Evasione in leggero aumento nel 2023, ma stime ancora preliminari
Le stime sull’evasione per il 2023 erano particolarmente importanti dal punto di vista politico perché si riferivano al primo anno del governo Meloni. Cosa ci dicono?
Ha attirato pochissima attenzione nei media (mea culpa; era sfuggita pure a me!) la pubblicazione delle prime stime sull’evasione fiscale nel 2023 contenute nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del dicembre 2025. La Relazione è il frutto del lavoro di una Commissione indipendente, attualmente presieduta dal Prof. Nicola Rossi (e che include, tra gli altri, docenti universitari ed esperti del Ministero del lavoro, dell’ISTAT, dell’INPS, della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia), che, in base a una legge del 2009, calcola ogni anno, partendo prevalentemente da dati Istat di contabilità nazionale, l’importo di imposte e contributi sociali che avrebbero dovuto essere pagati. Dal confronto coi pagamenti effettivi viene stimato quanto è stato evaso o, comunque, non pagato.
Le stime per il 2023 erano particolarmente importanti dal punto di vista politico perché si riferivano al primo anno del governo Meloni. Cosa ci dicono? Per rispondere occorre ricordare le stime per gli anni precedenti. Vengono spesso riportate dai media stime in miliardi di euro (la citazione classica è quella di 110 miliardi di evasione), ma su periodi di tempo estesi, soprattutto periodi di inflazione, è più utile guardare alla percentuale di evasione rispetto a quanto è effettivamente dovuto (evasione percentuale), dato che un euro del 2023 vale meno di un euro del 2017.
In proposito, l’evasione percentuale era scesa da oltre il 20% nel 2017 al 17,1% nel 2022. Il calo era stato particolarmente forte per l’IVA e per l’IRES (l’imposta sui profitti delle società), mentre molto più contenuto era stato il recupero dell’evasione per i redditi degli autonomi e delle piccole imprese. Questa riduzione, la prima da diversi anni, poteva essere attribuita alle più intense misure di tracciamento dei pagamenti, tra cui spiccava l’introduzione della fatturazione elettronica progressivamente estesa, per coprire un volume crescente di transazioni, nel corso della seconda metà degli anni ’10. Poteva poi aver contribuito anche il maggior uso dei pagamenti con carte di credito a seguito della crisi Covid a partire dal 2020.
Cosa succede nel 2023? Prendendo il punto centrale del range incluso nel rapporto, l’evasione stimata sale dal 17,1% del 2022 al 17,3% nel 2023. L’aumento più forte è proprio per l’IVA, l’imposta per la quale l’evasione era scesa più rapidamente negli anni precedenti. Il quadro è però frammentato: la riduzione dell’evasione prosegue per alcune voci, in particolare per l’IRES.
Questi dati non sono di immediata interpretazione. Certo la tendenza a una chiara riduzione dell’evasione emersa negli anni precedenti sembra essersi interrotta, ma è troppo presto per parlare di un’inversione di tendenza. L’aumento dell’evasione è, nel complesso, piccolo (due decimi di punto percentuale). Inoltre, il fatto che l’evasione aumenti per alcune voci e non per altre suggerisce che si tratti di oscillazioni casuali, probabilmente legate al fatto che si tratta comunque di stime non precisissime per loro natura. Inoltre, sono stime preliminari, come indicato nella Relazione, soggette quindi a revisioni anche significative. Occorrerà quindi avere un po’ di pazienza e attendere la pubblicazione delle stime finali che usciranno dopo l’estate, insieme alla prima valutazione per il 2024.