Nessun tesoretto per Giorgetti: il governo porti il deficit sotto il 3%

23 settembre 2025 | 3 min

Intervista di Repubblica a Giampaolo Galli.

«Si può scendere sotto al 3% di deficit già quest’anno. Non farlo sarebbe un errore».
Giampaolo Galli, direttore scientifico dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, dice che il risanamento dei conti è necessario, anche se in parte viene pagato pure dalle famiglie.

La pressione fiscale sale.
«Nel 2024 la spesa delle famiglie è cresciuta solo dello 0,4%. Il cosiddetto “drenaggio” o “drago fiscale” si è mangiato parte del reddito disponibile. In alcuni settori, come quello bancario, i contratti hanno recuperato l’inflazione. In altri no, anche perché senza guadagni di produttività i sindacati stessi accettano aumenti parziali».

Conviene indicizzare scaglioni e detrazioni all’inflazione?
«Ci riporterebbe a una logica di scala mobile che l’Italia ha superato con grande sofferenza nel 1992. È giusto che sindacati e imprese si confrontino, ma sempre dentro la compatibilità con la competitività. Altrimenti pagano i lavoratori quando le aziende entrano in crisi».

Le entrate tributarie extra sono strutturali o temporanee?
«La riduzione dell’evasione è un fatto strutturale, grazie ai pagamenti sempre più elettronici e a una maggiore compliance dei contribuenti. Oggi si paga tutto con carta o telefonino. Più incerta è la parte legata al mancato recupero dell’inflazione nella Pa: stipendi pubblici, spesa sanitaria».

Il ministro Giorgetti punta al 3% di deficit quest’anno. È realistico?
«Dal 3,4% al 3% non è un salto enorme. L’andamento positivo delle entrate lo rende credibile. Già nel 2024 c’era un inatteso aumento del gettito della pressione fiscale, spiegato solo in parte dal fiscal drag».

Che margini ha la manovra?
«Nessun tesoretto. Sarebbe un errore non scendere subito sotto il 3%: significherebbe rimanere nel mirino di Bruxelles e dei mercati. Uscire dalla procedura per deficit eccessivo ci permetterebbe invece di guadagnare credibilità e ridurre lo spread, che pure oggi è vicino a quello francese ma resta il più alto in Europa. Il vero spreco della spesa pubblica, più della burocrazia, è la spesa per interessi che ormai supera quella per l’istruzione».

Difesa, pensioni, Irpef: si taglierà per finanziarli?
«Non possiamo permetterci ancora l’1,5% aggiuntivo per la difesa: rischierebbe di vanificare i progressi fatti sui conti. Non credo ci saranno tagli drastici sulle spese, si lavorerà ai margini. Piuttosto una riflessione politica. Questo governo ha mantenuto il consenso anche tradendo le promesse elettorali: flat tax per tutti, quoziente familiare, abolizione della Fornero. L’opposizione dovrebbe riflettere».

 

Leggi l’intervista completa sul sito di Repubblica.

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