Gli emittenti di stablecoins comprano il debito USA

04 marzo 2026 | 2 min

Cresce così l’esorbitante privilegio degli Stati Uniti. L’Europa riuscirà a difendersi con l’euro digitale?

Nell’ormai enorme mondo delle cripto assets, si stanno sviluppando moltissimo i cosiddetti stablecoins che promettono di mantenere stabile il proprio valore in relazione a una moneta pubblica. Il mercato ha ormai superato i 320 miliardi di dollari e per il 99% è denominato nella valuta degli Stati Uniti. I due grandi leader sono Tether (USDT) e Circle (USDC), con una capitalizzazione di mercato, rispettivamente, di 150 miliardi e 60 miliardi di dollari. Nel 2024 il volume scambiato di queste monete digitali ha raggiunto i 23 trilioni di dollari, il 90% in più rispetto all’anno precedente.

Per garantire una certa stabilità alle monete digitali, gli emittenti devono avere all’attivo depositi bancari tradizionali e soprattutto Buoni del Tesoro americani a breve termine. Questa condizione è richiesta, oltre che dal buon senso, dalla normativa americana (Genius Act, del luglio 2025) e, in termini più stringenti, anche da quella europea (Regolamento MiCAR del 2023). Secondo studi del Fondo Monetario e della Banca dei Regolamenti Internazionali, gli stablecoins sono utilizzati principalmente da parte di chi specula in Bitcoins o altre cripto assets e stanno avendo molto successo fra gli emigrati perché riducono di molto i costi di transazione delle rimesse rispetto ai canali tradizionali.

Come noto, Trump vuole fare degli Stati Uniti il Paese leader del modo cripto e ha una buona ragione. Nel 2025, Tether si è collocato al settimo posto fra gli acquirenti del debito pubblico americano con un’esposizione di 122 miliardi di dollari. Nel complesso, gli emittenti di stablecoins detengono una quantità di titoli del Tesoro comparabile ormai a quella di Paesi come la Germania, l’Arabia Saudita e la Corea del Sud. Secondo alcune previsioni, gli acquisti di Buoni del Tesoro americani da parte degli emittenti di stablecoins potrebbero raggiungere i mille miliardi già nel 2028.

Si accresce così il “privilegio esorbitante” degli Stati Uniti che possono finanziare i propri deficit pagando in una moneta che essi stessi emettono. Ma ci sono dei rischi, in gran parte inesplorati, in termini di sovranità monetaria, di stabilità finanziaria e di efficacia della politica monetaria.

L’Europa sta cercando di difendersi con il progetto di un euro digitale emesso direttamente dalla banca centrale. Riuscirà in questo intento?

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