Numeri confusi e molti misteri: manovra figlia della fretta

18 ottobre 2023 | 2 min

Quando mi è stato chiesto di scrivere un commento sulle misure di spending review contenute nella manovra per il 2023 ho accettato con piacere (se non proprio con entusiasmo!) perché conservo un interesse particolare per questo tema, per ovvi motivi. Ora che mi accingo a scrivere questo commento mi trovo però in grossa difficoltà perché, per dirla con Mao Zedong, “Grande è la confusione sotto il sole”, e non posso continuare come lui fece con un liberatorio “quindi la situazione è eccellente”. Non è per niente eccellente perché i cittadini dovrebbero essere informati in modo chiaro dai documenti del governo, e non solo da quanto viene detto in conferenza stampa, delle misure che vengono adottate. Ebbene, il testo del Documento programmatico di Bilancio (DPB) non contiene nulla che descriva le misure di copertura della manovra. Le pagine 11-13 (“La politica di bilancio per il 2024”) sono esclusivamente dedicate alle misure espansive incluse nella manovra di 24 miliardi, ma non contengono informazioni sulle coperture, a parte dire che 15,7 miliardi sono in deficit. E gli altri? Qui dovrebbero stare le misure di spending review che però non sono descritte. Qualcosa di generico sta nella tavola del DPB (p.35) che parla di “misure di revisione e rimodulazione della spesa pubblica” che nel 2024 ammonterebbero (cumulandole con quelle del 2023) allo 0,1 per cento del Pil, ossia circa 2 miliardi. Ma Giorgetti in conferenza stampa aveva parlato di 5 miliardi di tagli e di 2,6 miliardi di rimodulazioni ottenuti attraverso tagli del “5% delle spese discrezionali di stato e del comparto regioni ed enti locali”. Mistero…

Ma al di là dei numeri specifici, che forse saranno chiariti a pieno soltanto quando il testo della legge di bilancio sarà disponibile, è chiaro che si tratta di un insieme di misure decise in un arco di tempo piuttosto breve, alla base delle quali non stanno riforme strutturali nel modo in cui la pubblica amministrazione opera. Insomma, un conto è tagliare e rimodulare la spesa (cioè spostarla da un anno all’altro), un altro è prendere misure che consentano di risparmiare senza ridurre sostanzialmente i servizi pubblici prioritari (dopo aver definito a livello politico cosa si intende per prioritario), che dovrebbe essere la caratteristica principale di un processo ordinato di revisione della spesa. Ma una revisione di spesa strutturale richiede più tempo non solo nell’esecuzione delle misure, ma anche nella loro definizione e preparazione, mentre mi sembra che nel caso in questione le cose siano state fatte un po’ all’ultimo momento.

Leggi l’articolo completo qui.

scroll-top-icon