Lea: standard minimi garantiti, ma niente di più

17 luglio 2026 | 6 min

Il monitoraggio sui Lea rimanda risultati rassicuranti: quasi tutte le regioni garantiscono i livelli minimi di assistenza ai cittadini. Ma il sistema non le incentiva a migliorare progressivamente i propri standard. E i divari territoriali restano intatti.

Un monitoraggio dai risultati incoraggianti

Il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza (Lea), istituito presso il ministero della Salute fin dal 2005, ha di recente pubblicato i risultati del monitoraggio per l’anno 2024. I Lea, che esistono dal 2001 e sono stati aggiornati nel 2017, rappresentano tutte le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una compartecipazione (ticket). Il monitoraggio, effettuato sulla base del Nuovo sistema di garanzia (Nsg) in vigore dal 2020 (dopo un test sui dati del 2019), misura la capacità delle regioni di assicurare ai cittadini livelli adeguati di assistenza sanitaria, secondo i criteri di equità, efficacia e appropriatezza.

Il Nsg è uno strumento di valutazione che si basa su 27 indicatori, denominati core, che hanno sostituito la precedente “griglia Lea”. Gli indicatori coprono le tre macroaree di attività del Ssn: prevenzione collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Per ciascuna area viene attribuito un punteggio da 0 a 100, calcolato come media pesata degli indicatori che la compongono. A differenza del sistema precedente, le tre aree sono valutate separatamente: una regione è considerata “adempiente” (cioè ha fornito ai cittadini quei servizi che lo stato si è impegnato ad offrire) solo se raggiunge almeno 60 punti in ciascuna di esse. In questo modo, una buona performance in un ambito non può compensare le criticità in un altro, rafforzando l’attenzione verso un’offerta di servizi completa su tutte le aree.

I risultati del 2024 sono rassicuranti: 18 delle 21 regioni e province autonome raggiungono la soglia minima in tutte e tre le aree. Non hanno fatto fino in fondo i propri compiti solo la provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia, che non superano i 60 punti nella prevenzione (rispettivamente 59 e 49 punti), e la Calabria, che si ferma a 52 punti nell’assistenza distrettuale.

Questo risultato, nel complesso positivo, continua però a nascondere profonde differenze territoriali. Un modo semplice per metterle in evidenza consiste nel sommare i punteggi ottenuti nelle tre macroaree, ottenendo così un indicatore sintetico della performance complessiva di ciascuna regione che consente di ottenere una “classifica”. Con questa operazione, il Veneto guida le regioni con 288 punti su 300, seguito da Emilia-Romagna (282), Toscana (280), Piemonte (272), provincia autonoma di Trento (271) e Lombardia (270). Nel Mezzogiorno, la Puglia registra la performance migliore con 242 punti, ma resta comunque distante dalle regioni di testa. In fondo alla graduatoria, invece, si collocano Campania (209), Basilicata (205), Sicilia (196), Molise (192) e Calabria (189).

L’evoluzione del ranking regionale

I risultati del 2024 confermano una struttura consolidata. Come mostra la figura 1, che considera esclusivamente le regioni a statuto ordinario, la graduatoria delle performance relative ai punteggi Lea è rimasta sorprendentemente stabile tra il 2012 e il 2024, riflettendo persistenti differenze tra le regioni del Centro-Nord e quelle del Mezzogiorno.

scroll-top-icon