioni e dei risparmi di tanta povera gente. È come se avessero rimosso i guasti del passato, nonché il fatto che proprio per combattere l’inflazione l’Italia, come tanti altri paesi, fu più volte costretta a rivolgersi con il cappello in mano al Fondo Monetario Internazionale o altre istituzioni estere, con buona pace della sua decantata sovranità.

L’Europa e l’euro sono anche questo: prevengono il rischio dell’inflazione il che favorisce gli investimenti, aiuta lo sviluppo dell’economia e tutela risparmi e redditi di tutti i cittadini, in particolare di quelli meno abbienti.