Come sta il debito pubblico americano?
Cosa c'entra Charles Ponzi con il debito pubblico americano?
Charles Ponzi è un personaggio notissimo nel mondo finanziario. Nato (come Carlo) a Lugo di Romagna nel 1882, lanciò a Boston nel 1920 uno schema finanziario che lo fece apparire, per alcuni mesi, un genio della finanza. Prendeva a prestito dollari a tassi di interesse elevatissimi che sosteneva di poter pagare investendo le risorse raccolte in un’attività di arbitraggio finanziario a rischio zero che a nessuno aveva mai pensato (non entro nei dettagli di cosa fosse tale attività; potete facilmente trovare l’intera storia in rete). Per un po’ Ponzi riuscì a pagare puntualmente alla scadenza gli importi dovuti, nonostante l’attività di arbitraggio finanziario più il costo della vita da nababbo che conduceva nel frattempo generasse un flusso di cassa negativo. Come faceva? Semplice: prendendo a prestito dollari in sempre maggiore quantità. Questo schema (indebitarsi sempre più per rimborsare il debito in scadenza) è conosciuto, appunto, come schema Ponzi. Può andare avanti solo finché qualcuno non grida che “il re è nudo”. Lo fecero nell’estate del 1920 alcuni giornali di Boston e lo schema crollò: nessuno era più disposta a prestare soldi a Ponzi che finì in galera e morì in miseria a Rio de Janeiro nel 1949. Ma il suo nome resta, seppure in negativo, mitico nei circuiti finanziari.
Cito lo schema Ponzi perché i conti pubblici di molti Paesi praticano quello che può essere considerato, tecnicamente, uno schema Ponzi: anche senza contare la spesa per interessi, questi Paesi hanno spese superiori alle entrate (un deficit “primario”) e riescono a ripagare il debito in scadenza solo prendendo a prestito sempre più soldi. Per i Paesi questa situazione è generalmente considerata dai mercati comunque sostenibile quando, almeno, il debito cresce in linea con il Pil (il reddito) del Paese, stabilizzando il rapporto tra debito e Pil. Questo perché il Pil può essere considerato come la garanzia del prestito: finché cresce esiste la possibilità per il governo di un Paese di alzare le tasse ed eliminare il deficit primario. Ultima cosa: mantenere un deficit primario e un rapporto tra debito e Pil costante è però possibile solo se il tasso di interesse sul debito pubblico è più basso del tasso di crescita del Pil. In questo caso il governo sta gestendo uno schema Ponzi “onesto” (per usare un termine coniato dall’economista Willem Buiter).
Perché questo spiegone? I media hanno di recente diffuso la notizia che Il debito federale americano ha raggiunto i 40 trilioni di dollari. Il bilancio federale ha un deficit primario del 3,2% del Pil (circa un trilione di dollari). Tecnicamente sta gestendo uno schema Ponzi. Questo non deve preoccupare finché il tasso di crescita del Pil americano resta più alto del tasso di interesse sul debito. Ma i tassi sul debito americano stanno salendo e il Pil americano sotto Trump sta decelerando nella sua componente reale. La conclusione preoccupante è che, a meno di mantenere un’inflazione sufficientemente elevata da gonfiare artificialmente il Pil, gli Stati Uniti sono sulla via di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovò Charles Ponzi nel 1920. Dobbiamo sperare che le politiche di bilancio americane siano riviste prima che qualcuno gridi che il re è nudo se vogliamo che la stabilità finanziaria del mondo intero non sia sconvolta da una tempesta peggiore di quella del 2009.