Rapporto PISA 2025: la scuola italiana va meglio della media OCSE, ma restano forti divari interni

28 ottobre 2026 | 7 min | Facile

I risultati dei test PISA 2025 confermano il calo delle competenze degli studenti nei Paesi OCSE, iniziato prima della pandemia e particolarmente marcato in matematica e nella comprensione di un testo (lettura). Gli studenti italiani ottengono risultati superiori alla media OCSE in matematica e lettura e sostanzialmente in linea con gli altri Paesi avanzati nelle scienze. Il dato nazionale nasconde però realtà molto diverse. Tra Nord-Ovest e Sud ci sono 55 punti di differenza in matematica, mentre tra licei e istituti professionali la distanza sale a 115 punti. Al Sud il 44% degli studenti non raggiunge le competenze matematiche di base, contro il 22% nel Nord-Ovest, mentre negli istituti professionali questa quota supera la metà degli studenti. I divari riflettono anche differenze nelle condizioni economiche e sociali delle famiglie, che il sistema scolastico non sembra riuscire a compensare pienamente.

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Lo scorso settembre sono stati pubblicati i risultati di PISA 2025, la più recente indagine dell’OCSE che valuta periodicamente le competenze degli studenti quindicenni.[1] Alla rilevazione hanno partecipato oltre 760 mila studenti in 91 Paesi, di cui 38 membri dell’Organizzazione. In Italia il campione comprende 8.946 studenti di 285 scuole, rappresentativi di oltre 500 mila quindicenni. Le prove non rilevano le conoscenze; cercano di misurare la capacità di utilizzare conoscenze e competenze per affrontare problemi quotidiani, interpretare informazioni e ragionare in contesti diversi da quelli strettamente scolastici. Questa nota analizza i risultati per l’Italia, approfondendo l’eterogeneità tra le macroaree e tra percorsi scolastici.

Il declino nei Paesi avanzati è iniziato prima del Covid-19

Nel decennio 2015-2025 vi è stato un calo nei punteggi medi dei Paesi appartenenti all’OCSE, in tutti e tre i domini (Fig. 1): meno 24 punti in matematica, meno 27 nella lettura[2] e un calo più contenuto nelle scienze (meno 11 punti). Il calo non è dovuto alla pandemia, poiché è iniziato fin dal 2015; il Covid-19 ha quindi aggravato difficoltà preesistenti.[3]

Figura 1: Andamento dei risultati nelle tre materie,  2000-2025

In questo contesto, la fotografia italiana del 2025 è relativamente favorevole. In scienze gli studenti italiani ottengono 483 punti, in linea con la media OCSE (Tav. 1). Nella lettura il punteggio italiano è 474, 13 punti sopra la media OCSE, mentre in matematica l’Italia raggiunge 468 punti contro 463 della media. Limitandosi al confronto del 2025, dunque, l’Italia non appare in ritardo rispetto alla media dei Paesi OCSE.

Tavola 1: punteggi nei test PISA 2025

Nel 2025 l’Italia ottiene risultati migliori di Francia, Spagna e Germania in matematica e lettura. In matematica il punteggio italiano è di 468 punti, contro 464 in Germania, 458 in Francia e 457 in Spagna; in lettura la distanza è maggiore, attorno ai 20 punti per Francia e Spagna e di 10 punti con la Germania.

Tra Nord e Sud ci sono oltre 50 punti di differenza

A fronte di un risultato medio nazionale confortante, l’eterogeneità è molto marcata. Primo, i divari territoriali restano molto ampi. In matematica il Nord-Ovest ottiene 492 punti e il Nord-Est 489 (Fig. 2), valori nettamente superiori alla media nazionale di 468. Il Centro si colloca a 466 punti, mentre il Sud-Isole scende a 445 e il Sud a 437. Tra il Nord-Ovest e il Sud ci sono quindi 55 punti di differenza. Nella lettura il quadro è simile: 497 punti nel Nord-Ovest e 490 nel Nord-Est, contro 476 nel Centro, 450 nel Sud-Isole e 447 nel Sud. Le distanze territoriali si sono ridotte rispetto alle prime edizioni di PISA, ma restano molto consistenti.

