Migliorano i rating dell’Italia e scende lo spread: a buon diritto il governo ne mena vanto
Ma l’Italia sta attorno al 45esimo posto nelle valutazioni delle agenzie e lo spread rimane il più alto di tutta l’Eurozona.
Negli ultimi mesi le tre principali agenzie di rating hanno preso decisioni positive sui titoli di Stato dell’Italia. Questa è ovviamente una buona notizia: si consolida una tendenza già in atto da tempo alla riduzione dello spread e quindi del costo del debito. Lo spread è sceso sotto 90, cosa che, con brevi e sporadiche eccezioni, non succedeva da prima della grande crisi finanziaria del 2009. A buon diritto il governo si vanta di questi risultati.
Tuttavia, l’Italia è ancora intorno al 45esimo posto, allo stesso livello di Botswana, Messico e Filippine, nella classifica dei Paesi con i titoli di debito più affidabili, con un rating (fra il BBB+ di S&P, il Baa3 di Moody’s e il BBB di Fitch) non molto superiore al livello minimo di “Investment grade”, e lo spread rimane il più alto di tutta l’Eurozona, Grecia compresa.
È interessante notare che il mercato sembra fidarsi dell’Italia più delle agenzie, il cui rating rimane molto sotto i livelli (attorno alla doppia A) che prevalevano prima della Grande Crisi. Come tutti sanno, sulla valutazione dell’Italia pesano l’alto debito pubblico e la bassa crescita dell’economia. I recenti miglioramenti dello spread e dei rating sono con tutta evidenza dovuti alla capacità che ha avuto sino ad oggi il Ministro Giorgetti di resistere alle richieste di maggiori spese e minori tasse che vengono da gran parte del Parlamento e anche da una parte della sua maggioranza. Dunque, a cosa può essere dovuta la cautela delle agenzie?
Verosimilmente, l’esperienza ha insegnato che per tenere stabilmente sotto controllo i conti pubblici non basta la volontà di un ministro, anche quando questo ha il sostanziale sostegno del capo del governo. Occorre un consenso corale, nel Parlamento e nel Paese, cosa che è del tutto carente, anche perché la campagna elettorale del 2022 fu giocata tutta su promesse irrealizzabili. E anche oggi il Ministro Giorgetti è quasi solo quando ci ricorda che il più grande spreco della spesa pubblica è la spesa per interessi. In sostanza, Giorgetti rema controcorrente, con grande fatica.
Dunque, le agenzie ben sanno che c’è una condizione di fragilità, in cui una crisi internazionale (non ne mancano di certo!) o anche interna potrebbe mettere a rischio il perseguimento anche negli anni prossimi della linea “prudente, responsabile e sostenibile” del Ministro. Gli operatori di mercato sono forse un po' più ottimisti, ma occorre fare attenzione perché anch’essi sanno delle fragilità dell’Italia, ma sanno anche che ci vuole un attimo per fare click e spostare altrove i portafogli.