Prezzi e sconti, il paradosso della benzina: analisi della misura del governo sulle accise

21 marzo 2026 | 3 min

La misura sulle accise è temporanea: resta da vedere per quanto tempo sarà prolungata. Ma è una misura mirata? E l’intervento era necessario?

Prezzo della benzina al netto dell'inflazione

Che dire della risposta del governo all’aumento del prezzo dei carburanti (costo: più di mezzo miliardo) e, in particolare, del taglio delle accise? Ne do una valutazione dal punto di vista puramente economico. Ieri la Banca Centrale Europea ha indicato che gli interventi di sostegno all’economia, da prendere in caso di necessità, devono essere mirati e temporanei. È una prescrizione standard. Per esempio, durante la crisi energetica del 2022, anche la Commissione Europea aveva indicato gli stessi criteri, peraltro di buon senso: misure temporanee (per non appesantire i conti pubblici in via prolungata), mirate (per aiutare chi è davvero in difficoltà) e necessarie (per riservare le risorse a quando sono davvero urgenti).

La misura sulle accise rispetta solo il primo di questi criteri. È una misura temporanea, anzi, da questo punto di vista è così temporanea (20 giorni) da lasciar pensare che non possa che essere rinnovata, visto che difficilmente la crisi della guerra in Iran (compreso il riavvio del traffico via Hormuz) possa essere risolta in tre settimane. Resta da vedere per quanto sarà prolungata. Non è certo una misura mirata. Lo sconto sulle accise è per tutti ed è per questo che è così costoso. Ovviamente non è facile avere prezzi differenziati a seconda di chi compra il carburante. Quello che, piuttosto, occorrerebbe fare è intervenire a sostegno di chi ha redditi bassi attraverso trasferimenti monetari, non un taglio delle accise che va a vantaggio anche di chi porta la propria Ferrari a fare il pieno.

Ci possono essere momenti, di vera emergenza, in cui un urgente taglio generalizzato del prezzo del carburante potrebbe essere giustificato vista l’importanza di «segnale» che un calo dei prezzi dei carburanti può avere. Ma siamo in un momento di vera emergenza? Questo mi porta al terzo punto: la necessità dell’intervento. Il prezzo dei carburanti è aumentato, ma quanto è alto rispetto al passato? Nel fare confronti nel tempo non si può dimenticare che un euro di oggi vale meno di un euro, per esempio, di 20 anni fa: occorre correggere i prezzi per l’inflazione, cosa che viene fatta nel grafico sopra. Il grafico mostra come il prezzo della benzina in termini reali (ossia corretto per l’indice dei prezzi al consumo), sia sceso, dopo il taglio delle accise (usiamo la stima pubblicata dal Sole 24Ore il 20 marzo come prezzo post taglio), ai livelli tra i più bassi degli ultimi 55 anni. Questo perché, anche prima del taglio, si partiva da livelli leggermente inferiori alla media storica (linea tratteggiata nel grafico).

Per il gasolio, prima del taglio si era effettivamente su livelli sopra la media storica, e ora si è tornati alla media, ma solo perché in passato la media era tenuta bassa dalla tassazione favorevole al gasolio rispetto alla benzina (cosa che è stata eliminata con l’ultima legge di bilancio). Era allora proprio necessario un intervento così urgente sulle accise? Certo è un aiuto per gli italiani. Ma non è che lo Stato abbia risorse infinite. Verrebbe da dire, visto che siamo in clima di guerra, che, quando si hanno munizioni limitate, occorre usarle al momento giusto. E il momento, purtroppo, potrebbe venire.

Gli aumenti che abbiamo finora osservato nel prezzo degli idrocarburi riflettono probabilmente l’aspettativa che la guerra e il blocco di Hormuz non siano prolungati. Tali livelli (intorno ai 110 dollari al barile per il petrolio e ai 65 euro al megawattora per il gas) sono infatti ancora moderati in una prospettiva storica: nel 2008 il prezzo del greggio raggiunse i 150 dollari al barile, che, corretti per l’inflazione, significano 226 dollari di oggi, e nel 2022 il gas raggiunse i 320 euro al megawattora che, sempre corretti per l’inflazione, equivalgono a 355 euro di oggi. Se questa aspettativa cambiasse potremmo trovarci in uno scenario col greggio a 200 dollari. Allora sì che ci troveremmo in una situazione di emergenza in cui si debbono usare tutte le risorse disponibili (come venne fatto nel 2022) per sostenere l’economia. Con questo rischio davanti a noi, sarebbe stato meglio risparmiare le munizioni.

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