PNRR e posti negli asili nido: un obiettivo ridimensionato

24 settembre 2026 | 2 min

Il caso degli asili nido mostra i limiti del meccanismo di “condizionalità” del PNRR, basato sul raggiungimento di obiettivi entro scadenze prestabilite. L’obiettivo iniziale di 264mila nuovi posti è stato progressivamente ridimensionato.

Il tasso di copertura è così aumentato dal 28% del 2019 all’attuale 37%, ma più della metà dell’aumento è dovuta non a nuovi posti, ma, purtroppo, al calo del numero dei nati.

Torno, con un esempio concreto, ai motivi per cui il PNRR non sembra (per ora!) aver cambiato di molto il potenziale di crescita dell’economia italiana. Mi perdonerete se l’esempio sotto riportato si riferisce a un investimento che, in ogni caso, avrebbe prodotto effetti sulla crescita del nostro Pil solo nel lungo periodo. L’esempio illustra però bene i limiti del meccanismo di “condizionalità” che doveva assicurare che le azioni previste dal PNRR raggiungessero i risultati desiderati: i fondi europei sarebbero stati erogati solo se certi obiettivi venivano raggiunti entro certe scadenze. Ma questo meccanismo funziona solo se gli obiettivi sono definiti in modo sufficientemente preciso e se non vengono modificati in corso d’opera.

L’esempio si riferisce agli investimenti pubblici previsti per rafforzare le strutture educative per i bambini più piccoli, strutture fondamentali sia per arricchire il capitale umano del Paese, sia per ridurre le disuguaglianze di opportunità.

La versione originale del PNRR prevedeva che entro la fine del 2025 si rendessero disponibili 264mila nuovi posti di asili nido e scuole per l’infanzia. Già di per sé questo obiettivo aveva una debolezza: l’Italia aveva una pesante carenza di asili nido (per i bambini da 0 a 2 anni), ma non di scuole per l’infanzia (da 3 a 5 anni). Mettere insieme le categorie di strutture aveva poco senso perché l’obiettivo poteva essere raggiunto senza aumentare adeguatamente i posti per i più piccoli. La Commissione Europea avrebbe dovuto insistere per obiettivi specifici per gli asili nido, ma si accontentò di un obiettivo più generico.

Resosi conto che, per un insieme di motivi, l’obiettivo non poteva comunque essere raggiunto, il governo Meloni chiese nel 2023 di abbassare il target a 150mila posti. E la Commissione accettò di buon grado il ridimensionamento, concordando anche di spostare a giugno 2026 la data per il completamento dei nuovi posti. Ma anche questo non bastava. In una successiva revisione, la Commissione accettò che fossero conteggiati nel totale 35mila posti non nuovi, ma semplicemente ristrutturati.

Alla fine, il numero di nuovi posti resi disponibili con i soldi del PNRR è stato solo circa 63.500 (vedi le stime contenute in una nota di Chiara Amati pubblicata sul sito dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani). Non è un cattivo risultato, ma è certo ben inferiore a quanto si poteva presumere dal target iniziale (per quanto, come notato, quest’ultimo fosse non abbastanza specifico). Il tasso di copertura (rapporto percentuale tra posti di asili nido disponibili e bambini nella fascia 0-2 anni) è così aumentato dal 28% del 2019 all’attuale 37%, ma più della metà dell’aumento è dovuta non a nuovi posti, ma, purtroppo, al calo del numero dei nati.

Tutto sommato, la Commissione è stata di manica larga: un obiettivo, specificato in modo non troppo stretto, e disponibilità ad ammorbidirlo ulteriormente due volte su richiesta italiana.

Nota “a piè di pagina”: tutto questo vi fa anche capire come sia stato possibile spendere meno del previsto per il PNRR pur rispettando gli impegni concordati con la Commissione e incassando tutte le rate dei finanziamenti. E con il margine non speso cosa abbiamo fatto? Abbiamo finanziato il taglio del bollo auto! E la Commissione non può obiettare nulla. Quelli di Bruxelles saranno pure “burocrati”, ma hanno in fondo un buon cuore.

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