Possiamo ancora contare sulla deterrenza per evitare una guerra nucleare?
Il rischio di una guerra tra le principali potenze del mondo, che comprenda l’uso di armi nucleari, è aumentato: le tensioni geopolitiche e gli sviluppi tecnologici hanno indebolito la deterrenza nucleare.
Il nuovo libro di Carlo Rovelli (La cattiva coscienza dei fisici) sostiene, a ragione, che il rischio di una guerra tra le principali potenze del mondo, che comprenda l’uso di armi nucleari, è aumentato. Una costellazione di fattori punta in questa direzione. Il più importante è che, dopo ottant’anni di egemonia economica americana, abbiamo ora “due galli in un pollaio”: la Cina, in termini di capacità produttiva, ormai eguaglia (se non supera) gli USA. Inoltre, è forse passato troppo tempo dalla Seconda guerra mondiale e le nuove generazioni forse hanno meno paura di un conflitto. Infine, potenze una volta più forti cercano una rivincita (vedi Russia con l’Ucraina). Fatto sta che la spesa militare sta crescendo ovunque. Significativo è anche il fatto che a febbraio sia stato lasciato scadere l’ultimo grande trattato antiproliferazione nucleare ancora in vigore (il New Start).
In questo scenario, forse qualcuno può ancora sperare che una guerra possa essere evitata proprio dall’esistenza delle armi nucleari. È la teoria della Mutually Assured Destruction sviluppata negli anni ’60 e basata su alcune semplici idee.
Primo, la potenza delle bombe nucleari è immensamente superiore a quella di qualunque arma posseduta in passato dagli umani. La bomba che distrusse Hiroshima aveva una potenza di quindicimila tonnellate di tritolo. Era un giocattolo rispetto alle bombe termonucleari. La più grande, la cosiddetta bomba Zar, fatta esplodere dall’Unione Sovietica nel nord della Siberia nel 1961, aveva una potenza di 3150 volte quella di Hiroshima (ed era la versione “moderata” di quella originariamente prevista la cui potenza doveva essere doppia).
Secondo, anche poche di queste bombe possono causare decine di milioni di morti. Conseguentemente, anche chi attaccasse per primo, a sorpresa, non potendo essere certo di poter annientare completamente la capacità di risposta dell’avversario, sarebbe soggetto a un dolorosissimo contrattacco. La capacità di un contrattacco è stata rafforzata dallo sviluppo dei sottomarini nucleari, visto che questi possono essere localizzati in qualunque parte degli Oceani.
Terzo, una guerra nucleare non può quindi essere vinta senza accettare di perdere decine di milioni di concittadini. Da qui la potenza della deterrenza nucleare: nessuno osa iniziare una guerra che non evita costi umani enormi.
Possiamo contare ancora sulla deterrenza per evitare una guerra nucleare? A parte il fatto che a qualcuno potrebbe comunque venir in mente di iniziare una guerra con armi convenzionali sperando che rimanga tale, gli sviluppi tecnologici hanno indebolito la deterrenza nucleare. Avrete sentito parlare del Golden Dome voluto fortemente da Trump: si tratta di uno scudo virtuale per impedire che i missili lanciati da altri Paesi possano colpire gli USA. Ci aveva pensato già Reagan mezzo secolo fa, ma l’idea è ora diventata tecnicamente possibile. Uno scudo è un’arma difensiva, ma mina alla base il concetto di deterrenza, perché può dare l’illusione a un Paese di poter colpire per primo limitando le conseguenze del contrattacco. E se gli USA possono dotarsi di un tale scudo, anche la Cina, o altri, possono farlo, aumentando la possibilità che a qualcuno venga in mente di iniziare una guerra nucleare. Anche per questa ragione i rischi di una guerra sono aumentati. Dobbiamo fare di tutto per evitare che questo scenario diventi realtà.