I dazi di Trump: un autogol per gli Stati Uniti
Gli esportatori esteri non stanno assorbendo i dazi, il cui costo ricade quindi sugli acquirenti americani, siano essi consumatori o imprese.
Ormai non ci sono più dubbi. Anche questa volta, come nel corso del primo mandato, i dazi sono un autogol per gli americani. Per convincersene basta guardare i dati sui prezzi all’import degli Stati Uniti. Non c’è stata praticamente nessuna riduzione dei prezzi da parte degli esportatori esteri negli USA. Il che significa che il dazio l’hanno pagato in prima battuta le imprese importatrici le quali, più o meno gradualmente, stanno scaricando l’onere sugli acquirenti (consumatori o imprese).
Uno studio del Kiel Institute, molto accurato su ben 26 milioni di singole transazioni per un totale di 4mila miliardi di scambi commerciali, porta alle seguenti conclusioni: in media solo il 4% dei dazi è stato assorbito dalle imprese estere. Quindi un dazio del 25% viene assorbito per l’1% dall’impresa estera e per il 24% da imprese e consumatori americani.
Alla stessa conclusione si giunge studiando alcuni eventi straordinari come i dazi del 50% imposti da Trump al Brasile (il 6 agosto 2025) e all’India (il 27 agosto). Forse sorprendentemente gli esportatori brasiliani e indiani hanno preferito lasciare invariati i prezzi, accettando una qualche riduzione delle quantità esportate.
Nel complesso dunque i 200 miliardi di entrate aggiuntive per il Tesoro, di cui Trump mena gran vanto, sono una tassa sugli americani. Si tratta dello 0,7% del Pil USA e di una piccola frazione del deficit federale che nel 2025 è stato circa del 6% del GDP. Insomma, i dazi sono sufficienti per far male al consumatore americano, già esasperato per il costo della vita, ma non sono certo la soluzione al problema del deficit.