È presto per dire che il declino è alle spalle

12 maggio 2023 | 2 min

Anche se le imprese si sono adattate a condizioni difficili

Da un po’ di tempo gli usuali cantori delle virtù italiche stanno dicendo che l’Italia cresce più dell’Europa e che il problema del declino, se mai vi è stato, è ormai alle spalle. L’affermazione è un po’ esagerata, ma qualcosa sta in effetti accadendo. L’affermazione è esagerata perché è basata sul confronto con Francia e Germania che, per diversi motivi, sono nel gruppo di coda dell’Europa. Se si confronta l’Italia con il resto d’Europa, fra il 2022 e il 2019 (il 2019 viene preso a riferimento per scavallare il buco del 2020) il Pil dell’Italia è cresciuto cumulativamente dell’1 per cento, quello dell’Eurozona del 2,2 per cento, quello dell’UE a 27 del 2,8. La distanza è notevole ed è dovuta al fatto che quasi tutti i piccoli Paesi dell’area sono cresciuti moltissimo (fino a un incredibile +34 per cento dell’Irlanda). In più bisogna considerare che nello stesso periodo la domanda aggregata è stata spinta in Italia da una crescita del debito maggiore che negli altri paesi: +10,6 punti di Pil in Italia contro +7,4 punti nella media dell’Eurozona. Però se si guardano i dati più da vicino e si include nel confronto anche il (sorprendente) primo trimestre di quest’anno le distanze si accorciano molto: la crescita fra il 4° trimestre del 2019 e il 1° trimestre del 2023 sale al 2,4 per cento per l’Italia a fronte di un +2,5 per cento per l’Eurozona e un +3,1 per cento dell’UE. La distanza è davvero modesta. Rimaniamo sotto, ma di poco. Naturalmente, una rondine non fa primavera e soprattutto i coefficienti di stagionalità, necessari per confrontare un 1° trimestre con un 4°, possano giocare brutti scherzi; non rimane che attendere conferma dai dati dei prossimi trimestri.

Un storia analoga riguarda le esportazioni. Fra l’anno 2022 e il 2019, le esportazioni sono cresciute del 7,8 per cento in Italia, del 7,4 per cento nell’Eurozona e dell’8,2 per cento nell’UE. Dunque sull’export le distanze si accorciano e addirittura l’Italia fa un po’ meglio dell’Eurozona. Anche in questo caso, Germania e Francia sono nel gruppo di coda. Se poi si guarda ai dati trimestrali, l’Italia merita la maglia rosa: fra il 4° trimestre 2019 e il 4° trimestre 2022, l’export è cresciuto del 10,7 per cento in Italia, dell’8,8 per cento nell’Eurozona e del 9,7 per cento nell’Ue. E qui il debito pubblico c’entra poco.

Infine, un indizio positivo, per ora flebile, viene dagli investimenti. Nel 2019 erano al 18,2 per cento del Pil in Italia a fronte di valori sensibilmente più alti (22,0 per cento) nell’Eurozona e nell’UE. Nel 2022, la distanza si è quasi annullata: 21,5 per cento in Italia, 21,6 per cento nell’Eurozona e 21,8 nell’UE.

Le imprese, in particolare quelle che esportano, sono riuscite a adattarsi meglio di tanti importanti concorrenti alle condizioni davvero difficili generate dalla pandemia e dallo shock energetico. C’è forse dunque qualcosa di nuovo, ma è presto per dire che il declino è alle spalle.

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