Il Medio Oriente oggi e nel 1973

13 ottobre 2023 | 2 min

Improbabile un nuovo shock energetico confrontabile con quello di 50 anni fa.

Vari commentatori hanno cercato di individuare un parallelo fra le conseguenze economiche della guerra del Kippur del 1973 e quelle dell’attacco di Hamas contro Israele, sferrato proprio nel cinquantesimo anniversario dell’inizio di quella guerra. Il timore è che, come nel 1973, ci sia un aumento del prezzo del petrolio, o del gas, che crei serie difficoltà alle nostre economie. Per ora, sui mercati si è visto pochissimo; una volatilità leggermente accresciuta in un quadro che è già molto fragile. Ma i prezzi del petrolio hanno avuto un leggera scossa subito dopo l’attacco e già ieri stavano al livello della chiusura di venerdì 6 ottobre. Il cambio del dollaro, in genere considerato la valuta rifugio, è rimasto sostanzialmente invariato con l’euro. L’evento più rilevante è stato l’aumento del prezzo del gas in Europa che è salito da 38 euro a Megawattora, dove stava venerdì, fino ai 52 euro di ieri. Questo è un aumento rilevante, che qualcuno ha messo in relazione alla posizione del Qatar, un Paese che finanzia Hamas ed è un importante esportatore di gas. Ma anche questo dato va visto in prospettiva: fino al febbraio scorso, il gas costava ben più di 52 euro, il Qatar pesa per poco più del 4 per cento della produzione mondiale e non è in grado di influenzare significativamente il prezzo.
 
Cercando di andare ai fondamentali, vanno tenuti presenti alcuni fatti economici e alcuni fatti politici. Il fatto economico principale è che rispetto al 1973 il consumo mondiale di petrolio per unità di Pil reale si è più che dimezzato, per effetto del risparmio energetico e della diversificazione delle fonti. Non meno importante è il crollo della quota Opec sul totale mondiale, per effetto principalmente del fatto che gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale di petrolio e di energia in generale. I fatti politici hanno a che fare con tutto ciò che è successo dal 1973 ad oggi in Medio Oriente: è difficile vedere oggi una solidarietà araba (quella che scattò con l’embargo contro i Paesi alleati di Israele) e l’Opec è molto più debole di allora, anche perché se i prezzi aumentano diventa ancora più conveniente estrarre negli USA o in Norvegia. Tutto ciò non significa che possiamo stare tranquilli: ci sono player importanti – Iran e Russia in primis – che potrebbero scendere in campo. E allora cambierebbe tutto; gli operatori finanziari sono all’erta e pronti a penalizzare i debitori più fragili. Ma almeno finora non si vedono segnali che questi paesi abbiano intenzione di esporsi in prima persona.

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