Figura 2: punteggio medio dei test, suddiviso per area geografica, 2025

Ancora più significativa è la distribuzione degli studenti per livello di competenza. PISA classifica gli studenti in 6 livelli di competenza. Il Livello 2 viene utilizzato come la soglia delle competenze di base necessarie per utilizzare conoscenze e abilità in compiti relativamente semplici, mentre i Livelli 5 e 6 identificano gli studenti capaci di affrontare problemi complessi, integrare informazioni e ragionare con maggiore autonomia.

In matematica non raggiunge il Livello 2 il 22% degli studenti del Nord-Ovest e il 23% di quelli del Nord-Est (Fig. 3); la quota sale al 44% nel Sud e al 41% nel Sud-Isole. Per la lettura, le percentuali calano, ma Sud e Isole rimangono sopra al 30%. Le carenze minori si registrano per le scienze, dove il Nord-Ovest e il Nord-Est sono sotto il 20% degli studenti che non raggiungono il Livello 2, il 22% per il Centro e il 30% per Sud e Isole. All’estremo opposto, nelle due macroaree settentrionali circa il 10% degli studenti raggiunge i Livelli 5 o 6 (considerati di eccellenza) in matematica, mentre nel Mezzogiorno la quota è sotto il 4%, un risultato che contrasta chiaramente con la distribuzione dei voti di maturità. Nell’anno scolastico 2024/2025, la quota di diplomati con 100 e lode è stata del 6,1% in Calabria, del 5,5% in Puglia, del 4,7% in Sicilia e del 4,0% in Campania, contro l’1,1% in Lombardia e l’1,3% in Veneto.[4]

Figura 3: Studenti che non raggiungono il livello base, suddivisi per area geografica, 2025  (%)
Figura 4: Studenti che raggiungono livelli di eccellenza, suddivisi per area geografica, 2025  (%)

Considerando le macroaree come se fossero Paesi (Fig. 5), il Nord-Ovest e il Nord-Est si collocano nell’area occupata da Paesi con risultati relativamente elevati, quali Regno Unito, Canada e Australia. Il Centro è vicino alla media italiana, mentre Sud e Sud-Isole si collocano più in basso, davanti solo alla Grecia.

Figura 5: macroaree nel confronto internazionale per i punteggi di matematica e lettura, 2025

Come si possono interpretare questi risultati? Nord e Sud differiscono per condizioni economiche e caratteristiche delle famiglie, composizione sociale, offerta scolastica, qualità delle infrastrutture e molti altri fattori. I divari territoriali rappresentano un problema per le politiche pubbliche. Uno degli obiettivi fondamentali del sistema scolastico è garantire pari opportunità di apprendimento, indipendentemente dalle condizioni socioeconomiche e dal luogo di origine degli studenti. Le differenze osservate nei risultati PISA suggeriscono tuttavia che questo obiettivo sia ancora lontano dall’essere raggiunto: il territorio in cui uno studente cresce rimane fortemente associato alle competenze acquisite a quindici anni.

Le differenze tra percorsi scolastici sono ancora maggiori

 Le differenze tra percorsi scolastici sono ancora più ampie (Fig. 6). In matematica, ai 55 punti che separano Nord-Ovest e Sud si contrappongono i 115 punti che separano i licei dagli istituti professionali. Infatti, gli studenti dei licei raggiungono in media 501 punti, gli istituti tecnici 449, gli istituti professionali 386 e la formazione professionale 392.[5] Tra licei e istituti professionali lo scarto è dunque di 115 punti, superiore a una deviazione standard della distribuzione italiana. Nella lettura i licei raggiungono 516 punti, con un vantaggio medio di 72 punti sugli istituti tecnici e di circa 128 sugli istituti professionali.

