La solita manovra che scorda il debito

29 settembre 2023 | 4 min

Si sa ancora poco del piano economico del governo contenuto nella Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) che rivede il quadro presentato cinque mesi fa (nel Def). Il testo della Nadef non è ancora disponibile. Con questo caveat, il mio giudizio preliminare è che il governo Meloni ha fatto quello che quasi tutti i governi hanno fatto negli anni passati: dare priorità all’esigenza di fare una manovra nell’immediato espansiva per l’economia rispetto all’obiettivo di ridurre il debito pubblico. Per far questo si è creato uno spazio di manovra ipotizzando che il Pil e quindi le entrate pubbliche crescano in misura relativamente rapida (per lo standard italiano e l’attuale fase congiunturale) e, soprattutto, alzando l’obiettivo di deficit pubblico per il prossimo anno. Nulla di nuovo su fronte occidentale, verrebbe da dire. Ma andiamo nei dettagli.

Il governo ipotizza una crescita del Pil dell’1,2 per cento nel 2024. Non impossibile, ma difficile. Per raggiungere questo obiettivo il tasso di crescita medio del Pil nel trimestre che si sta chiudendo e nei successivi cinque dovrebbe essere dello 0,3 per cento. Negli ultimi quattro trimestri, cioè da quando si è esaurita la fase di rimbalzo post-Covid e la BCE ha iniziato ad alzare i tassi, Il Pil è cresciuto in media dello 0,1 per cento al trimestre. Con una politica di bilancio che, comunque, non è iperespansiva, tassi di interesse che certo non scenderanno nell’immediato, e un’economia mondiale in rallentamento non è chiaro perché il tasso di crescita trimestrale del nostro Pil dovrebbe salire da 0,1 a 0,3 per cento. Come dico, è possibile, ma al momento mi sembra ottimistico. Da notare che la previsione fatta ad aprile scorso (1,5 per cento) era ancora più ottimistica, come avevo segnalato all’epoca. Ma il problema resta, anche per il generale peggioramento del quadro internazionale.

La principale fonte di risorse per la manovra viene però dall’aumento dell’obiettivo di deficit per il 2024: dal 3,7 per cento del Pil al 4,3 per cento. Non è un disastro ma, ancora una volta, alziamo il deficit nella Nadef rispetto a quanto avevamo indicato nel Def. È successo 8 volte negli ultimi 10 anni, le eccezioni essendo il 2021 (Draghi) e proprio il governo Meloni l’anno scorso. Ma non quest’anno. Da notare che la revisione è stata effettuata nonostante, per decisione di Eurostat, la montagna di crediti di imposta del Superbonus sia stata contabilizzata negli anni in cui il credito si è originato e quindi prevalentemente nel periodo 2020-23. Il deficit di quegli anni è gonfiato e quelli dal 2024 in poi corrispondentemente sgonfiati, non un aiuto da poco. Al 4,3 per cento il deficit resta comunque ben al di sopra del tetto del 3 per cento, la principale regola europea, che tornerà in vigore dal 2024. Questo complicherà la discussione con la Commissione, anche se certo non siamo i soli in questa condizione (vedi Francia).

Le discussioni con la Commissione saranno complicate anche dal fatto che il rapporto tra debito pubblico e Pil scende di pochissimo nel 2024 (0,1 per cento) e negli anni successivi. Siamo praticamente bloccati al 140 per cento. Il governo sottolinea che questo è dovuto al costo del Superbonus, che pesa per 20 miliardi l’anno e che, al contrario del deficit è contabilizzato via via che ha un effetto sulle entrate. Vero. Ma tenendo conto di questo peso sarebbe stato appropriato essere più prudenti per le altre voci di spesa, mentre, invece, si è rialzato verso l’alto il percorso del deficit, come discusso sopra. Inoltre per circa un terzo l’effetto del Superbonus è previsto essere compensato da previsioni di entrate da privatizzazioni. Neanche qui nulla di nuovo: quando non ci sono i soldi, si prevede una ripresa delle privatizzazioni che poi di solito non si realizza.

I mercati finanziari non l’hanno presa benissimo. Nelle ultime settimane lo spread è salito di 30 punti base, e ora sfiora i 200 punti base. È ancora un livello sostenibile, ma siamo il paese con il livello più alto di spread nell’area dell’euro: anche la Grecia ci batte.

Che faranno le opposizioni di fronte a questa Nadef che sarà presto discussa in Parlamento? Difficilmente sosterranno che il deficit debba essere più basso. Destra e sinistra sembrano unite su una cosa: ridurre il debito pubblico non è una priorità. Mi sa che questo riflette quel che pensa l’opinione pubblica. Questo è il vero pensiero unico, altrimenti non avremmo un debito a questi livelli. Poche sono le voci fuori dal coro, tra cui la mia.

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