Gli investimenti nell’AI sostengono l’economia mondiale, ma cresce il debito
Il boom degli investimenti innescato dall’AI ha dato impulso all’attività globale, ma sta determinando anche un forte aumento dell’indebitamento dei giganti dell’High Tech. Resta un margine di incertezza notevole sull’aumento di produttività e sui profitti necessari per ripagare il debito contratto.
Le incertezze economiche poste dall’enorme sviluppo dell’AI in generale, e dei data center in particolare, sono ben illustrate dal recente World Economic Outlook (WEO) del Fondo Monetario Internazionale.
Il WEO si pone una domanda di fondamentale importanza per capire cosa stia accadendo attualmente nell’economia mondiale: come mai, nonostante gli shock che hanno colpito il mondo negli ultimi anni (come la guerra dei dazi e l’attacco di USA e Israele all’Iran), il Pil mondiale continua a crescere a un tasso superiore al 3%? Secondo il WEO, i motivi sono due. Il primo è che gli shock sono stati attenuati da meccanismi di autodifesa: per esempio, la chiusura di Hormuz è stata compensata trovando fonti alternative di approvvigionamento energetico e da minori consumi. Il secondo è che “il boom degli investimenti innescato dall'AI ha dato impulso all'attività globale e sostenuto il commercio internazionale. Gli investimenti hanno continuato ad aumentare in previsione di rendimenti attesi e redditi reali più elevati (riflessi nelle valutazioni azionarie)”. Riporto questa frase verbatim perché riassume perfettamente, da un lato, la forza che le attività legate all’AI stanno avendo sul mondo e, dall’altro, le incertezze connesse a tale forza.
Gli investimenti legati all’AI stanno assumendo dimensioni senza precedenti. Secondo Goldman Sachs, i cinque maggiori operatori tecnologici americani (Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e Oracle) investiranno circa 750 miliardi di dollari nel 2026, soprattutto in data center, server e infrastrutture digitali. Morgan Stanley prevede che la spesa complessiva per i data center possa avvicinarsi ai 3 mila miliardi di dollari nel triennio 2026-2028. Questi investimenti stanno determinando un forte aumento dell’indebitamento. Nei primi sette mesi del 2026, Amazon, Alphabet, Meta e Oracle hanno emesso 194 miliardi di dollari di obbligazioni, quasi il doppio di quanto fatto nel 2025. Goldman Sachs prevede che le emissioni obbligazionarie dei cinque maggiori operatori saliranno a 400 miliardi nel 2027. Questo crescente indebitamento influenza il costo del debito: a settembre 2026 gli spread sulle obbligazioni legate all'AI erano mediamente di 115 punti base, contro 78 punti base per le obbligazioni societarie investment grade.
Le società di cui stiamo parlando hanno spalle molto larghe. Fanno profitti misurabili in centinaia di miliardi l’anno, ma il flusso di cassa disponibile (tenendo conto, per esempio, della necessità di pagare lauti dividendi) non basta e il debito aumenta. Da qui le preoccupazioni del WEO: “Una rivalutazione delle prospettive di redditività e produttività legate all’AI potrebbe ridurre drasticamente gli investimenti, innescare correzioni nei mercati azionari e inasprire le condizioni finanziarie, con ricadute sulle economie integrate nelle catene di approvvigionamento tecnologiche e sulle partecipazioni in titoli tecnologici”.
Si materializzeranno questi rischi? Se lo sapessi, sarei molto più ricco di quello che sono! La realtà è che resta un margine di incertezza notevole su quanto rivoluzionaria possa essere l’AI, in termini di aumenti di produttività e profitti necessari per ripagare il debito ora contratto. Ricordiamoci che l’AI basata sulle reti neurali è ancora relativamente giovane. Sta crescendo rapidissimamente, ma il suo aspetto adulto resta ancora in buona parte indefinito.