Agli Stati Uniti non conviene uscire dalla NATO
Ammettendo che ci sia la possibilità legale per gli Stati Uniti di decidere l’uscita dalla NATO, avrebbe senso farlo? Non credo.
Di tanto in tanto il Presidente Trump dichiara che gli Stati Uniti potrebbero lasciare la NATO. Lo ha fatto l’ultima volta dopo che i Paesi europei avevano indicato che non intendevano cooperare nell’attacco di USA e Israele all’Iran. È una minaccia credibile?
Dal punto di vista legale, se si muovesse rapidamente, ci sarebbe la possibilità teorica per Trump di decidere l’uscita dalla NATO. Una legge approvata dal Congresso americano il 22 dicembre 2023 (il National Defense Authorization Act for Fiscal Year 2024), presentata dal senatore democratico Tim Kaine e, paradossalmente, dall’allora Senatore Marco Rubio, fedelissimo di Trump, proibisce al Presidente di lasciare la NATO, ma questo divieto può essere superato non solo con una maggioranza di due terzi del Senato (una soglia che i Repubblicani non sarebbero certo in grado di raggiungere), ma anche con un “atto del Congresso”, approvato con maggioranza semplice dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti. E, almeno fino alle elezioni del novembre prossimo, i Repubblicani hanno una maggioranza in entrambi i rami del Congresso. C’è anche chi sostiene che la legge di fine 2023 potrebbe essere considerata incostituzionale dalla Corte Suprema perché violerebbe le prerogative del Presidente in politica estera.
Ma, ammettendo che ci sia la possibilità legale di decidere l’uscita dalla NATO, avrebbe senso farlo? Non credo, alla luce sia della National Security Strategy degli Stati Uniti d’America del novembre 2025, sia del documento sulle forze armate cinesi inviato al Congresso a dicembre dal Dipartimento della Guerra. Questi documenti confermano due punti. Il primo è che l’avversario principale degli Stati Uniti è la Cina. Tra le altre cose viene indicato che: “il PLA (ndr: l’esercito di liberazione del popolo, ossia le forze armate cinesi) è una componente chiave dell’ambizione della Cina di rimpiazzare gli Stati Uniti come la più potente nazione del mondo”. Il secondo punto è che, nel contrastare la Cina, gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati. Infatti, si dice, occorre: “collaborare con i nostri alleati e partner dei trattati, che insieme aggiungono altri 35 trilioni di dollari di potere economico alla nostra economia nazionale di 30 trilioni di dollari (costituendo insieme più della metà dell’economia mondiale), per contrastare le pratiche economiche predatorie e utilizzare il nostro potere economico combinato per contribuire a salvaguardare la nostra posizione di preminenza nell’economia mondiale e garantire che le economie alleate non diventino subordinate a nessuna potenza concorrente.”
Ma a parte questi testi ufficiali, è chiaro che di fronte a un’economia come quella cinese, che nel 2025 ha superato del 30% quella americana come volumi di produzione, gli Stati Uniti hanno bisogno di alleati. E a meno di pensare che le affinità elettive tra il presidente americano e quello russo arrivino al punto di far prospettare un’alleanza russo-americana in funzione anticinese, gli alleati non possono che essere quelli europei (più Canada e Turchia) che sono raccolti nella NATO. Il fatto che questa sia sorta come un’alleanza focalizzata sui rischi di guerra in Europa non rileva in un mondo ormai del tutto globalizzato. Senza la NATO gli Stati Uniti resterebbero da soli a fronteggiare eventuali mire espansionistiche cinesi. Non credo che Trump possa trascurare questo aspetto.