Figura 6: Andamento dei punteggi nei test per tipologia di istituto superiore, 2025

Suddividendo per tipologia di istituto superiore (Fig. 7), il liceo si conferma come l’istituto con minori studenti che non raggiungono il livello base; il 17% in matematica, il 9% in lettura e scienze. Per gli istituti tecnici, la percentuale di matematica e lettura supera il 30%, mentre per scienze si arriva al 28%. Per istituti professionali e di formazione professionale, oltre la metà degli allievi non raggiunge il livello minimo previsto dal rapporto PISA. Sono numeri allarmanti.

Fig. 7: Studenti che non raggiungono il livello base, suddivisi per tipologia di istituto superiore, 2025  (%)
Figura 8: Studenti al livello di eccellenza, suddivisi per tipologia di istituto superiore, 2025  (%)

La scuola italiana è in realtà fatta da tante diverse scuole, tutte pubbliche e tutte gestite dallo stesso Stato (Fig. 9). I licei si collocano nell’area dei Paesi con risultati più elevati, con punteggi nella lettura superiori a quelli di Corea e Giappone e risultati in matematica prossimi a quelli della Svizzera. Gli istituti tecnici sono invece vicini ai livelli osservati in Spagna, mentre gli istituti professionali e di formazione professionale si collocano nella parte bassa della distribuzione rappresentata nel grafico. In entrambi i domini i loro punteggi sono inferiori a 400 punti. Il dato nazionale sintetizza quindi realtà molto differenti: la distanza tra alcuni percorsi scolastici italiani è maggiore di quella che separa molti dei Paesi considerati nel confronto.

Figura 9: macroaree e percorsi scolastici italiani nel confronto internazionale, 2025

Le differenze tra percorsi scolastici non possono essere interpretate come una misura della qualità relativa delle scuole. Gli studenti non vengono assegnati casualmente ai diversi indirizzi: la scelta del percorso è associata alle competenze maturate negli anni precedenti, alle condizioni economiche e culturali delle famiglie e ad altre caratteristiche individuali. Anche il retroterra socioeconomico è fortemente associato ai risultati PISA. In Italia, nel 2025, gli studenti appartenenti al quarto più avvantaggiato hanno ottenuto in scienze 80 punti in più rispetto al quarto più svantaggiato; lo status socioeconomico spiega l’11% della variabilità dei risultati, sostanzialmente in linea con la media OCSE.

I risultati PISA restituiscono quindi l’immagine di un sistema scolastico italiano che, nel confronto internazionale, ottiene risultati complessivamente soddisfacenti, ma al cui interno convivono realtà profondamente diverse. Le differenze territoriali e tra percorsi scolastici riflettono anche disuguaglianze che precedono l’ingresso nella scuola superiore e che il sistema educativo non sembra riuscire a compensare pienamente. La questione centrale per le politiche pubbliche non è dunque soltanto migliorare i risultati medi degli studenti italiani, ma soprattutto ridurre il peso delle condizioni di partenza sulle opportunità di apprendimento.

[1] Per il testo completo vedi: PISA 2025 Results (Volume I) | OECD, OCSE.

[2] Con “lettura” si intende la comprensione del testo.

[3] Vedi la nostra precedente nota: “Il peggioramento delle competenze alfa-numeriche degli studenti italiani ed europei | Università Cattolica del Sacro Cuore”, 8 giugno 2025.

[4] Vedi: Esiti degli scrutini e degli Esami di Stato del primo e del secondo ciclo d’istruzione per l’anno scolastico 2024/2025, Ministero dell’Istruzione e del Merito, 4 agosto 2025.

[5] Per “istituti professionali” si intendono gli istituti del sistema statale di istruzione secondaria superiore, con percorsi quinquennali che si concludono con il conseguimento di un diploma. La formazione professionale fa invece riferimento ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), di competenza regionale, generalmente articolati in tre anni per il conseguimento di una qualifica professionale e in un eventuale quarto anno per il diploma professionale.

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