Uno scontro sui conti con la UE ci indebolisce sui mercati e la spesa allegra non è possibile

23 aprile 2026 | 3 min

“L’anomalia è la crescita italiana. Noi andiamo piano mentre gli altri Paesi corrono malgrado la crisi mediorientale”. Sulle politiche economiche: “Troppi bonus, poco per innovare”.

Intervista di Raffaele Ricciardi (Repubblica) a Giampaolo Galli.

Una crescita da «zerovirgola» che impedisce al debito di scendere, nel rapporto con il Pil. Nessuna iniziativa incisiva per imprimere un’accelerazione strutturale, neppure il Pnrr che va in archivio come «promessa delusa di dare uno stimolo al potenziale dell’economia». Giampaolo Galli, economista e direttore scientifico dell’Osservatorio conti pubblici della Cattolica, non ha dubbi: è questo, ben più delle regole europee, il giogo dal quale non riusciamo a liberarci.

Il governo ha indicato una crescita allo 0,6%: è credibile?

«È vicino allo 0,5% di Bankitalia e Fmi. Ma il problema non è il decimale: è l’anomalia italiana rispetto al resto del mondo. Noi andiamo piano, gli altri crescono di più malgrado la crisi mediorientale. Il Fondo prevede oltre l’1% per l’Eurozona, lo 0,9 la Francia, il 2,1 la Spagna. Siamo indietro».

Il ministro Giorgetti ha rivendicato la linea della prudenza, come lo valuta?

«Bene ha fatto a tenere la barra dritta sui conti. È l’azione di governo nel suo complesso che ha tradito la promessa del ‘merito’ scritta nel Piano nazionale di ripresa e resilienza a proposito di Pa, insegnanti, magistrati. Rimaniamo un Paese in cui tutte le pubbliche amministrazioni hanno carriere lente e basate sull’anzianità. Il governo deve creare una ‘buona amministrazione’ anche sfidando gli interessi delle diverse conventicole e non l’ha fatto».

La traiettoria del debito/Pil è più alta di oltre un punto rispetto alle indicazioni autunnali. Solo colpa del Superbonus?

«Quel che preoccupa è che tra il 2026 e il 2027 si prevede solo una minima discesa del debito (dal 138,6 al 138,5% del Pil, ndr). Essendo un anno elettorale, è legittimo che il mercato dubiti che si verifichi. D’altra parte, con una crescita da ‘zerovirgola’ è molto difficile ridurre il rapporto».

Intanto si torna a chiedere flessibilità UE. Giusto invocare una mano morbida sul deficit?

«La richiesta mi stupisce, perché indebolisce l’Italia nella percezione di mercati e agenzie di rating: rischia di essere un boomerang, anche perché la Commissione è stata chiara nel dire che al momento non ci sono le condizioni di un allentamento delle regole. Certo, una escalation nel Golfo o una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz cambierebbero tutto. Ma per ora mi sembra una strategia controproducente».

Alla fine non siamo scesi sotto il 3% di deficit/Pil e non usciremo dalla procedura Ue: quanto pesa?

«Sarebbe stato un modo per sancire il miglioramento dei conti pubblici, forse avrebbe comportato un’ulteriore limatura dello spread. Ma non è vero che ci sarebbe stato un ‘liberi tutti’ sulle spese: l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo avrebbe consentito di aumentare solo quelle per la difesa. Certo un aiuto importante, ma come ha riconosciuto il ministro Giorgetti è il nostro debito a rappresentare un vincolo per la nostra capacità di spesa. Per questo dovremmo razionalizzarla».

Eppure la spending review è uscita dai radar…

“È come se fosse considerata una missione impossibile. Ma come è possibile che una spesa pari metà del Pil non abbia margini di efficientamento? Ci vuole quel lavoro lungo e complesso che era stato avviato e sembra essersi perso nella nebbia. È una grande responsabilità del governo, perché senza partire da una revisione delle uscite ogni annuncio di ridurre le tasse o il debito non è credibile”.

Cosa imbriglia ancora l’Italia?

«Una politica che gioca sulle paure e tende a distribuire bonus che soddisfano pezzi di elettorato, piuttosto che creare le condizioni per l’innovazione. Difende l’esistente: siamo ancora ai ‘lacci e lacciuoli’ che denunciava Guido Carli. Manca lo scatto per premiare i ‘capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi’, come chiede la Costituzione».

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