Le conseguenze dei dazi di Trump

14 marzo 2025 | 3 min

La guerra dei dazi di Trump sta causando una enorme incertezza che danneggia l’attività economica negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Le politiche di Trump sono così erratiche che diventa difficile analizzarle per chi, come me, scrive questo pezzo con un anticipo, anche se breve, rispetto alla sua data di pubblicazione. Ma ci provo per commentare quello che è diventato uno dei cavalli di battaglia del suo approccio alle relazioni internazionali: l’uso dei dazi come manganello contro i Paesi che, secondo lui, si sono comportati male con gli Stati Uniti.

Quali sono le conseguenze dei dazi? Trump li descrive come una tassa sulle imprese straniere, ma non è necessariamente così. Molti studi dimostrano che i dazi non vengono assorbiti dalle imprese che esportano negli Stati Uniti, ma che sono traslati sui prezzi dei prodotti venduti in America. Questo non vuol dire che non ci sia un danno per le imprese estere, ma il danno dipende dalla misura in cui gli americani sono disposti a sostituire con prodotti americani i beni precedentemente importati. La speranza di Trump è che i dazi portino a un calo delle importazioni. L’obiettivo non è solo “punire” imprese o stati considerati se non nemici almeno non amici. C’è anche l’intenzione di rafforzare il settore manifatturiero americano che si è ristretto rispetto a quello del resto del mondo. E qui entrano in gioco anche considerazioni geopolitiche, soprattutto nei confronti della Cina. Quest’ultima rappresenta ormai il 31% della manifattura mondiale, contro un lontano 16% degli Stati Uniti. In certi settori, fondamentali in caso di conflitto armato, il divario è ancora più netto: la Cina produce il 54% dell’acciaio mondiale, dodici volte e mezzo più degli Stati Uniti. Ma i vantaggi dei dazi per gli USA si concretizzano solo se le imprese americane riescono a sostituire la domanda estera, il che non è scontato e certo non immediato, tenendo conto anche del fatto che gli Stati Uniti sono vicini alla piena occupazione: produrre più acciaio vuol dire allora produrre meno di qualcosa d’altro. 

Trump deve inoltre considerare i costi che ricadono sul made in USA dalle politiche di ritorsione adottate dagli altri Paesi, che, di fronte a un aumento dei dazi a stelle e strisce, risponderanno per le rime. Qui gli Stati Uniti hanno un vantaggio, in teoria. Le esportazioni americane, rispetto al loro Pil, sono più basse di quelle, verso gli USA, dei Paesi colpiti dai dazi. Questi Paesi, in altri termini, sono più esposti a una guerra tariffaria. Questo è vero però solo se le politiche di ritorsione sono limitate ai dazi, ma non è necessariamente così. Per esempio, come ritorsione, la provincia canadese dell’Ontario ha proibito alle imprese americane di partecipare ai suoi appalti pubblici

Insomma, i vantaggi di una guerra dei dazi non sono ovvi per gli Stati Uniti. Forse per questo la guerra è stata condotta con improvvisi attacchi seguiti da rapide ritirate, dazi imposti e poi sospesi, o, nel caso dell’Europa, annunci non seguiti dai fatti. Ma questo approccio, forse semplicemente dovuto a tattiche di negoziazione trumpiana, sta comunque causando una enorme incertezza che danneggia l’attività economica negli Stati Uniti, come evidenziato da andamenti azionari tendenzialmente in discesa da quando Trump ha giurato come quarantasettesimo inquilino della Casa Bianca. Se c’è una cosa che imprese e famiglie temono e che le induce a non spendere è proprio l’incertezza e Trump sta facendo del suo meglio per aumentarla.

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