Merito nella pubblica amministrazione: un’importante riforma, ma sarà implementata?

17 luglio 2026 | 2 min

La riforma del merito nella pubblica amministrazione rappresenta un importante passo avanti, almeno sulla carta. La vera sfida sarà ora l'implementazione.

Giorni fa il Parlamento ha approvato una riforma epocale, ma nessuno se ne è accorto. Di cosa sto parlando? Della riforma per portare il Merito (lo scrivo con la maiuscola per enfatizzarne l’importanza) nella pubblica amministrazione, riforma fortemente voluta dal Ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. Perché parlo di riforma epocale? Valutare il personale di qualunque azienda per quello che fa e premiare chi si impegna e produce risultati è un principio base di buona gestione (senza esagerare per non minare i vantaggi che derivano da un lavoro di squadra). E nessuno è mai riuscito a farlo nell’azienda Stato. Il fatto che la riforma sia stata approvata nel disinteresse dei media e degli stessi vertici politici di maggioranza e opposizione, e pure dei sindacati, suggerisce che la riforma non sia presa molto sul serio. Ma partiamo da cosa fa la riforma.

Tra le varie cose, ne sottolineerei due. La prima è di rivedere il processo di valutazione dei dipendenti pubblici, dirigenti e non, limitando strettamente al 30% quelli che possono ricevere un punteggio massimo (ora si arriva al 98%) e prevedendo che il “riconoscimento delle eccellenze”, un ulteriore bonus economico annuale, possa essere concesso a non più del 20%. La seconda è che il processo di promozione del personale diventa più flessibile, superando (anche se solo in parte) la rigidità e lentezza prevista dai concorsi pubblici: insomma, i più bravi avranno modo di fare carriera più rapidamente. La riforma non si applica a tutto il settore pubblico (riguarda i ministeri e il personale amministrativo degli enti territoriali, lasciando fuori scuola, sanità, forze armate, polizia, settore giudiziario e altro) e rivede solo parzialmente il processo con cui gli obiettivi da raggiungere verranno fissati. Ma è pur sempre un importante passo avanti, sulla carta. La questione è ora l’implementazione.

Che accadrà ora? Che ci sia una forte opposizione all’introduzione del Merito nella pubblica amministrazione è cosa nota. Non è la prima volta che si cerca di farlo. Ci aveva provato Brunetta: anche in quel caso c’erano tetti alle valutazioni dei dipendenti, ma l’opposizione dei sindacati fu forte e il sistema non ha mai funzionato, fino a essere rivisto con la riforma Madia. Ci aveva provato Renzi con la Buona Scuola e anche in questo caso l’opposizione degli insegnanti a essere giudicati fu troppo forte. Il fatto che il dissenso dei sindacati alla legge Zangrillo sia per ora stato limitato a qualche comunicato stampa conferma che la vera battaglia si svolgerà a livello di implementazione della legge.

E aggirare la legge non è certo impossibile. Prendiamo il vincolo del 30%: basterà accordarsi di ruotare il personale che riceve la valutazione massima e in tre anni il 90% del personale sarà coperto da tale valutazione. Perché questo rischio di aggiramento sia scongiurato occorrerà che il governo nazionale e gli enti territoriali, ai loro più alti livelli, investano capitale politico per l’effettiva implementazione della riforma. In proposito, desta una certa preoccupazione il fatto che, finora, il governo non abbia per niente enfatizzato l’importanza di questa riforma. Se avesse investito per questo scopo la stessa energia impiegata per quella della giustizia, poi naufragata nel referendum, mi sentirei più fiducioso sul futuro della riforma Zangrillo.

scroll-top-icon